lunedì, 30 luglio 2007,17:45

Il problema è che nessuno capisce me.
O meglio, si dà per scontato che tanto io ce la faccio, in qualche modo.

Che poi è colpa mia, perché se nella vita avessi provato ad essere un po' meno altruista e avessi imparato che a un certo punto è necessario mandare a cagare, per la propria sopravvivenza intendo, e non addossarsi tutte le responsabilità del mondo, probabilmente non sarei qui adesso a dover affrontare situazioni al limite, paradossali.

 Perché se tua madre, oltre a dover vivere con uno che fa vedere i sorci verdi ogni 5 minuti, che le ha fatto fare una vita di merda sempre ( e non solo a lei ), se ne esce con una frase del tipo "eh non è colpa di nessuno, ma chi ci va di mezzo sono sempre io" sottintendendo che sarebbe gradito che io continuassi ad ingoiare i rospi vivi come ho fatto fino ad oggi senza fare un plissé e che facessi finta che non è successo niente, solo perché lei soffre che non ci si vede più spesso come prima o che ci si senta meno anche al telefono.... insomma io pur capendo che lei stia male, vorrei sapere perché nessuno mai si chieda io come cazzo sto.

Non sono più disposta a vivere la mia vita in funzione delle mattane di mio padre, se lui per primo non riconosce di avere un problema serio e di curarsi.
Ho passato la mia esistenza a compiacere lui in primis, mia madre e poi chiunque al mondo tranne che me stessa per poi ritrovarmi adesso a mordermi non solo le mani ma anche i gomiti.
Mi dispiace, ma sono alla frutta e non ho più voglia di fare buon viso a cattivo gioco.

Non sono più disposta a far finta che non sia successo niente, che certe cose non siano state dette e certe altre fatte... Perciò non mi ritengo responsabile.
Lui ha fatto una scelta ben precisa e da questa ne sono scaturite conseguenze.
Punto.
Sarà bene che tutti comincino a riflettere a partire da qui.

Eccheccazzo.

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giovedì, 26 luglio 2007,10:43

Che poi lo so benissimo che dovrei cercare di non farmene così un problema, di lasciarmi scivolare le cose un po’ di più, insomma di fregarmene e lasciare che le cose vadano come possono.
In fondo, se mia mamma proprio non se la sente di fare il passo estremo e fargli fare la cura coatta, io non posso obbligarla e nemmeno rovinarmi la vita e rovinarla anche alla mia famiglia.

Ne abbiamo parlato anche ieri sera con Mauro che ha lo stesso problema con sua madre e forse lui è più bravo di me o ha capito come fare.

Razionalmente so che dovrei comportarmi in un certo modo, ma dentro di me ho un macigno, sono devastata e per quanto io cerchi di tenere repressa più in fondo possibile questa cosa, ogni tanto non riesco e sto male.

E poi non parliamo di quando vedo che ne soffre anche mia mamma, che quando la chiamo al telefono e mi si mette a piangere ... vedo rosso.

Per non parlare di quanto ci soffra anche mio marito, ultima e involontaria causa di tutto questo casino.

Probabilmente se non ci fosse la mia piccina di mezzo, questa volta lo avrei davvero mandato a cagare definitivamente.
Il mio problema è pensare sempre alle conseguenze, a come ci potrebbero rimanere gli altri in seguito ad una mia azione o decisione.
Gli altri questo problema non se lo pongono e forse fanno anche bene.
Però quando hai a che fare con un malato di mente che non ammette (da 30 anni) di esserlo e rifiuta qualsiasi cura rovinando la vita a tutti noi, questi sono tutti discorsi del cazzo perché partono da un assunto logico e soprattutto presupporrebbero uno sviluppo logico.

E qui parlare di logica è un controsenso.

E’ un cane che si morde la coda.

