copiato dal blog di Cinas
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by MoiSimplement | categoria:cosecosì, incazzosità varie, parblé |
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Tempo fa, scrissi quello che metterò qui, poche righe più sotto.
Allora il pretesto era dare una risposta (più che altro a me stessa) ad una domanda ben precisa, posta in condizioni un po' inusuali.
La domanda era: avete mai avuto nella vostra vita un grande dolore e, se si, siete riusciti a superarlo, e come?
Oggi, invece, è uno dei tanti giorni in cui mi è capitato di ricordare, purtroppo a seguito di una dichiarazione a dir poco delirante che ho letto sulla homepage del Corriere.
Vorrei riproporla qui e dedicarla soprattutto a due persone, che scelgo solo quali esempi più rappresentativi di una corrente di pensiero oscurantista prepotentemente ri-emergente e molto, molto preoccupante:
- quella specie di decerebrato integralista che spero ardentemente non ci ritroveremo in qualità di nuovo ministro della salute
- quella specie di decerebrato integralista che ci ritroviamo da ormai troppo tempo in qualità di presidente della regione lombardia
perché, a detta di queste menti eccelse corredate da "animi sensibili" (e di tutti i loro accoliti, protetti, raccomandati) e comunque di chi "condivide" il concetto, abortire è come andare a farsi un happy hour.
Certo, la situazione che sto per descrivere è molto diversa perché io non avevo certo "scelto".
Ma, a parte alcuni casi patologici, credo che le conseguenze di questo atto, più che altro psichiche ed emotive, non siano molto diverse anche per quelle donne che, invece, "scelgono di".
Non so se l’ho superato, il mio dolore.
Prima di questo, credevo di averne provati di molto duri. Ma non era affatto così.
Alcuni anni fa, sono rimasta incinta e avere un figlio era la cosa che più desideravo al mondo, essendo ormai già abbastanza avanti con l’età ed avendo più o meno già realizzato alcuni tra gli obiettivi di vita e professionali che mi ero posta.
Desideravo un figlio più di ogni cosa, da molti anni, ma per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare, non ero mai riuscita nell’intento.
Inaspettatamente però è successo, avrei potuto dire “un dono del cielo” se fossi stata credente.
Purtroppo però, non ho mai saputo per quali cause, dopo poche settimane ho avuto un aborto spontaneo.
E ho capito cosa fosse la devastazione.
Ho conosciuto uno smarrimento e una lacerazione che mai avrei nemmeno lontanamente pensato di poter provare e che hanno minato seriamente il mio equilibrio psico-fisico.
Inutile dire che mi straziavo mille volte al giorno, interrogandomi su ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, e sul perché.
Inutile dire che, gira e rigira, arrivavo a colpevolizzarmi del fallimento, dell’incapacità di riuscire a portare a termine un compito così importante e atavico.
Inutile dire che, ancora oggi, nei momenti in cui meno me lo aspetto, vengo assalita da una tristezza inesauribile, sempre pronta a darmi un pugno nella pancia… proprio lì dove c’è stato il vuoto.
Sono stata comunque fortunata, perché poi, più avanti, sono rimasta di nuovo incinta ed ora ho una bambina meravigliosa e piena di vita che mi ripaga ogni giorno di ogni sofferenza, che è la luce e la gioia della mia vita.
Sono stata comunque fortunata, perché il mio compagno (ora marito) e mia madre mi sono stati molto vicini e con il loro amore e supporto fisico e morale, mi hanno aiutata a ritrovare la forza e le motivazioni.
Sono stata comunque fortunata perché di base ho un equilibrio molto forte che mi ha sorretta nei momenti più critici e perché sono fatalista e mi sono convinta che forse quella vita non doveva essere, se non è stata.
Ma il dolore è sempre là, in fondo.
Non so nemmeno se sia giusto cercare di superarlo e far finta che non sia mai successo nulla.
Credo che le sofferenze, purtroppo, debbano far parte del bagaglio dell’essere umano e che ci aiutino nei nostri percorsi di crescita e di evoluzione.
Qualcuna riesce a farsene una ragione e ad andare avanti, in qualche modo.
Qualcun altra no, non è in grado di reggere un fardello così pesante.
Forse perché non ha nessuno con cui condividerne il peso.
......
by MoiSimplement | categoria:famiglia, tristesse, atrocità , cestmoi, incazzosità varie |
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Tra l’altro, credo che la ASL del mio paesello sia l’unico posto in Lombardia dove non accettano prenotazioni telefoniche per le visite dentistiche dei bambini. Devi andarci di persona (eh!).
