mercoledì, 31 ottobre 2007,12:06

Non è uno dei miei periodi migliori, e vabè.
Basta esserne consapevoli e comunque, per il carattere che ho, prima o poi mi stufo dello stato d’animo da piangina e mi do una mossa… poi le cose cambiano, lo so.

 

Proprio uno dei giorni scorsi mi stavo dicendo un po’ sovrapensiero che era un bel po’ che non avevo notizie dal mio ex marito, ma poi sempre un po’ sovrapensiero  me ne sono anche strafregata. Anche perché, mi dicevo, evidentemente se non gliene frega un cazzo di sapere qualcosa, perché dovrei preoccuparmene io?
Se avrà voglia, stavolta, si farà sentire lui per primo, io no.

E poi subito dopo, sempre sovrapensiero, mi sono chiesta malignamente “chissà come sta quella strega di sua madre?” rispondendomi più o meno “benissimo, starà gioendo attaccata al bambino peggio di una cozza al suo scoglio, ora che è di nuovo singòl” (ndr: per la seconda volta).

Ecco certe volte potrei fare anche a meno.
Di essere così stronza, intendevo.

Lunedì sera mi ha telefonato lui.
Sua mamma è ricoverata in una clinica per cerebrolesi, dopo aver subito due interventi al cervello a causa di un tumore, in stato più o meno vegetativo. Non riconosce praticamente più nessuno, gli sprazzi di lucidità sono rarissimi e brevissimi.
Speranze?
I medici dicono che non sanno se recupererà qualcosa, quanto, come e quando.
Lui è devastato, comprensibilmente.

Mancava solo questa.
E io mi sento una merdaccia.


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giovedì, 25 ottobre 2007,15:57

A me halloween fa schifo. Anzi, mi fa incazzare. Perché non ha senso. Che razza di festa è?
Sarebbe come se il 2 novembre si andasse tutti in battera coi cappellini e le trombette a far casino al cimitero. No?
Comunque.

Come ogni autunno, puntuale come un orologio svizzero, mi si ripresenta la frenesia da tortello di zucca.

Tocca attrezzarsi: comprare un bel pezzo di zucca, gli amaretti, il grana, le noci moscate, le uova, il burro e la farina.
Ci si abbiglia con l'apposito grembiule, si tira giù la macchinetta per tirare la sfoglia della pasta e via!
La produzione di solito si aggira intorno al centinaio.

All'uopo, si sfancula (allegramente e senza alcun senso di colpa) la dieta.

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mercoledì, 24 ottobre 2007,12:52

Io per esempio mi mettevo le dita tra i capelli, sulla sommità della testa, e mi grattavo, ma molto leggermente, quasi una carezza per ogni dito.
Mi rilassavo molto, specialmente prima di dormire. E’ una cosa che facevo da bambina, praticamente da bebè, ma che mi sono trascinata sempre. Quando ho bisogno di calmarmi, di rasserenarmi, di ritrovare l’equilibrio, metto le dita tra i capelli, proprio lì in quel punto preciso e mi faccio i grattini, come ai gatti. Non so perché, però funziona.
Oppure mi ricordo che, sempre da bambina, mi percorreva uno strano brivido che riusciva a scuotermi (ma molto visibilmente proprio!) quando mi scappava la cacca.

Oppure mi succede (anche questo più o meno da sempre, da che ne ho memoria) al telefono che improvvisamente quando ascolto un certo tipo di voce, donna o uomo che sia, con un certo tipo di tono e di timbro, incomincia a formicolarmi la nuca e poi piano piano arriva fino alla sommità della testa e mi si chiude un po’ la gola: è una sensazione pazzesca, quasi a livello di orgasmo. Tanto che spesso, a telefonata ormai chiusa, continuo a ripensare a quella voce per prolungare il più possibile quella sensazione.

