Sabato pomeriggio, che finalmente sia il marito che la figlia erano fuori dai maroni e a me non mi ci sembrava vero di avere due/tre ore tutte per me che erano aaaaaaaaanni che non succedeva, ecco decido di andare in libreria a scegliermi qualcosa da leggere.
Datosi che, libertà si ma fino a un certo punto, decido di andare a quella del centro commerciale che così faccio anche la spesa.
Merda, mai più.
Io non ho mai visto in vita mia una libreria dove i libri sugli scaffali sono messi come in biblioteca, cioè vedi solo il dorso.
Perdipiù regnava la regola del random… libri accomunati solo dal “genere”… una roba tipo “romanzo” e sbam! dentro tutta la pattumiera possibile e immaginabile.
Cioè mi veniva la nausea solo al colpo d’occhio.
Una confusione di colori, di altezze, di consistenze veramente insopportabile.
E già qui, uno per protesta dovrebbe girare i tacchi e non rimetterci mai più piede.
E invece decido di dare un’altra chance.
Illusa, mi dirigo verso uno dei commessi, augurandomi tra me e me che avesse una vaga idea del lavoro che stesse svolgendo e dell’ambiente in cui.
Se.
Anche se sinistroide di tendenza da sempre e a prescindere, dovrei smetterla di riporre tutta questa fiducia incondizionata nel prossimo.
Incompetenza, malavoglia e demotivazione allo stato puro.
Grazie Marco Biagi, che Dio ti abbia in gloria.
Niente, manco un libro son riuscita a comprare dal nervoso.