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mercoledì, 25 luglio 2007,14:57

Non sono vendicativa né invidiosa e non mi piace affatto godere delle sfighe degli altri o ridere quando sento pettegolezzi di questo tipo.
Insomma sto a disagio.
Perché anch’io ho passato i miei bei periodi bui e so cosa si prova quando ci si trova in mezzo, specialmente quando non dipende da te e poco o nulla puoi contro la sfiga, che già di tuo hai poche forze… figuriamoci.

 

Però dai, dopo la doverosa premessa politicallycorrect, lo ammetto, ci ho goduto troppo.
Finalmente l’hanno fatta fuori, quella stronza merdaccia spocchiosa ignorante superficiale e presuntuosa.

Parlo della EX (eheheh!) amministratora delegata e direttora generala di un ben noto istituto di ricerche di mercato, molto conosciuto in Italia e parte di un grosso gruppo internazionale, dove io ho avuto la sfortuna di lavorare in passato per poco meno di 1 anno.
Dico sfortuna in verità solo ed esclusivamente a causa sua, perché invece mi sarebbe piaciuto molto continuare lì e farmi un’esperienza di quel tipo, imparare anche in quel campo e non ultimo avrei avuto alcune ottime persone come colleghi/e, sia sotto l’aspetto professionale che umano.

Non mi dilungo, ma la tipa (non essendone all'altezza né degna) dirigeva l'istituto in maniera ignobile.
Era però molto abile a scegliersi i collaboratori, sui quali ovviamente scaricava l’impossibile, perché la sua unica, vera e inconfutabile dote consisteva meramente nel pettegolezzo cattivo, nel taglia e cuci, nel mettere in cattiva luce e in difficoltà le persone divertendosi.
Per altro, nei momenti in cui si degnava di stare in ufficio, amava che fuori dalla sua porta stazionasse stabilmente la fila di leccaculi che a turno attendevano pazientemente di fare il loro dovere quotidiano e lei, svaccata volgarissimamente sulla sua poltrona di similpelle, chiacchierava e rideva sguaiatamente con i suoi più fedeli accoliti.
Il tempo che passava fuori ufficio lo divideva tra estetista, parrucchiere, palestra e shopping selvaggio.

E questo mi lasciava comunque perplessa perché riusciva a risultare sempre sporca (capelli unti, macchie, odori strani, robe così….)
Inutile sottolineare che fosse anche una cozza fisicamente, oltretutto antipatica.

E' superfluo specificare che era anche una caprona ignorante.
Nonostante tutta questa descrizione di disistima, non riesco ad esprimere ancora appieno il mio disprezzo per questa persona.
Non abbiamo mai avuto alcun feeling, direi sin dal colloquio di assunzione.
Non ho mai sopportato in vita mia i tipi come lei né come quelli che le stavano al culo, figuriamoci in un ambiente di lavoro.
Pertanto mi sono sempre fatta gli affari miei, sgobbando come mia abitudine, senza perdermi in chiacchiere o convenevoli (cosa che non mi ha mai perdonato).
Siccome non riusciva ad ottenere il controllo su di me con i suoi metodi da stronza, non riusciva mai a strapparmi un commento, un pettegolezzo, una parola che non fosse strettamente riferita alla mia attività professionale, siccome non mi vedeva mai nel suo ufficio se non quando mi ci convocava espressamente… a un certo punto ha sbroccato e ha cominciato a prendermi di mira: per me è stata la fine.

Tanto ha fatto e tanto ha forcato che attraverso il suo esercito di ominicchi e donnicchie, dapprima mi ha creato intorno il vuoto per poi mettermi in una condizione veramente insostenibile e intollerabile.

In altro momento della vita, probabilmente non avrei aspettato altro per divertirmi a mia volta.
Sfortunatamente però, ero in un periodo in cui provenivo dal fallimento più grande della mia vita (un matrimonio naufragato) seguito da una sfiga svizzera dal punto di vista professionale (due società per le quali ho lavorato che in successione hanno chiuso l’attività) e culminato con un aborto spontaneo.
Insomma ero davvero ridotta male, ero emotivamente a pezzi e non avevo forza né fisica né psichica per affrontare anche questo.