Ecco perché avevo passato più di un’ora tra sito internet e paginegialleebianche, cristonando, che non trovavo uno straccio di numero telefonico per le prenotazioni. Poi uno è snervato.
Comunque.
Stamattina riesco a passare finalmente alla ASL per prendere sto appuntamento.
Con cotante premesse si arriva lì già un po’ alterati, senza contare che è mattina presto e sapendo che questo “fuori programma” costerà pure il travaso di bile più tardi, quando ci si metterà in macchina per andare a lavorare a una trentina di km da lì.
Poi ci si sente rispondere, nemmeno tanto gentilmente, che le prenotazioni sono bloccate perché ci sono visite fissate fino alla fine di aprile e poi nemmeno si sa quando si riapriranno ste minchia di prenotazioni perché i medici ancora non hanno comunicato la disponibilità dell’agenda di maggio.
Le alternative a questo punto sono due, anzi tre: o ti parte un’embolo delle dimensioni di un’arancia e metti le mani al collo dell’impiegata, o ripieghi sul privato che nel giro di 3 giorni ti fa la visita, oppure, come tutti gli italiani medi, ricorri “alle conoscenze”.
Scartate le prime due, avrei potuto passare oggi stesso nel pomeriggio, per dire.
Dico io, ma è normale sta cosa?
Risalendo in macchina per andare in ufficio, ascolto la radio. Telefonata di un’ascoltatrice nel programma di Platinette che, tranquilla come una pasqua, racconta di avere 19 anni e che per mantenersi gli studi universitari fa “l’accompagnatrice” per manager e uomini d’affari. Dice che li accalappia attraverso un sito internet, che sa perfettamente che la cosa non è del tutto legale, ma che se ne frega. Precisa anche che lei sceglie e si prende la libertà di “accompagnare” solo quelli che le piacciono fisicamente ammettendo che questo “passatempo” le piace pure, oltre ad essere molto remunerativo (un botto di soldi ovviamente tutto cash e in nero).
Aggiunge per completezza di informazione che dei regali non se ne fa niente, anzi li rifiuta… o soldi o ciccia.
Ovviamente la famiglia non ne sa niente, così come gli amici.
E’ single e quindi non deve rendere conto a nessuno di questi suoi comportamenti.
No comment.
Quello Stronzo (che dire stronzo è come fare un torto alla merda, e la esse maiuscola è solo per indicare che lo è per eccellenza) si permette di fare battute di pessimo gusto sui precari che gli chiedono quali siano le sue proposte, rispondendo di sposare il figlio di Berlusconi.
Ora, a parte che di figli maschi mi sembra ne abbia solo due, di cui uno già impegnato, e di figlie femmine magari qualcuna di più, ma credo solo un paio libere e forse ancora troppo piccole… ecco, una volta sistemati quei due o tre culandra che da precari passerebbero come d’incanto alla condizione di ricchi sfondati… agli altri, diciamo alla maggioranza dei ragazzi e quindi delle generazioni future, che razza di messaggi stiamo passando?
Io mi sono rotta le ovaie di sentirmi dire che questa classe politica è quella che ci meritiamo, un po’ come dire che siamo quello che mangiamo, MA ANCHE NO, CAZZO!!!
Io non sono così, mi rifiuto di essere così e mi fa schifo la gente così!
E conosco un sacco di gente che non è così e che non si comporta così.
Siamo veramente rimasti così in pochi?
by MoiSimplement | categoria:tristesse, atrocità , incazzosità varie |
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Non sarà che il titolo di questo blog un po’ di sfiga la porti sul serio?
Mi devo attaccare pure alle cazzate per cercare di darmi delle spiegazioni, perché di risposte concrete a questi fatti, non ne trovo.
Ho lasciato passare qualche giorno perché ero troppo disperata per scriverne qui.
Ma forse avrei dovuto farlo lo stesso.
Non so.
Poi dicono che “quelle sensazioni”, quella sorta di “presagio” che ogni tanto si avvertono, siano tutta questione di autosuggestione e che uno se le inventa a posteriori.
Che dicano.
Però stranamente io ho cominciato ad avvertirla domenica pomeriggio, di due domeniche fa, per altro nel bel mezzo di una occasione molto felice, stavo veramente bene mentre rivedevo delle care amiche dopo tanto tempo: ci siamo ritrovate tutte insieme, con i nostri bimbi e i rispettivi mariti/compagni, avevamo fatto delle torte e chiacchieravamo contente, mentre i bimbi giocavano insieme nel giardino sotto gli occhi dei papà… ed era davvero una gioia per gli occhi e per il cuore.
