mercoledì, 06 maggio 2009,12:26

La risposta non potrebbe essere che NO.

Ma in realtà non è neanche così, diciamo che la più corretta potrebbe essere A TRATTI (rari).
In fondo, mi chiedo, che cosa mi manca, che cosa voglio di più?

Ho una bella famiglia, una figlia splendida, sana, intelligente; un marito che mi adora; ho un lavoro, che di questi tempi, bisogna solo baciarsi i gomiti… anche se vomiti bile dalla mattina alla sera per quello che vedi e per l’ambiente in cui ti trovi, ma che pur sempre mi permette di condurre una vita tutto sommato senza troppe rinunce; ho la mia casa (no, è ancora della banca a ben vedere, ma non sottilizziamo); ho degli amici, pochi, che mi vogliono bene.
Tutto sommato sono fortunata, mi trovo in condizioni privilegiate rispetto a molti che ho intorno, direttamente o indirettamente.
L’altro giorno una mia collega a bruciapelo mi ha chiesto: “ma insomma, si può sapere di che cazzo ti lamenti?” e la cosa mi ha fatto riflettere.

Già di che cazzo mi lamento io?

Si, perché tutto il preambolo verte su di me, la mia famiglia e il mio piccolo mondo.
Ma io sono anche e soprattutto parte di una comunità in senso ampio, sono cittadina italiana, sono elemento di un popolo.
Sono parte di un meccanismo economico, sociale e politico mio malgrado.

E allora, quello che mi rattrista e mi amareggia profondamente è proprio la situazione generale.

Quello che vedo, sento e capto… mi mette a disagio, in imbarazzo. Mi fa infuriare, indignare e protestare.

I concetti di base sono:
- calcare molto sull’aspetto gossipparo e sul “buttiamola in caciara” di tutta la questione politica/sociale/economica di questo Paese, senza mai andare a fondo seriamente sulle questioni importanti, così non vi rendete conto, inetti e inebetiti, di come ve lo buttiamo in culo mentre siete distratti dalle cazzate; e qui, l'onda lunga della TV commerciale è arrivata benissimo e ha fatto proprio il suo dovere, no?

- calcare molto sull’aspetto dell’intervento concreto e dei “fatti non parole” (tipo dopo la tragedia del terremoto, che noi sì che ci sappiamo fare mica quei morti-in-piedi dei comunisti! - o altre amenità del tipo social-card, oddìo adesso vomito)

 

E l’elenco potrebbe continuare a lungo… non ne ho voglia, mettetecene voi che tanto no si sbaglia.

 

Ecco di cosa mi lamento, di cos’è che mi rende profondamente infelice e scoraggiata.

Del fatto che stanno affossando un Paese, i suoi valori, le conquiste sociali che hanno richiesto sacrifici, lotte, sangue… che non ci sono prospettive per il futuro, che la scuola pubblica venga continuamente delegittimata, che i giovani non vengano messi in condizione di condurre una vita normale e di avere un minimo di indipendenza, che si vogliano scientemente abolire termini e concetti come “rispetto”, “tolleranza”, “diritti fondamentali”; che si permetta al vaticano di governare indisturbato o di mettere bocca pesantemente su ogni questione riguardante le scelte politiche; che abbiano priorità assoluta l’immagine e l’avere invece che il contenuto e l’essere; che si stia creando apposta un vuoto pneumatico, un appiattimento culturale e una omologazione preoccupante, che la volgarità imperi sovrana...
E la cosa che più mi rattrista è che la maggior parte delle persone che hanno scelto e votato questo governo, e sono tantissime, ancora non abbiano capito realmente la gravità delle azioni che ha messo in atto da quando si è insiediato e i danni che si ripercuotono e ripercuoteranno per chissà quanti anni…

 

Mi chiedo, può quindi esistere la mia isola felice in mezzo a un mare di merda?
lunedì, 26 gennaio 2009,11:11

 

APPELLO A CUI ADERISCO

se vi va, andate a leggere, grazie.

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mercoledì, 17 settembre 2008,11:15

 

sono senza parole.

CARREFOUR  DI  ASSAGO

(grazie per la dritta di Stefanone ! che ho trovato nel blog di Ehvvivi )

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mercoledì, 23 luglio 2008,13:01

Ho letto, devo dire con orrore allo stato puro, l'articolo che c'è oggi nella home di Repubblica sulla simulazione della pena di morte via sedia elettrica con apposito manichino di lattice, quale nuova attrazione nel luna park dell'Idroscalo.