Nonostante non avessi alternative valide in quel momento, ho dato le dimissioni e mi sono finalmente liberata di un peso enorme.

Ho provato tanta rabbia e frustrazione. Ho provato desiderio di vendetta e di rivalsa.
Sentimenti che non conoscevo e che non mi appartenevano.

Non pensavo che certe persone potessero fare tanto male, che riuscissero a intaccare così profondamente la dignità.
Sono stata molto male per tanto tempo, non riuscivo a riprendermi da questo colpo, più che altro perché non accettavo l’ingiustizia.
Non riuscivo a concepire che gente come lei potesse sedere su certe poltrone e avere potere e strumenti, ma non le capacità professionali né le caratteristiche personali per.
Mi sono sempre chiesta come avesse fatto ad arrivare fino lì, anche se la la domanda era ovviamente retorica.

Bè insomma, tornando a bomba dopo lo sfogone… stamattina stavo facendo una ricerca in Internet per tutt’altro motivo e, con mia enorme sorpresa e immediatamente dopo strabordante soddisfazione, ho visto un altro nome al suo posto.
Oh bella, mi son detta… spetta un attimo che vado ad approfondire un po’…
Apro il sito e constato che è stata rivista tutta la struttura e buona parte del management… Sono andata a leggermi un po’ di news e di articoli qua e là, minchia quante cazzate che è riuscita a fare, per altro vantandosene.

Ma tutti i nodi vengono al pettine, diceva la mia nonna. Eggià.
Finché ne fa una troppo grossa.
Finché evidentemente anche i grandi capi all’estero se ne sono accorti.

Finché non ha più potuto manipolare numeri, bilanci e persone per coprire la sua ignavia.
Segata.
E malamente.
(non ci potevo credere, si legge persino che manda un certificato medico per malattia nel momento della bagarre... in un articolo! ma che sputtanamento... )


Te lo meritavi, brutta stronza.
E adesso vorrei che tu potessi anche solo provare un decimo di quello che ho passato io.
Non sono solita augurare il male.

Ma la gente come te dovrebbe capire qualche volta nella vita come si sta al mondo.

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mercoledì, 25 luglio 2007,11:21

Ne ho un ricordo un po’ confuso, al mattino difficilmente mi ricordo proprio tutto bene.
Però so che eravamo io, lei e mia mamma.
Stavamo salendo come su una specie di scivolo evoluto, tipo quei giochi per bambini che sembrano dei mezzi castelli/mezzi fortini, con ponti di corda e passaggi arzigogolati, che poi scendendo lo scivolo si biforcava, diventava un tortiglione… insomma robe così.
Ma grosso, più grosso! Che sembrava un gioco di gardaland. 

Poi partiva anche un toboga per scendere.
E la nonna ce l’avevo in braccio io.
Me la portavo su e giù per sto ghirigoro: era così leggera!
Aveva un’espressione serena, mi sorrideva, ma era una specie di bambola di pezza.
Poi a un certo punto mi si è chiusa una porta di vetro a modi slaidingdoors e mia mamma è rimasta là dietro.
E la signorina che faceva partire il toboga non l’ha lasciata passare, mi ha detto “al prossimo giro scende anche lei, vi ritrovate giù”.

Poi mi sono vista in una sala colazioni di un albergo che cercavo di far mangiare mia figlia.

boh.

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martedì, 24 luglio 2007,16:38

Si, diciamo che questo post non è propriamente tempista.
Ma l’ho dichiarato subito e poi mica c’è qualcuno che mi obbliga a parlare delle cose immediatamente quando succedono, oh bella!