Quando mi capita una di queste cose e ne parlo a mio marito, lui si stupisce perché dice che a lui non è mai capitato. Anzi, diciamo la verità, mi guarda come se fossi una pazza.
Io credo che sia perché nessuno mai si è occupato di lui quando era bambino, e che ci fosse o non ci fosse a casa sua non faceva alcuna differenza.
Certe cose secondo me segnano l’infanzia, positivamente, ma se uno l’infanzia se la vuole dimenticare, forse non si porta dietro niente che gliela possa ricordare.

Mia figlia rabbrividisce esattamente come me, proprio nello stesso identico modo, quando le scappa la cacca.
Mi piacerebbe tanto che a quarant’anni e fischia, si ritrovasse a fare ancora questo e molti altri dei gesti che ricorrono adesso.

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martedì, 23 ottobre 2007,12:38
Ma stamattina mi dò fastidio da sola... sto sbuffando peggio di un mantice. Mi trovo insopportabile.
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mercoledì, 17 ottobre 2007,12:11

Mi verrebbe da piangere, se non fossi una che butta tutto sul ridere.
Perché quando una giornata comincia come quella di stamattina, una si passa in rassegna la qualsiasi e capisce che nella buca ci si è buttata da sola e lì ci deve restare perché non ha pensato nemmeno a come potersene uscire.

Nell’evenienza.

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giovedì, 11 ottobre 2007,12:46

Ieri sera mi ha chiamata e mi ha detto che ha trovato lavoro!
Bè, davvero, sono contenta per lei.
Sono contenta perché so che non nuotano nell’oro e che lei ha fatto di tutto per cercarsi qualcosa di compatibile con tutte le sue situazioni e alla fine, come tante altre, aveva dovuto ripiegare andando per le case altrui a stirare e fare pulizie.
Tre ore di qui, tre ore di là, un numero a scelta il lunedì e il giovedì da me.

Che poi io sono anche un po’ (tanto) pirla, perché mica è poi così brava a pulire e stirare, ma sapevo che non ci stava dentro, con due bambini piccoli,  e quindi…

C’è gente che non si farebbe scrupoli e una così l’avrebbe già cacciata a calci nel culo, ma io non ce la faccio.
E insomma ieri sera mi dice che le hanno dato l’incarico di operatore scolastico fino a giugno, deve fare i turni o di mattina o di pomeriggio e che ha già cominciato.
E poi mi dice anche che non vorrebbe proprio abbandonarmi, ma che se mi va bene, farebbe meno ore però non sapendomi mai dire bene quando… tipo avvisandomi la sera prima o giù di lì.

Insomma so già come andrà a finire, e cioè che fra due settimane mi darà un bel due di picche con la cornicetta perché non ce la farà a conciliare tutto e anche perché a me nel frattempo saranno già girate le ovaie non potendo più contare su un minimo di organizzazione.

Anche la Graziella mi aveva mollata, ma quello fu per colpa mia che le avevo trovato il lavoro che cercava e alla fine sono stata anche contenta (anche se una come lei non la troverò mai più, porcodiquaeporcodilà.)
La Graziella è una di quelle persone che ti chiedi come facciano ancora ad esistere in questo mondo ad alta concentrazione di stronzi: brava, onesta, capace e intraprendente.

La Maria, è una bravissima persona ed è come se fosse mia sorella per la fiducia che ho in lei, però è stordita, svanita come una bottiglia di minerale gasata aperta da una settimana.

Che poi, che mi lamento a fare ora che ho il part-time?
Qualcosa in più da sola dovrei riuscire a fare.
Però, cazzocazzo… rosico di brutto, ecco.


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venerdì, 05 ottobre 2007,10:29

ore 9.09, ho le mani sul volante e l'auricolare nell'orecchio, la radio a palla su fabiovolo che dice di mettere fuori il dito dai finestrini ballando come tony manero sulle note di staying alive dei beegees che quasi quasi sto pensando di farlo davvero, e sono ferma in coda sul maledetto cavalcavia prima del collo di bottiglia che porta alla rotonda dove poi svolto e arrivo in ufficio.