Riflettevo che forse sono io che mi pongo male o ragiono da ingenua, che non viaggio alla stessa velocità del mondo in cui vivo, ma non mi passerebbe nemmeno per l'anticamera del cervello di mettere un euro nella gettoniera per assistere a uno spettacolo del genere, figuriamoci poi a portarci un bambino.
Che pare che invece si divertano come pazzi a vederlo.
E non solo loro.

Per non parlare dell'opinabile moralità del giostraio, che gongola vantandosi di essere già rientrato dell'investimento.

Come si può pensare di considerare "divertimento", una esecuzione?
Evidentemente la legge del mercato insegna che se c'è l'offerta, esiste la domanda.

Io mi rifiuto di far parte della domanda e del punto interrogativo.
E inorridisco al pensiero di essere circondata da gente che, magari anche frequento, invece, trova la cosa assolutamente normale.
Ho paura perché stiamo pericolosamente rovinando giù per una china di cui non scorgo la fine.
Ho paura perché non voglio vivere in un mondo di persone che crescono con l'idea che veder morire qualcuno per mano del boia sia "divertente".
Ho paura perché se anche fosse una via per esorcizzare le proprie paure, è la via sbagliata.
Ho paura perché nessuno dà più il giusto valore alla vita, in generale.

*******************

apdéit del 25/7/08 - mattinata:
ho letto che hanno disposto il sequestro dell'attrezzo.
emmenomale! ci voleva tanto?
ho letto anche che hanno indagato il giostraio, che pare abbia dichiarato che se lo aspettava, col moralismo che c'è in Italia.
no, ma dico io, certa gente andrebbe presa a mazzate sulle gengive...


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mercoledì, 11 giugno 2008,12:57

Per me (ma presumo anche per lei) è come recidere una seconda volta il cordone ombelicale.
Prevedo tempi dure e crisi isteriche come se piovesse.

Devo assolutamente trovare quella foto dove ne ha in bocca due contemporaneamente.

p.s. "tranne uno", non per ogni evenienza ma solo per ricordo.

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lunedì, 12 maggio 2008,15:51

quindi io ho firmato l'appello per la destinazione del 8X1000

Se vi sentite minimamente sensibili / zzati anche voi e magari avete voglia e tempo per approfondire l'argomento, io vi metto un buon link

temi.repubblica.it/micromega-online/

 

invece per quanto riguarda la destinazione del 5X1000, viste le ultime catastrofi naturali che naturalmente colpiscono sempre i posti del mondo dove già qualche problema di base in più c'è... io penso soprattutto ai bambini

www.savethechildren.it/2003/sostieni/cinquepermille.asp





venerdì, 09 maggio 2008,12:57

Di quella durezza di marmo lucido.
Che se ci sbatti contro, non attutisce nemmeno un po’ il colpo e ti fai proprio tanto male.
Non so perché, questa volta non c’ero. Di solito ci sono, questa volta no.

Forse sentivo anch’io il dolore, la tensione, la sospensione.
Ero frustrata anch’io nel non saper cosa fare, se fare ed eventualmente come. Forse.
Però il mio nervosismo, la mia rabbia, il mio scattare per ogni cazzata li ha sentiti anche la piccina e, di questo soprattutto, mi dispiaccio.

Anche se certe cose sono state dette e per quanto mi riguarda le parole HANNO un peso, penso che forse, col tempo, una se ne deve fare una ragione, anche perché non avendo fatto nulla di male e sentendomi pulita...
(A differenza vostra.)

Anche se tua madre ti ha ignorato per tutta la vita, ti ha fatto sempre sentire un peso, ti ha lasciato crescere solo, ti ha rinfacciato cose di cui non hai colpa e ti ha sempre ribadito che ha provato a non farti nascere in tutti i modi… quando muore, un po’ di vuoto dentro te lo lascia.

E malgrado tutto, tu avresti anche voluto esserci a salutarla per l’ultima volta, ma hai anche la fortuna di avere una sorella che ha fatto di tutto per impedirtelo.
Per altro dai racconti degli altri parenti, vieni a sapere che è stato davvero un funerale drammatico per tutta un’altra serie di motivazioni davvero ignobili.