Comunque, lanciando la tipica inchiesta estiva per vendere un po’ più di copie, tale Adrian Michaels intitola il suo articolo con qualcosa del tipo
«La terra che ha dimenticato il femminismo».
Si riferisce all’Italia of course, dove lui si trasferì dagli Stati Uniti più o meno tre anni fa, e sostiene che in questo Paese ci sia una netta corrispondenza tra lo sproposito di tette al vento sui mezzi di comunicazione e la minoranza di donne che rivestono ruoli dirigenziali.

Allora, io mi rendo conto che effettivamente negli ultimi tempi si assista davvero al trionfo del capezzolo turgido e della chiappa soda, persino per pubblicizzare gli stracci da pavimento in tessuto super ai-tek o per sponsorizzare la serata della mucca pazza nella valbrembana, però penso anche che non si possa proprio arrivare a una generalizzazione così banale e superficiale nei confronti delle donne, porcatrota.

E’ pur vero che, ancora oggi purtroppo, tutti o quasi i ruoli chiave siano in mano agli uomini; è specialmente vero nell’ambito della comunicazione: perciò è abbastanza facile trarre la conclusione che ciò che vediamo in tv, sui giornali, sui cartelloni pubblicitari sia quello che più aggrada agli uomini.

Però da qui a dire che le donne italiane (a anche gli uomini) abbiano dimenticato se non addirittura sepolto il femminismo, che le si consideri completamente decerebrate e lobotomizzate, rinunciatarie e anche un po’ fannullone… onestamente mi fa incazzare di bestia e non accetto questo tipo di provocazione.

Per quanto ai tempi nostri possa essere importante, la comunicazione NON E’ TUTTO.
Non è il parametro su cui misurare il valore di un Paese, tanto meno il grado di evoluzione femminile.
Non scherziamo, per favore.

E’ abbastanza palese che non si possano più vedere manifestazioni di invasate in gonnellona che brandiscono reggiseni in fiamme o che facendo gesti inequivocabili urlino slogan del tipo l’utero è mio e lo gestisco io. Sarebbe quantomeno anacronistico.
Quello è stato solo l’aspetto “folkloristico” (anche se assolutamente necessario per farsi notare) di un movimento che ha permesso alle donne di fare enormi passi avanti, anche se successivamente molto più silenziosi e discreti.
Ha dato il via finalmente a una presa di coscienza e di coraggio che ha nel tempo disorientato gli uomini.
Non mi sento di dire che sia ancora stata raggiunta una parità, che per questioni fisiologigiche e psichiche a parer mio non si raggiungerà mai, né credo sia davvero necessaria, ma è stata imboccata la strada giusta per permettere alle donne di operare delle scelte autonome, di esserne consapevoli e, soprattutto, responsabili.
Sto parlando di quelle donne che hanno ambizioni, desideri, obiettivi differenti dallo standard casa, lavoro e famiglia e vengono guardate male; o anche di quelle che tentano faticosamente di conciliare standard e non, e fanno una fatica della madonna; e vengono guardate male.
Ma ancor di più mi riferisco a quelle che invece, consapevolmente, scelgono di non buttarsi nella mischia della battaglia, della competizione, della carriera a tutti i costi.
Queste ultime, sono forse le più penalizzate perché vengono guardate come fossero cretine. Ma perché?
Me lo chiedo 100 volte al giorno,  perché, non in questa estremizzazione ovviamente, la cosa sta un po’ accadendo a me per certi versi.

Ho passato buona parte della mia vita adulta “in carriera”.
E’ stata un’opportunità che mi si è presentata inizialmente con una gran botta di culo, ma immediatamente ho capito che se avessi voluto raggiungere dei risultati, avrei dovuto dimostrare capacità, tenacia, determinazione, impegno, resistenza fisica e psichica.
Per più di dieci anni ho dato tutto di me in questo senso e in quel momento ero davvero convinta che fosse ciò che volevo fare per sempre.
”Combattevo” in un campo di battaglia prettamente maschile.
Ho dovuto fare una fatica quadrupla, quintupla forse, rispetto a quanto avrebbe dovuto fare un uomo nella mia posizione.