No kia tune.... almeno tre volte.

"Pronto?"
"Gioia?!! Ciao amore come stai? Ti disturbo?"
"Uh? No, no. Ciao mammuzza come stai?"
"Bene grazie. Senti hai parlato con la maestra per settimana prossima?"
"Si, si, ci ho parlato. Mi ha detto che secondo lei non ci sono problemi e che la si può lasciare tranquillamente fino alle quattremmezza..."
"... ah. ok. quindi, insomma... si, allora... cioè: non devo più andare a prendertela io?" - voce incrinata -
"no, mamma. tranquilla. puoi rilassarti. ce la faccio io."
"no, ma sei sicura? guarda che se vuoi prendertela un po' più comoda e cercare di abituarti meglio ai nuovi orari, io settimana prossima posso andarci ancora eh..." - tono accorato -
"ma no, dai mamma! un conto è la necessità, un conto è approfittarsene, dai! con tutta la strada che devi fare, il traffico... no, no lascia perdere dai. tanto prima o poi ce la devo fare volere o volare."
"eh beh, certo, prima o poi. però pensaci eh..." - tono deluso -
"si, ok."
"senti maaaaaaaaaaa.... se vuoi, cioè, se non hai niente in contrario... oggi te la vado a prendere e poi me la porto a casa io, poi domani pomeriggio te la riporto così tu ti riposi e organizzi la festicciola con calma... che ne dici? e così la teniamo un po' qui con noi, eh?..." - fiato sospeso -
"...."
"eh?...."
"eh! vabè dai, che stanotte non ho dormito un chez!... approfitto volentieri, così mi riposo!"
"ecco brava, riposati! allora la vado a prendere e la porto a casa! ciao e buona giornata."

SBAM! - rumore della cornetta, sua -
click - rumore del mio auricolare disconnesso -

vabè, allora adesso telefono alla parrucchiera, chissà mai che oggi pomeriggio verso le cinque abbia un buco....


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giovedì, 04 ottobre 2007,16:14

Prendo spunto dal post di Elasti, che mi ha colpita molto e mi ha fatto ripensare a un certo periodo della mia vita “professionale”, mi ha spinta a delle riflessioni, anche molto amare.
Il discorso è molto complesso perché ci sono troppe componenti in gioco, perciò pur accennando solamente alla cornice sociologica ed economico/politica (che comunque ha la sua bella importanza), mi concentro maggiormente sull’aspetto personale.
 
Un tempo ormai assai lontano, ci ho creduto per davvero che, VOLENDO, ce la si poteva fare benissimo a conciliare carriera e casa/famiglia, anche mantenendosi degli spazi personali.
E’ molto facile parlare quando lo fai “in teoria”, ed essendo totalmente ignorante in materia è ancor più facile sparare allegramente delle minchiate al cubo.

Imbottita come un tacchino nel giorno del ringraziamento di stupidate pseudo-femministe, son cresciuta con l’obiettivo della “parità”. Parità comunque e dovunque.
Per altro non incolpo nessuno di tutto ciò, ma è da considerarsi contestualizzato con la situazione famigliare che ho vissuto, con una madre buona come il pane ma fessa come un tamburo (detto nel senso più positivo e affettuoso possibile), piena di speranze e di buoni propositi di emancipazione e di indipendenza, soprattutto economica.
Che io sull’indipendenza economica sono anche d’accordo, anzi… Guai a non averla, ma su tutto il resto, con il tempo, ho dovuto mio malgrado dissentire o come minimo limare.
Ma non perché le ritenessi delle cazzate in senso assoluto, quanto perché sono concetti che, di questi tempi, non trovano la stessa applicazione che potevano avere negli anni settanta, tipo.
E io comunque quelle che andavano in corteo bruciando reggiseni e urlando slogan ormai anacronistici le ringrazio con tutto il mio cuore, perché hanno avuto il merito di scardinare alcuni incancreniti pregiudizi di base sulle donne e di togliere qualche pericoloso paraocchi.