Ma insomma, dico io, nessuno merita una fine così squallida.

Alla fine a me, cretina, umanamente dispiace comunque.
E vederti per settimane a mangiarti il fegato e a non trovare il modo di venire a patti con il tuo stare male, mi ha reso negativa, nevrotica, irascibile.
Ero arrabbiata con lei, con loro. Lo sono ancora.

Non tanto per quello che hanno detto e fatto a me, quanto per come ti hanno sempre trattato, per il male che consapevolmente ti hanno sempre fatto.
Però ieri sera ci siamo ritrovati. Abbracciati e confortati. Parlati.
Ci amiamo, io ci sono.
Spero che possa bastarti.

giovedì, 27 marzo 2008,16:05

Tempo fa, scrissi quello che metterò qui, poche righe più sotto.

Allora il pretesto era dare una risposta (più che altro a me stessa) ad una domanda ben precisa, posta in condizioni un po' inusuali.
La domanda era: avete mai avuto nella vostra vita un grande dolore e, se si, siete riusciti a superarlo, e come?

Oggi, invece, è uno dei tanti giorni in cui mi è capitato di ricordare, purtroppo a seguito di una dichiarazione a dir poco delirante che ho letto sulla homepage del Corriere.
Vorrei riproporla qui e dedicarla soprattutto a due persone, che scelgo solo quali esempi più rappresentativi di una corrente di pensiero oscurantista prepotentemente ri-emergente e molto, molto preoccupante:

- quella specie di decerebrato integralista che spero ardentemente non ci ritroveremo in qualità di nuovo ministro della salute

- quella specie di decerebrato integralista che ci ritroviamo da ormai troppo tempo in qualità di presidente della regione lombardia
perché, a detta di queste menti eccelse corredate da "animi sensibili" (e di tutti i loro accoliti, protetti, raccomandati) e comunque di chi "condivide" il concetto, abortire è come andare a farsi un happy hour.

Certo, la situazione che sto per descrivere è molto diversa perché io non avevo certo "scelto".
Ma, a parte alcuni casi patologici, credo che le conseguenze di questo atto, più che altro psichiche ed emotive, non siano molto diverse anche per quelle donne che, invece, "scelgono di".


Non so se l’ho superato, il mio dolore.
Prima di questo, credevo di averne provati di molto duri. Ma non era affatto così.
Alcuni anni fa, sono rimasta incinta e avere un figlio era la cosa che più desideravo al mondo, essendo ormai già abbastanza avanti con l’età ed avendo più o meno già realizzato alcuni tra gli obiettivi di vita e professionali che mi ero posta.
Desideravo un figlio più di ogni cosa, da molti anni, ma per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare, non ero mai riuscita nell’intento.
Inaspettatamente però è successo, avrei potuto dire “un dono del cielo” se fossi stata credente.
Purtroppo però, non ho mai saputo per quali cause, dopo poche settimane ho avuto un aborto spontaneo.
E ho capito cosa fosse la devastazione.
Ho conosciuto uno smarrimento e una lacerazione che mai avrei nemmeno lontanamente pensato di poter provare e che hanno minato seriamente il mio equilibrio psico-fisico.
Inutile dire che mi straziavo mille volte al giorno, interrogandomi su ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, e sul perché.
Inutile dire che, gira e rigira, arrivavo a colpevolizzarmi del fallimento, dell’incapacità di riuscire a portare a termine un compito così importante e atavico.
Inutile dire che, ancora oggi, nei momenti in cui meno me lo aspetto, vengo assalita da una tristezza inesauribile, sempre pronta a darmi un pugno nella pancia… proprio lì dove c’è stato il vuoto.
Sono stata comunque fortunata, perché poi, più avanti, sono rimasta di nuovo incinta ed ora ho una bambina meravigliosa e piena di vita che mi ripaga ogni giorno di ogni sofferenza, che è la luce e la gioia della mia vita.
Sono stata comunque fortunata, perché il mio compagno (ora marito) e mia madre mi sono stati molto vicini e con il loro amore e supporto fisico e morale, mi hanno aiutata a ritrovare la forza e le motivazioni.
Sono stata comunque fortunata perché di base ho un equilibrio molto forte che mi ha sorretta nei momenti più critici e perché sono fatalista e mi sono convinta che forse quella vita non doveva essere, se non è stata.
Ma il dolore è sempre là, in fondo.
Non so nemmeno se sia giusto cercare di superarlo e far finta che non sia mai successo nulla.
Credo che le sofferenze, purtroppo, debbano far parte del bagaglio dell’essere umano e che ci aiutino nei nostri percorsi di crescita e di evoluzione.
Qualcuna riesce a farsene una ragione e ad andare avanti, in qualche modo.
Qualcun altra no,  non è in grado di reggere un fardello così pesante.
Forse perché non ha nessuno con cui condividerne il peso.

