le colleghe l'hanno presa bene.
ciavete mica un paio di mutande di ghisa da prestarmi o un giubbetto antiproiettile che vi avanza, per caso?
le colleghe l'hanno presa bene.
ciavete mica un paio di mutande di ghisa da prestarmi o un giubbetto antiproiettile che vi avanza, per caso?
E’ sempre stato il mio problema.
Che non c’entra molto con l’opera di Pirandello nella tematica di fondo, ma il concetto ben si addice al mio modo di rapportarmi agli altri.
Allora meglio ancora dire “come io penso tu mi voglia”, che è ancora più contorto.
Mi sono avvitata spesso in questa spirale senza fine per cercare di non deludere mai le persone, specialmente quelle a cui voglio bene. Iniziando coi genitori, via via i parenti, gli amici, gli uomini che ho amato/amo.
Il senso del dovere e della rettitudine è sempre stato il mio peggiore incubo e al contempo la mia maggiore soddisfazione.
La buona fede assoluta che guida ogni mia azione.
L’onestà, intellettuale e materiale, come valore cui tendere sempre e comunque.
E prendere delle padellate di ghisa micidiali nei denti perché penso sempre che anche gli altri agiscano secondo questi principi.
E a quarant’anni e fischia, nonostante il setto nasale ormai polverizzato metaforicamente, non ho ancora imparato che invece no.
Però ultimamente forse qualche progresso lo sto facendo.
E’ questione che quando si decide di riprendere in mano la propria vita e che si capisce che gli altri contano, si, ma fino a un certo punto, forse non si guarda più tanto per il sottile.
Oh!
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(chissà perché in questi giorni mi ronza nel retrocervello questa canzoncina stupida… che poi sono sicura che me la ricordo solo io)
No, è che al terzo giorno di asilo della mia peste, cerco di mettermi nei suoi panni e di vedere il mondo con i suoi occhi. Il suo mondo sta cambiando.
E’ contentissima, si vede. Le piace molto “andare a scuola”, si è ambientata bene, pare. Quando l’accompagno, entra in classe molto allegramente e si dirige subito verso i giochi e gli altri bimbi, quasi si dimentica di salutarmi.
Però, insomma, cerco di immaginare cosa pensa quando le infilo il grembiulino. Per dire.
Magari lei non se ne accorge neanche, ma io lo leggo come un segno di omologazione e di costrizione al quale lei non è minimamente abituata. E tuttedentratte…. Oplà! Tutte le mattine.
E poi, come vivrà questa socializzazione forzata?
E se le viene fame a metà mattina?
E se le scappa la cacca e non riesce a farla?
Come fa una maestra sola con 25 belve ululanti?
Mi aspetto la crisi, prima o poi.
Così, è troppo bello e non può durare.
“mamma ieri ho dato le testate ai bimbi”
“eh? Ma sei fuori? Perché avresti fatto una cosa del genere, scusa?”
“ma loro non mi lasciavano in pace nella mia casetta di legno! Uffa!”
“ascolta, tesoro mio, la casetta di legno è di tutti e poi tu devi giocare insieme ai bimbi, non restare da sola nella casetta… capito?”
“no! mamma non hai capito bene… io voglio stare in paceeeee!!!”
“guarda che se vuoi stare in pace, devi imparare a farti amica degli altri bimbi, altrimenti la vedo dura eh!… e poi, comunque, le testate non si danno! Vi fate male!”
“eh ma con le sberle non lo capivano…”
evito commenti che sarebbero scancheri pesanti.
porcodiquaeporcodilà.
entro le ore 19.00 di oggi sarò iscritta al corso di acquagym.
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"ma nessuno ruba i rotoli di carta igienica dagli alberghi? Io sì, ne ho per sei mesi!"
(da "Pinocchio", mi sembra di ieri, programma di Radio Deejay condotto da LaPina e Diego che leggono le mail che mandano gli ascoltatori durante la diretta)
per dire, mi sembra che sia un'ottima idea insieme allo sciopero della paste e del pane per contrastare i rincari dei prodotti.
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mi iscrivo al corso di acquagym.
che poi resta da vedere quando ci andrò.
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Che sono qui che faccio la vaga, cerco di pensare ad altro, mi distraggo. Seee.
Tutti a scrivere del settembre che incalza, dei ricordi dell’estate, dell’anno nuovo che è appena cominciato, dei colori, dei profumi, di ciò che ci aspetta e via così.
Tutto molto bello.
Ma per me questo settembre è diverso.
Mi porta novità.
Soprattutto la mia cucciola comincerà l’asilo, la scuola dell’infanzia, come si dice adesso.
Che a dirla così sarebbe la cosa più normale del mondo. Per gli altri. Forse.
Ma per me, anzi noi, è un grande passo.
Sarà il primo, reale distacco reciproco; il prodromo della sua progressiva e futura indipendenza formazione, educazione e responsabilizzazione.
Che bello!
E che brutto anche!
Insomma c’ho un groppo che levati.
Sono emozionata, un po’ in apprensione e, di contro, un po’ sollevata.
Lei è molto agitata, piena di aspettative e di impazienza.
Lui, as usual, è troppo nervoso, troppo preso da se stesso, dalle sue ipocondrie, da tutto il peso che le sue spalle non riescono a reggere come prima, dai problemi di lavoro e con parte della sua precedente famiglia, dalla stanchezza… per partecipare e per essere un po’ più presente a questo evento importante.
Salvo poi fra qualche settimana cadere dalle nuvole e informarsi sullo stato delle cose a cosa fatte. Vabè.
Ma questo è un altro capitolo.
Tornando a bomba, mancano 11 giorni.
Non so se mi bastano per abituarmi all’idea.
Intanto ho comprato diligentemente tutte le cose che stavano nell’elenco del corredo.
Manca solo il grembiulino.
Mi devo ricordare di portarmi la digitale perché vorrei che le rimanessero delle immagini di questo suo primo giorno.
”mamma, lo sai che io a settembre vado a scuola?”
“eh? Ma davvero? E sei contenta?”
“si. Starò coi bimbi, disegnerò, giocherò, canterò, mangerò… il formaggio no però eh”
“no, amore, il formaggio no. se non ti piace non lo mangi.”
“mamma, a te piace il formaggio?”
“no che non mi piace amore, lo vedi che non lo mangio mai.”
“ma allora a chi darò il mio formaggio?”
“a nessuno, lo lascerai nel piatto. Oppure lo darai a qualche bimbo che ne vuole ancora”
“lo metterò nel piatto di papà?”
“no micina, il papà non sarà lì con te. E nemmeno la mamma. E nemmeno i nonni”
“allora io a scuola non ci voglio andare.”
(ieri mattina, ore 7.40 o giù di lì)
Aiuto.
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