Ho accettato di guadagnare di meno e di conquistare ruolo e inquadramento step by step, ma alla fine ce l’ho fatta, lasciando indietro fior fiore di ometti agguerriti, ma con più o meno un quarto delle mie capacità e caratteristiche.
E tutto ciò l’ho fatto anche sacrificando quel poco di femminilità che avevo: mai una scollatura troppo profonda, mai una gonna sopra il ginocchio, mai un tessuto troppo leggero, mai un tacco più alto di 5, mai una tinta o un’acconciatura che non fosse “sobria”, mai un’unghia laccata di rosso, mai una parola in più, mai un tono di voce più alto del normale. Tutto per far sì che nessuno potesse mai nemmeno lontanamente pensare che ciò che avevo e avrei conquistato fosse dovuto ad altro che le mie capacità professionali.
Mediamente lavoravo 12 ore al giorno e spesso anche il sabato e qualche volta la domenica.
Ricordo una riunione di domenica sera intorno alle 21.30 con la febbre a 39. Per dire.

Se ci penso adesso, mi sembra di parlare di una persona vissuta in un’altra epoca, quasi non fossi nemmeno io.
La vita e le scelte mi hanno portato ad essere e a fare tutt’altro, a non avere più la carriera e il lavoro come priorità, e sinceramente adesso ripenso a me stessa con molto affetto ma allo stesso tempo con una specie di dispiacere e di rimorso per come ero, per come mi comportavo.
Ho fatto molti errori e non ho preso in considerazione aspetti della vita altrettanto, se non più, importanti.
Ho perso di vista affetti, valori e persone.
Ho fatto valutazioni sbagliate.
Ho passato veramente un brutto periodo, pensavo di non riuscire più a risalire dal fondo del barile, visto che non avevo più nemmeno unghie per grattare.

Per cosa, poi?
Rendersi conto di aver speso energie, impegno, fibra muscolare… per capire che quello che volevo davvero era tutt’altro.

A chi dovevo dimostrare cosa?

Non a me, certamente. Ma questo l’ho capito molto più tardi.

Io credo che certi valori siano già nel DNA di tutte noi donne, che siamo perfettamente consapevoli delle nostre capacità e dei nostri limiti, che dobbiamo far valere la nostra diversità dagli uomini; questo deve essere un valore, non un problema.
Perché dobbiamo combattere ad armi pari, quando il campo di battaglia è differente proprio per natura?

Allora io penso che ognuna di noi deve prima fare un lavoro su se stessa, guadagnarsi l’autostima e arrivare alla consapevolezza di quello che si è, di ciò che si può dare e di cosa si vuole davvero fare nella e della propria vita.
L’affermazione e la soddisfazione derivano solo da questo e fanculo tutte i segoni mentali e le pippe sulla competizione.
Se poi trasferiamo tutto ciò come valore, come principio, come comportamento, come concetto, come punto di riferimento ai nostri figli e alle nostre figlie (inteso anche in senso lato per chi non è genitore), sapremo certo fare da contraltare a tutta quell’imbecillità e superficialità che si sprigiona ovunque solo ai meri fini commerciali: vendere.
Sapremo forse ESSERE.

Il femminismo è cambiato. Non è certo morto o dimenticato. Sono cambiati gli strumenti e i campi di applicazione. Ma è vivo, e molto, secondo me.

Siccome poi il FT è autorevole sia nella sua patria che nel mondo (economico e finanziario, ma anche di più) quando dice che Berlusconi è un povero pirla che ci fa fare figure dimmerda e tutti gli credono ed hanno ragione a farlo, forse qualcuno dovrebbe spiegare a Michaels qualcosina in più sulle donne italiane (e non).

'sto scemo.