Tornando però a bomba, ecco, io mi chiedo alla luce della situazione più o meno generalizzata in cui si trova oggi la maggior parte delle donne, a che cosa ci è servita “la parità”.
E poi, parità de che?
Dirò anche una cosa impopolare, ma pazienza.
E’ così difficile da capire che è un concetto senza senso?
Le donne e gli uomini sono diversi.
Ci sono alcune cose che possono fare egregiamente entrambi e sulle quali trovo anche giusta una sana competizione.
Ma sfortunatamente la società e il mondo del lavoro sono, di fatto, maschilisti.
Tutti gli spazi che una donna con famiglia e figli si ritaglia fuori da casa, sono sudati e faticati il triplo: sia il lavoro, sia il divertimento, sia un interesse, un hobby…

In particolare il lavoro e la carriera sono il punto veramente dolente.
Io vedo la maggior parte delle donne avere enormi problemi di conciliazione, di organizzazione, di equilibrio psicofisico.
Una donna che lavora dovrebbe essere una risorsa, non un problema.
Non c’è sostegno, non ci sono servizi, non ci sono aiuti. Pubblici, intendo. Non c’è la mentalità.
Se sei una donna che lavora e hai pure dei figli, bene che ti vada sei discriminata rispetto perfino alle colleghe donne che invece non ne hanno, per non parlare degli uomini.
E’ tutto un correre per farcela, al lavoro, a casa, a scuola, ai corsi dei figli e via dicendo.
E’ anche vero che gli uomini “di oggi” sono molto più collaborativi ed i più disponibili si accollano volentieri la metà dei compiti, ma questo succede ancora in troppi pochi casi.
E’ anche un dato di fatto che, purtroppo, i bambini di oggi siano pieni di problemi rispetto alle generazioni precedenti: o sono obesi, o hanno comportamenti da correggere con psicoterapie o addirittura ricorrere agli psicofarmaci, o sono piesseduedipendenti, o hanno disturbi comportamentali… dei motivi ci saranno!
E allora giù coi sensi di colpa.

I sensi di colpa ci uccideranno.
Perché è pur vero che una donna non può realizzarsi solo all’interno della famiglia, il suo compito non è solo quello.
Avere un compagno, dovrebbe anche significare avere appoggio, aiuto, sostegno, condivisione dei compiti e delle responsabilità.
Il fatto che una moglie e una madre siano persone soddisfatte o perfino contente, dovrebbe essere un elemento di serenità a cui tendere per tutti in seno alla famiglia, o alla coppia.

Invece ci si guarda intorno e si vedono donne stressate, quando va di lusso, che perdono i capelli, o ingrassano non mangiando, o sono piene di psoriasi…. per non parlare appunto di quelle depresse oppure schizofreniche, o schiacciate dal peso dei sensi di colpa e dei troppi compiti sulle spalle e dell’incapacità di svolgerli tutti, e bene.

Ecco, ciò che volevo dire è che non so se siamo sulla strada giusta, in questo modo.

Visto che, a parte gli ovvii casi sporadici e le classiche eccezioni che confermano blabla, non si può andare avanti per molto ancora in queste condizioni, l’unico vero modo per cercare di avere una qualità di vita migliore, è quello di fare una profonda introspezione e una analisi dettagliata per capire davvero quali siano le nostre priorità, contestualizzandole appunto all’interno delle condizioni ambientali, famigliari e professionali.
Credo si chiami “scegliere il male minore”.
Poi ci vuole anche un po’ di fortuna e di incoscienza perché non è che tutto avviene sempre secondo i programmi…

A me ci sono voluti quasi 20 anni per capire cosa volevo davvero.
Forse mi ci voleva il terremoto che mi ha travolta all’improvviso per ripartire da capo e cercare di non lasciarmi più influenzare dagli altri, per non ripetere l’errore di vivere secondo le aspettative altrui.
Forse dovevo solo sbagliare, fare esperienza, maturare. Serviva tempo, forse.
Serviva smettere di vivere solo in superficie, serviva smettere di correre sempre (per andare dove poi, ancora me lo sto chiedendo adesso).