In una giornata bellissima, con tanto sole e un vento caldo che sembrava primavera inoltrata.
Ma ho cominciato a sentirmi strana, irrequieta, insolitamente sulle spine, quando tutto ciò non avrebbe proprio dovuto essere. Eppure.
Tornando a casa, davanti all’ascensore con la mia piccina in braccio che si era addormentata in macchina, ci siamo imbattuti nei nostri vicini di casa che ultimamente non vedevamo in giro, che stranamente non incontravamo più.
L’impatto è stato decisamente forte: lui seduto su una sedia a rotelle, il viso tutto gonfio che quasi non si vedevano più gli occhi, capelli a chiazze, e uno strano rigonfiamento sul lato sinistro della testa e della guancia… tanto che lì per lì non ho nemmeno capito che fosse lui.
Due parole con lei che lo spingeva e che da dietro la carrozzella mi implorava con gli occhi di non far domande. Un augurio per congedo.
Son rimasta male, molto male… ho cominciato a pensare al peggio a fare le congetture più drammatiche… e quella sensazione di prima si accentuava.
La sera nonostante fossi molto stanca, non riuscivo ad andare a letto.
Continuavo a trovare cose inesistenti da fare, che non potevo rimandare… ballavo in giro per casa nervosa… impotente perché non riuscivo a capire il motivo che mi faceva sentire così.
Alla fine mi sono imposta di andare a dormire, ma ho preso sonno molto più tardi e dopo essermi rigirata per ore nel letto.
Alla mattina, è arrivata inesorabile la tranvata.
Mia mamma mi ha telefonato alle 8, piangente e già avevo il sangue gelato.
Non so con quale velocità mi sono passati un milione di pensieri nella mente nel giro di secondi… mi sembrava di impazzire.
Poi, cercando di calmarsi, mi ha detto che era morto mio zio, suo fratello… mio fratello.
Aveva la mia stessa età, pochi mesi in più, siamo cresciuti insieme come fratello e sorella: mia mamma e mia nonna, per un periodo, sono state incinte insieme.
E noi, nati a poca distanza di tempo, siamo sempre stati legatissimi.
Giocava in palestra a pallavolo, quella domenica sera, con gli amici.
A un certo punto ha sentito un dolore al petto, si è seduto in panchina e gli è scoppiato il cuore, letteralmente. Si è accasciato, l’espressione del viso gli si è completamente stravolta, è diventato tutto blu, era già morto.
Nemmeno i volontari del 118, che caso vuole stessero giocando proprio la stessa partita, intervenuti immediatamente sono riusciti a fare nulla.
E nemmeno con l’intervento dell’ambulanza arrivata in meno di 5 minuti, si è potuto qualcosa.
A bocce semi-ferme, dopo più di una settimana, dico che non si riesce ad accettare facilmente una morte del genere, a 44 anni.
Senza avere mai dato un segno prima, avendo fatto tutti i controlli medici del caso da pochi mesi.
Senza che ci fosse uno straccio di motivo valido, una giustificazione logica.
Sua moglie, le sue figlie, le sue sorelle, suo fratello, io, tutto il resto della famiglia e degli amici e dei colleghi siamo come storditi. Sospesi. Non ci si rende conto. Non pare vero.
C’è questo clima irreale, dopo tante lacrime. Tante proprio.
E in questo stato d’animo, a metà della scorsa settimana, vengo a sapere che anche il nostro vicino di casa è morto, quello della carrozzella.
32 anni, tumore al cervello.
Cosa si può dire o fare? Solo abbracciare chi rimane, far sapere che noi siamo lì, a qualsiasi ora del giorno e della notte, star vicino.
Sono stanca, svuotata, mi sento uno straccio da pavimento.
La piccina sta male, è sempre influenzata, tanta tosse, tanto raffreddore, non va in bagno.
E’ a casa dall’asilo da qualche giorno e chissà per quanto ne avremo ancora.
Mio marito, non è in condizioni migliori, si trascina letteralmente, ma fa il duro perché non vuole far vedere che sta male e che deve essere il punto fermo per me, che mi ci posso appoggiare.
Per concludere la settimana, venerdì scorso un bel day-hospital per gli esami di pre-ricovero.
L’intervento al 3 aprile.
Vaffanculo, lo posso dire?
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