......


venerdì, 14 marzo 2008,16:41

Tra l’altro, credo che la ASL del mio paesello sia l’unico posto in Lombardia dove non accettano prenotazioni telefoniche per le visite dentistiche dei bambini. Devi andarci di persona (eh!).
Ecco perché avevo passato più di un’ora tra sito internet e paginegialleebianche, cristonando, che non trovavo uno straccio di numero telefonico per le prenotazioni. Poi uno è snervato.
Comunque.

Stamattina riesco a passare finalmente alla ASL per prendere sto appuntamento.

Con cotante premesse si arriva lì già un po’ alterati, senza contare che è mattina presto e sapendo che questo “fuori programma” costerà pure il travaso di bile più tardi, quando ci si metterà in macchina per andare a lavorare a una trentina di km da lì.

Poi ci si sente rispondere, nemmeno tanto gentilmente, che le prenotazioni sono bloccate perché ci sono visite fissate fino alla fine di aprile e poi nemmeno si sa quando si riapriranno ste minchia di prenotazioni perché i medici ancora non hanno comunicato la disponibilità dell’agenda di maggio.

Le alternative a questo punto sono due, anzi tre: o ti parte un’embolo delle dimensioni di un’arancia e metti le mani al collo dell’impiegata, o ripieghi sul privato che nel giro di 3 giorni ti fa la visita, oppure, come tutti gli italiani medi, ricorri “alle conoscenze”.
Scartate le prime due, avrei potuto passare oggi stesso nel pomeriggio, per dire.

Dico io, ma è normale sta cosa?

Risalendo in macchina per andare in ufficio, ascolto la radio. Telefonata di un’ascoltatrice nel programma di Platinette che, tranquilla come una pasqua, racconta di avere 19 anni e che per mantenersi gli studi universitari fa “l’accompagnatrice” per manager e uomini d’affari. Dice che li accalappia attraverso un sito internet, che sa perfettamente che la cosa non è del tutto legale, ma che se ne frega. Precisa anche che lei sceglie e si prende la libertà di “accompagnare” solo quelli che le piacciono fisicamente ammettendo che questo “passatempo” le piace pure, oltre ad essere molto remunerativo (un botto di soldi ovviamente tutto cash e in nero).
Aggiunge per completezza di informazione che dei regali non se ne fa niente, anzi li rifiuta… o soldi o ciccia.

Ovviamente la famiglia non ne sa niente, così come gli amici.

E’ single e quindi non deve rendere conto a nessuno di questi suoi comportamenti.
No comment.

Quello Stronzo (che dire stronzo è come fare un torto alla merda, e la esse maiuscola è solo per indicare che lo è per eccellenza) si permette di fare battute di pessimo gusto sui precari che gli chiedono quali siano le sue proposte, rispondendo di sposare il figlio di Berlusconi.
Ora, a parte che di figli maschi mi sembra ne abbia solo due, di cui uno già impegnato, e di figlie femmine magari qualcuna di più, ma credo solo un paio libere e forse ancora troppo piccole… ecco, una volta sistemati quei due o tre culandra che da precari passerebbero come d’incanto alla condizione di ricchi sfondati… agli altri, diciamo alla maggioranza dei ragazzi e quindi delle generazioni future, che razza di messaggi stiamo passando?

Io mi sono rotta le ovaie di sentirmi dire che questa classe politica è quella che ci meritiamo, un po’ come dire che siamo quello che mangiamo, MA ANCHE NO, CAZZO!!!

Io non sono così, mi rifiuto di essere così e mi fa schifo la gente così!
E conosco un sacco di gente che non è così e che non si comporta così.
Siamo veramente rimasti così in pochi?