Serviva riempire il vuoto che avevo abilmente occultato, prima di tutto a me stessa.

Serviva tanta sofferenza.

Mah?!?!

Spesso ripenso a come sarei potuta essere oggi, adesso, se la mia vita avesse continuato ad essere fatta di 12 ore di lavoro al giorno, di dormite isteriche lunghe 40 ore nel weekend, di tailleur pantalone nero o grigio e camicia di seta bianca, di riunioni fino alle 11 di sera, di valige sempre pronte, di aerei presi al volo, di taxi aeroporto/ufficio/hotel/aeroporto, di notti in hotel qua e là per il mondo, di cellulare sempre on anche di notte per via del fuso orario.
Di cene, di happy-hour, di frequentazioni obbligate perché sai, il network…
Di amici via via persi di vista, della famiglia notizie praticamente solo al telefono e di visite nelle feste comandate.

Però adesso la scelta è fatta e tutto è molto più chiaro dentro e fuori di me.
Questione di priorità, appunto.
La consapevolezza che, probabilmente, non si può avere tutto. Almeno non sempre.
Banalità? Si, può essere, anzi certamente.
Però banalità che mi hanno permesso di ritrovare serenità, motivazione, equilibrio, voglia di vivere, progettare.
Di capire che persona ero e volevo essere. Non apparire.


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martedì, 02 ottobre 2007,13:18

è dura eh.
questa è la terza settimana di asilo ed io ero lì che cercavo di immaginare come e quando avrebbe accusato il colpo, che mi sembrava tutto troppo bello.
ieri si è fatta la pipì addosso ben due volte, tanto che mi è arrivata a casa con scarpe, jeans e mutande non sue.
si è rifiutata di fare pipì a casa, persino prima di andare a letto.

era stanca morta, ma non cedeva. piangeva disperata per ogni cosa e non riusciva a rilassarsi.

Insomma alla fine, sfinita, mi è crollata in braccio.

Non è bellissimo dopo 6/7 giorni di influenza annientante (mia), cominciare la settimana con i nuovi orari lavorativi, prendere le misure, organizzarsi, correre il doppio per farcela di qua e di là e affrontare anche la crisi della cucciola.

Comunque ho pensato “dai, però… almeno adesso dorme e io cerco di rilassarmi un po’ e di riposare”.
Se. Come no.

Una notte di inferno. Per le prime due ore ha pianto nel sonno, senza rendersi conto.
Poi si è svegliata urlando, l’ho trovata a quattro zampe nel lettino che piangeva perché le scappava la cacca, che naturalmente poi non ha fatto. Seduta sul water, non le si poteva parlare né dire nulla che piangeva a dirotto disperata. Il tutto per quasi un’ora.
Sono riuscita finalmente a calmarla un po’ e l’ho messa nel lettone con noi, dopo un’ora di coccole e carezze si è finalmente addormentata, questa volta profondamente.
Ma ormai erano quasi le 3.
Stamattina si è svegliata (parola grossa) e fino a quando non è arrivata all’asilo ha pianto disperata oppure mi stava letteralmente aggrappata a modi koala. No pipì (da circa 17 ore).

Sono arrivata all’asilo con gli occhi fuori dalla testa e ho torchiato la maestra per capire se fosse successo qualcosa di strano, se qualcuno le avesse fatto qualcosa, robe così… sembrerebbe di no. l’unica cosa che mi ha detto è che la piccina sembra aver paura dei bagni dell’asilo, che non si trovi a suo agio, ma per il resto… come avevamo pensato anche noi, questa è probabilmente la sua reazione al nuovo.
speriamo.

Inutile dire che oggi sono una donna distrutta, fisicamente ed emotivamente.

Ma “l’inserimento”, per i genitori non c’è????

 

Ah.

E poi domani è il suo compleanno: il terzo!

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