Di quella durezza di marmo lucido.
Che se ci sbatti contro, non attutisce nemmeno un po’ il colpo e ti fai proprio tanto male.
Non so perché, questa volta non c’ero. Di solito ci sono, questa volta no.
Forse sentivo anch’io il dolore, la tensione, la sospensione.
Ero frustrata anch’io nel non saper cosa fare, se fare ed eventualmente come. Forse.
Però il mio nervosismo, la mia rabbia, il mio scattare per ogni cazzata li ha sentiti anche la piccina e, di questo soprattutto, mi dispiaccio.
Anche se certe cose sono state dette e per quanto mi riguarda le parole HANNO un peso, penso che forse, col tempo, una se ne deve fare una ragione, anche perché non avendo fatto nulla di male e sentendomi pulita...
(A differenza vostra.)
Anche se tua madre ti ha ignorato per tutta la vita, ti ha fatto sempre sentire un peso, ti ha lasciato crescere solo, ti ha rinfacciato cose di cui non hai colpa e ti ha sempre ribadito che ha provato a non farti nascere in tutti i modi… quando muore, un po’ di vuoto dentro te lo lascia.
E malgrado tutto, tu avresti anche voluto esserci a salutarla per l’ultima volta, ma hai anche la fortuna di avere una sorella che ha fatto di tutto per impedirtelo.
Per altro dai racconti degli altri parenti, vieni a sapere che è stato davvero un funerale drammatico per tutta un’altra serie di motivazioni davvero ignobili.
Ma insomma, dico io, nessuno merita una fine così squallida.
Alla fine a me, cretina, umanamente dispiace comunque.
E vederti per settimane a mangiarti il fegato e a non trovare il modo di venire a patti con il tuo stare male, mi ha reso negativa, nevrotica, irascibile.
Ero arrabbiata con lei, con loro. Lo sono ancora.
Non tanto per quello che hanno detto e fatto a me, quanto per come ti hanno sempre trattato, per il male che consapevolmente ti hanno sempre fatto.
Però ieri sera ci siamo ritrovati. Abbracciati e confortati. Parlati.
Ci amiamo, io ci sono.
Spero che possa bastarti.