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giovedì, 21 febbraio 2008,10:50

Con l'aria che tira, credo che dovremmo tutti impegnarci e fare qualcosa di concreto oltre che indignarsi.

Io ci provo, nel mio piccolo.

http://blog.libero.it/manualeperdonne/4096049.html

qui si sta facendo qualcosa di bello.

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martedì, 08 gennaio 2008,12:57

Niente, è che ieri mi sentivo qualche cosa dentro.
Nulla di più di una sensazione di disagio, di fastidio pungente, lo dico? quasi di presagio... ma era tutto così vago, così confuso.

Mi esce quella roba sull'anno sabbatico, sul fare ciò che si desidera e che si sente dentro, il tempo che passa e altre minchiate sonore... la scrivo.
Non mi sento meglio, ma l'ho tirata fuori.

Poi mi squilla il cellulare e Stefania piangendo mi dice che è morto suo marito.
Incidente sul lavoro.
E' rimasto schiacciato tra la motrice e il rimorchio del camion mentre faceva la manovra di sgancio per scaricare.
Gelata.

Stefania è ucraina, ha trentanni e un cucciolo di cinque.
Non ha più i suoi genitori.
Ha due sorelle che vivono in Italia, ma con le quali non ha rapporti stretti.
Non ha più nessuno al suo Paese.
Non ha un lavoro.

Ma soprattutto, non ha più suo marito. 

E' da ieri pomeriggio che non riesco a pensare ad altro e mi viene solo da piangere.
Stamattina l'ho incontrata all'asilo, nonostante tutto, ha accompagnato il suo bimbo come gli altri giorni.
Mi ha abbracciata forte e ha pianto, non so per quanto tempo.
Con lui che guardava completamente smarrito.
E' stata una cosa straziante.

Sto pensando a come poterla aiutare, dopo, quando dovrà tirare su la testa e cominciare a vivere, da sola.
Mica è facile, ma ci devo provare.


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venerdì, 16 novembre 2007,15:16

Mio marito ieri mi ha detto che quando tutta questa storia* sarà finita, tornerò a stare bene di salute.
Io un po’ voglio crederci, ma sono scettica soprattutto perché questa storia* non avrà mai una fine vera.
Sarei io che dovrei mettere un punto e andare a capo.
Peccato che non ci riesca, nonostante tutto.

Nel frattempo mi invento ogni giorno la qualsiasi per cercare di tirare avanti nel miglior modo possibile, dato che non posso ancora teletrasportarmi in un altro mondo.

E comunque, detto fuori dai denti, mi sto cagando addosso.
Nei primi giorni di dicembre farò sta maledetta risonanza magnetica e poi non so quanto tempo ci vorrà per avere i risultati.
Magari mi faranno il regalino di natale.
E speriamo che sia bello.







* questa storia è complicata, mio papà sta seriamente compromettendo la mia serenità e quella della mia famiglia causa di un problema di salute mentale. e io sto sclerando (per questo e per tutto il resto messo insieme)

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mercoledì, 31 ottobre 2007,12:06

Non è uno dei miei periodi migliori, e vabè.
Basta esserne consapevoli e comunque, per il carattere che ho, prima o poi mi stufo dello stato d’animo da piangina e mi do una mossa… poi le cose cambiano, lo so.

 

Proprio uno dei giorni scorsi mi stavo dicendo un po’ sovrapensiero che era un bel po’ che non avevo notizie dal mio ex marito, ma poi sempre un po’ sovrapensiero  me ne sono anche strafregata. Anche perché, mi dicevo, evidentemente se non gliene frega un cazzo di sapere qualcosa, perché dovrei preoccuparmene io?
Se avrà voglia, stavolta, si farà sentire lui per primo, io no.

E poi subito dopo, sempre sovrapensiero, mi sono chiesta malignamente “chissà come sta quella strega di sua madre?” rispondendomi più o meno “benissimo, starà gioendo attaccata al bambino peggio di una cozza al suo scoglio, ora che è di nuovo singòl” (ndr: per la seconda volta).

Ecco certe volte potrei fare anche a meno.
Di essere così stronza, intendevo.

Lunedì sera mi ha telefonato lui.
Sua mamma è ricoverata in una clinica per cerebrolesi, dopo aver subito due interventi al cervello a causa di un tumore, in stato più o meno vegetativo. Non riconosce praticamente più nessuno, gli sprazzi di lucidità sono rarissimi e brevissimi.
Speranze?
I medici dicono che non sanno se recupererà qualcosa, quanto, come e quando.
Lui è devastato, comprensibilmente.