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giovedì, 19 luglio 2007,17:51

Riporto, virgolettando, dalla home del Corriere di oggi:

" San Francisco conferenza dedicata alla generazione tecnologica

Email addio, arrivano i social network
Secondo le previsioni la posta virtuale potrebbe avere vita breve nel futuro e finire surclassata da siti come Myspace e Facebook
SAN FRANCISCO, (Stati Uniti) – La vecchia email sta per andare in pensione, o quantomeno sta per farsi da parte, per lasciare posto ai nuovi strumenti sociali che il web offre, ovvero i siti social network. La previsione è dei teenager di Palo Alto * e dei giovani imprenditori di start up ancora al liceo, quelli che il futuro più che prevederlo lo stanno vivendo, quelli che «fanno tendenza» (come si dice in gergo). E' quanto è emerso da una conferenza tenutasi a San Francisco e dedicata alla generazione tecnologica. Loro sono quelli che Murdoch chiamerebbe i nativamente digitali, giovanissimi Ceo di piccole aziende o animatori di siti sociali che su CNet dicono la loro sui nuovi strumenti di comunicazione e aggregazione che passano per la rete.
UN «COCCODRILLO» GIA' SCRITTO – In realtà è ormai da tempo che viene celebrata la morte futura della posta elettronica, di volta in volta a favore dell'instant messaging, del VoIP o del text messaging. Ma poi alla fine la mail regge sempre. Questa volta però, a sentir parlare i cosiddetti «early adopter» (nel linguaggio del marketing, i primi ad adottare un comportamento) siamo arrivati veramente a una svolta e gli eredi della posta virtuale sono Myspace, Facebook e compagnia bella. Come sempre il linguaggio arriva prima e nella Valle del Silicio(**)  si usa già dire «I Myspace'd» oppure «I Facebook'ed you», per dire ti ho contattato su un sito social.  (1)
LE DICHIARAZIONI – Secondo Martina Butler, che è intervenuta alla conferenza, ormai quando si dice «ti ho scritto una mail» in realtà si intende «ti ho contattato su un social network». Dello stesso parere è Craig Sherman, Ceo di Gaia Online, una start up di adolescenti della generazione web 2.0 che di sè stessi dicono: «Se guardi noi scoprirai cosa farà il mondo nei prossimi 5 anni». (2)  Le interviste ai giovanissimi protagonisti della rivoluzione tecnologica e comunicativa sono tante e pochissimi di loro difendono la vecchia mail. Tengono invece gli Sms, sempre più diffusi e capillari. Secondo Jupiter Reasearch l'80 per cento degli adolescenti con il cellulare «si messaggia». E chiaramente gli under 18 utilizzano Facebook o Myspace anche attraverso il proprio telefonino.
Emanuela Di Pasqua
19 luglio 2007 "

 

(1)  solo a vedere scritta una cosa così, mi viene voglia di picchiare forte qualcuno... se poi mi figuro un qualsiasi pirla che parla così per davvero... utilizzerei con tutta la veemenza di cui dispongo una pesante mazza chiodata sulle sue gengive

(2) dopo un attento esame di coscienza, mi domando per quale motivo fino ad ora ho buttato la mia vita nel cesso. adesso che mi avete messo a parte di questa rivelazione, tutto ciò per cui ho vissuto e in cui ho sempre creduto diviene improvvisamente privo di senso.

(*) dove dovreste tutti appendervi con una bella corda intorno al collo, con un nodo scorsoio molto molto trendy

(**) che poi tradurre dall'inglese questo nome in questo articolo mi sembra un pelo fuori luogo


mi sento vecchia e molto aut.

by MoiSimplement | categoria:atrocitĂ , tecnologicamenteparlando | Link | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 19 luglio 2007,16:11

da http://www.internazionale.it/oroscopo/

Acquario (20 gennaio - 18 febbraio)

"Penso che dovremmo leggere solo libri che ci mordono e ci pungono", scriveva Franz Kafka nei suoi Quaderni in ottavo. "Se un libro non ci scuote come un colpo in testa, perché prendersi la briga di leggerlo?". Ti consiglio di trovare almeno un libro del genere che ti aiuti a trarre il massimo vantaggio dalle attuali configurazioni cosmiche, Acquario. E non solo. Trovati anche persone, esperienze e sogni che abbiano un effetto simile.