Mancava solo questa.
E io mi sento una merdaccia.


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mercoledì, 19 settembre 2007,16:12
L'iscrizione l'ho fatta.

Ecco adesso il più e trascinarmivicisimicivi, a quel corso.
venerdì, 14 settembre 2007,11:10

 

evito commenti che sarebbero scancheri pesanti.
porcodiquaeporcodilà. 

entro le ore 19.00 di oggi sarò iscritta al corso di acquagym.

martedì, 11 settembre 2007,10:20
lunedì, 10 settembre 2007,18:28

mi iscrivo al corso di acquagym.

che poi resta da vedere quando ci andrò.

lunedì, 10 settembre 2007,18:24
by MoiSimplement | categoria:atrocità, balance, losportquestosconosciuto, parblé | Link | commenti (popup) | commenti
lunedì, 30 luglio 2007,17:45

Il problema è che nessuno capisce me.
O meglio, si dà per scontato che tanto io ce la faccio, in qualche modo.

Che poi è colpa mia, perché se nella vita avessi provato ad essere un po' meno altruista e avessi imparato che a un certo punto è necessario mandare a cagare, per la propria sopravvivenza intendo, e non addossarsi tutte le responsabilità del mondo, probabilmente non sarei qui adesso a dover affrontare situazioni al limite, paradossali.

 Perché se tua madre, oltre a dover vivere con uno che fa vedere i sorci verdi ogni 5 minuti, che le ha fatto fare una vita di merda sempre ( e non solo a lei ), se ne esce con una frase del tipo "eh non è colpa di nessuno, ma chi ci va di mezzo sono sempre io" sottintendendo che sarebbe gradito che io continuassi ad ingoiare i rospi vivi come ho fatto fino ad oggi senza fare un plissé e che facessi finta che non è successo niente, solo perché lei soffre che non ci si vede più spesso come prima o che ci si senta meno anche al telefono.... insomma io pur capendo che lei stia male, vorrei sapere perché nessuno mai si chieda io come cazzo sto.

Non sono più disposta a vivere la mia vita in funzione delle mattane di mio padre, se lui per primo non riconosce di avere un problema serio e di curarsi.
Ho passato la mia esistenza a compiacere lui in primis, mia madre e poi chiunque al mondo tranne che me stessa per poi ritrovarmi adesso a mordermi non solo le mani ma anche i gomiti.
Mi dispiace, ma sono alla frutta e non ho più voglia di fare buon viso a cattivo gioco.

Non sono più disposta a far finta che non sia successo niente, che certe cose non siano state dette e certe altre fatte... Perciò non mi ritengo responsabile.
Lui ha fatto una scelta ben precisa e da questa ne sono scaturite conseguenze.
Punto.
Sarà bene che tutti comincino a riflettere a partire da qui.

Eccheccazzo.

by MoiSimplement | categoria:mamma, papĂ , atrocitĂ , cestmoi, incazzositĂ  varie | Link | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, 19 luglio 2007,17:51

Riporto, virgolettando, dalla home del Corriere di oggi:

" San Francisco conferenza dedicata alla generazione tecnologica

Email addio, arrivano i social network
Secondo le previsioni la posta virtuale potrebbe avere vita breve nel futuro e finire surclassata da siti come Myspace e Facebook
SAN FRANCISCO, (Stati Uniti) – La vecchia email sta per andare in pensione, o quantomeno sta per farsi da parte, per lasciare posto ai nuovi strumenti sociali che il web offre, ovvero i siti social network. La previsione è dei teenager di Palo Alto * e dei giovani imprenditori di start up ancora al liceo, quelli che il futuro più che prevederlo lo stanno vivendo, quelli che «fanno tendenza» (come si dice in gergo). E' quanto è emerso da una conferenza tenutasi a San Francisco e dedicata alla generazione tecnologica. Loro sono quelli che Murdoch chiamerebbe i nativamente digitali, giovanissimi Ceo di piccole aziende o animatori di siti sociali che su CNet dicono la loro sui nuovi strumenti di comunicazione e aggregazione che passano per la rete.
UN «COCCODRILLO» GIA' SCRITTO – In realtà è ormai da tempo che viene celebrata la morte futura della posta elettronica, di volta in volta a favore dell'instant messaging, del VoIP o del text messaging. Ma poi alla fine la mail regge sempre. Questa volta però, a sentir parlare i cosiddetti «early adopter» (nel linguaggio del marketing, i primi ad adottare un comportamento) siamo arrivati veramente a una svolta e gli eredi della posta virtuale sono Myspace, Facebook e compagnia bella. Come sempre il linguaggio arriva prima e nella Valle del Silicio(**)  si usa già dire «I Myspace'd» oppure «I Facebook'ed you», per dire ti ho contattato su un sito social.  (1)
LE DICHIARAZIONI – Secondo Martina Butler, che è intervenuta alla conferenza, ormai quando si dice «ti ho scritto una mail» in realtà si intende «ti ho contattato su un social network». Dello stesso parere è Craig Sherman, Ceo di Gaia Online, una start up di adolescenti della generazione web 2.0 che di sè stessi dicono: «Se guardi noi scoprirai cosa farà il mondo nei prossimi 5 anni». (2)  Le interviste ai giovanissimi protagonisti della rivoluzione tecnologica e comunicativa sono tante e pochissimi di loro difendono la vecchia mail. Tengono invece gli Sms, sempre più diffusi e capillari. Secondo Jupiter Reasearch l'80 per cento degli adolescenti con il cellulare «si messaggia». E chiaramente gli under 18 utilizzano Facebook o Myspace anche attraverso il proprio telefonino.
Emanuela Di Pasqua
19 luglio 2007 "

 

(1)  solo a vedere scritta una cosa così, mi viene voglia di picchiare forte qualcuno... se poi mi figuro un qualsiasi pirla che parla così per davvero... utilizzerei con tutta la veemenza di cui dispongo una pesante mazza chiodata sulle sue gengive

(2) dopo un attento esame di coscienza, mi domando per quale motivo fino ad ora ho buttato la mia vita nel cesso. adesso che mi avete messo a parte di questa rivelazione, tutto ciò per cui ho vissuto e in cui ho sempre creduto diviene improvvisamente privo di senso.

(*) dove dovreste tutti appendervi con una bella corda intorno al collo, con un nodo scorsoio molto molto trendy

(**) che poi tradurre dall'inglese questo nome in questo articolo mi sembra un pelo fuori luogo


mi sento vecchia e molto aut.

by MoiSimplement | categoria:atrocitĂ , tecnologicamenteparlando | Link | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 19 luglio 2007,12:05

non so perché mi è venuto in mente, ma insomma forse se lo scrivo qui poi esce per sempre dalla mia mente bacata e io sto più tranquilla.

forse eh.

comunque, pensavo a quando ero piccola che avevo tipo 4 o 5 anni non di più e stavo spesso con mio zio, che ha 8 mesi più di me, e giocavamo a casa sua sotto gli occhi di mia nonna/sua mamma.
litigavamo sempre perché lui era un prepotente, però io lo adoravo.
ma lui si divertiva a farmi cagare addosso e allora andava a prendere il pupazzo di batman che lo accendevi e camminava e gli lampeggivano gli occhi e io tremavo.
però la cosa più atroce era quando andava a prendere le lumache che mia nonna teneva in una scatola di cartone tra la farina di mais e le foglie di insalata, dicevo andava a prendere sti lumaconi e poi accendeva un fiammifero e glielo passava sotto la pancia. ecco io mi sarei buttata giù dal balcone per l'orrore.

ma poi se io lo raccontavo non mi credeva nessuno. e questo mi gettava ancora di più nello sconforto.

per non parlare di quando mozzava la coda alle lucertole. oh, va che ce ne vuole a fare una roba del genere...

ma poi le persone crescono, evolvono e il più delle volte, cambiano. in bene, di solito.
lui è uno di questi. che se ci penso, non so se conosco una persona più buona di lui.

e poi mi dico che tanti bambini, che -nei casi migliori- magari non hanno potuto sfogarsi con spensieratezza al momento giusto anche compiendo gli atti più atroci (tipo come mio zio con le lumache o le lucertole), poi quando crescono non sono sereni. non trovano pace. sono molto disturbati.
e magari rapiscono le persone, magari stuprano, magari diventano pedofili, o cose così.

magari.

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