In questa fase hai bisogno di una fertile scossa.

by MoiSimplement | categoria:cosecosì, cestmoi | Link | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, 19 luglio 2007,15:49
Ci stavo pensando stamattina in macchina mentre guidavo, che se non mi faccio sentire io, lui col piffero che lo fa.
Salvo poi fare battute ironiche del tipo: la prossima volta te lo ricarico io il telefonino?

Cioè, son sempre più convinta che ho fatto bene a divorziare da uno così.

Che appena riesco, dipingerò un "ritrattino" anche della di lui genitrice.
(a dire il vero ci vorrebbe una tela grossa almeno quanto un lenzuolo matrimoniale dimensioni king size. e non sto riferendomi alle dimensioni del suo corpo, ma solo alle macro categorie della sua strozaggine immensa).

Poi capisci il perché di certe cose.


ma come diceva Jannacci... "a saperlo prima..."




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giovedì, 19 luglio 2007,15:40
Nel caso io avessi un'altra figlia, la chiamerei Nina.

Sarà che non mi vengono quelle stramaledettissime mestruazioni a farmi fare sti pensieri strani?


E' bello il nome Nina.
by MoiSimplement | categoria:cosecosì | Link | commenti (popup) | commenti
giovedì, 19 luglio 2007,12:05

non so perché mi è venuto in mente, ma insomma forse se lo scrivo qui poi esce per sempre dalla mia mente bacata e io sto più tranquilla.

forse eh.

comunque, pensavo a quando ero piccola che avevo tipo 4 o 5 anni non di più e stavo spesso con mio zio, che ha 8 mesi più di me, e giocavamo a casa sua sotto gli occhi di mia nonna/sua mamma.
litigavamo sempre perché lui era un prepotente, però io lo adoravo.
ma lui si divertiva a farmi cagare addosso e allora andava a prendere il pupazzo di batman che lo accendevi e camminava e gli lampeggivano gli occhi e io tremavo.
però la cosa più atroce era quando andava a prendere le lumache che mia nonna teneva in una scatola di cartone tra la farina di mais e le foglie di insalata, dicevo andava a prendere sti lumaconi e poi accendeva un fiammifero e glielo passava sotto la pancia. ecco io mi sarei buttata giù dal balcone per l'orrore.

ma poi se io lo raccontavo non mi credeva nessuno. e questo mi gettava ancora di più nello sconforto.

per non parlare di quando mozzava la coda alle lucertole. oh, va che ce ne vuole a fare una roba del genere...

ma poi le persone crescono, evolvono e il più delle volte, cambiano. in bene, di solito.
lui è uno di questi. che se ci penso, non so se conosco una persona più buona di lui.

e poi mi dico che tanti bambini, che -nei casi migliori- magari non hanno potuto sfogarsi con spensieratezza al momento giusto anche compiendo gli atti più atroci (tipo come mio zio con le lumache o le lucertole), poi quando crescono non sono sereni. non trovano pace. sono molto disturbati.
e magari rapiscono le persone, magari stuprano, magari diventano pedofili, o cose così.

magari.

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mercoledì, 18 luglio 2007,17:47
... ma da ieri che non capivo nemmeno come si faceva a mettere un post in graziadidio...

cioè, ne vogliamo parlare?

by MoiSimplement | categoria:tecnologicamenteparlando | Link | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 18 luglio 2007,16:07

Informazioni di background.

Succedono cose strane in questi giorni, anzi già da un po’.
Il mo capo è seriamente scojonato, e questo lo avevo capito, ma pensavo si trattasse di normale stanchezza, insomma di quelle robe fisiologiche che però dopo uno si ripiglia.
Non parla quasi mai, per carattere e anche perché un po’ ci marcia, di quello che dovrà succedere, di quello che potrebbe succedere, di come si dovrebbe reagire, di quello che dopo cambierebbe… men che meno si apre lasciandosi scappare qualche cosa di personale.

Problema.
Però oggi che era fuori ufficio, al telefono, mi ha detto delle cose per cui mi sono seriamente preoccupata, anche se lì per lì ho cercato di buttarla un po’ sul ridere, di sdrammatizzare.
Ma lui, pur standomi dietro sulla battuta, ha chiosato dicendomi di tenere da qualche parte ben nascoste le ultime mail che mi ha mandato, alcuni documenti cartacei e che io sono brava * e un altro capo lo trovo facilmente.
Ha aggiunto che l’unica soluzione sarebbe che si schiantasse con la macchina, così almeno la sua famiglia riscuoterebbe l’assicurazione; mi ha detto di far di tutto per salvare almeno la sua famiglia.


Dati noti.
Sappiamo che:

-         trattasi di uomo tuttodunpezzo

-         le battute le fa solo sotto stress all’ennesima potenza o quando è estremamente rilassato

-         serpeggia evidente tensione con/tra gli altri membri del cda

-         è coinvolto obtorto collo in progetti in cui non crede

-         è uno che se solo mettesse in giro la voce, avrebbe almeno 2000 offerte in mano in meno di un giorno, e anche migliorative

-         non fa mai alcun complimento * a meno che non sia sotto l’effetto di droga pesante

 

Soluzione?
Mi metto a piangere o faccio quella che da una parte le è entrato e dall’altra le è uscito e fischietto allegramente ostentando sicumera?


Porcodiqua e porcodilà.

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lunedì, 16 luglio 2007,18:29

A mettermi cappaò, fuori servizio, in tilt.

(eh, macchè. figurati... MAGARI fosse stata quella roba lì. manco a parlarne, per dire.)

Niente, ieri sera è arrivata col dvd in mano e mi fa: mamma, metti il disco di uollas e gromit?
No, merde! non ci potevo credere... le faccio: oh ma non sei stufa che l'abbiamo già visto TANTISSIME volte?
e lei: ma no mamma, ma io lo devo rivedere che voglio vedere il cane sull'aeio.


e che cosa le vuoi dire, no?

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lunedì, 16 luglio 2007,11:53
Ma io tutta questa facilità e flessibilità di utilizzo, mica me la ritrovo.

A prescindere dal fatto che non sono un drago tecnologicamente parlando, ma se volessi anch'io modificare un cicinin il templeit, fare quei bei box con dentro quel che mi piace e tutta quella robina lì...


CHI CACCHIO ME LO SPIEGA???
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venerdì, 13 luglio 2007,14:49

Non è il primo tentativo.
Ma avrei deciso che in questo blog vorrei essere un po' più libera rispetto all'altro e probabilmente raccontare anche cose un po' diverse.

E' probabile che insisterò un po' sui ricordi, senza sentirmi in colpa in questa nuova fase della vita.

Poi magari ci metterò anche frasi senza senzo apparente.
Magari solo cose che mi frullano o che mi piacciono.
O che mi permettano anche di tirar fuori il lato un po' oscuro, quello che si vede meno e che vedo meno anch'io, specialmente ultimamente.

E anche qualche ricetta che a me piace cucinare, così me le ricordo.

E' bello pensare che si possa scrivere per il proprio piacere e fregarsene di chi legge, se legge.
Ma insomma se uno apre un blog, sa benissimo che avrà un pubblico, seppur ristretto... e allora dai, incomincio col salutare chi per caso capita qui, chi passerà e andrà, chi magari ritornerà e darvi una specie di benvenuto, per quanto virtuale!

Ah, io mi chiamo Emma.
Ho sempre amato il francese e questa è la ragione del nick.
Sono anche una persona semplice, trasparente, con una mente semplice. E questa è un'altra delle ragioni del nick.

Il resto, a poco a poco.

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