mercoledì, 02 settembre 2009,10:35

che ora non ho
e luce nei miei occhi che ora non ho
una direzione giusta che ora non ho..."

non che possa ascoltare molto la radio durante il giorno o lo abbia potuto fare durante le vacanze, però nei rari sprazzi in cui è successo, mandavano quasi sempre la canzone di Neffa.
e non so perché, ma la frase che ho citato mi colpisce nel profondo ad ogni ascolto, anche il più distratto o casuale.
le prime volte mi veniva quasi sempre il magone, adesso meno, ma comunque sono parole che mi toccano.

mi riportano indietro di qualeche anno e mi ci rispecchio in pieno.
c'è stato quel periodo e non riuscivo proprio a venirne fuori.

poi a un certo punto credo di aver fatto pace con me stessa.

non che ora sia tutto rose e fiori, ma almeno sono serena e mi accetto per quello che sono e con tutti i miei limiti.

e un bel chissenefrega non ce lo vogliamo aggiungere?
ma si, certo, perché no.
ma quando fra 1 o 2 anni rileggerò queste minchiate potrò ridere un po' di più di me.





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venerdì, 28 agosto 2009,09:45

-          i tirchi

-          quelli che “non ti preoccupare, ci penso io!” e poi si ciao …

-          quelli che ti parlano mettendosi a 1 cm dal tuo naso
(mai sentito parlare di “spazio vitale”? metti le braccia a cerchio davanti a te all’altezza delle spalle, ecco, quello lì è il limite dove devi stare parlando con me, grazie)

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mercoledì, 06 maggio 2009,12:26

La risposta non potrebbe essere che NO.

Ma in realtà non è neanche così, diciamo che la più corretta potrebbe essere A TRATTI (rari).
In fondo, mi chiedo, che cosa mi manca, che cosa voglio di più?

Ho una bella famiglia, una figlia splendida, sana, intelligente; un marito che mi adora; ho un lavoro, che di questi tempi, bisogna solo baciarsi i gomiti… anche se vomiti bile dalla mattina alla sera per quello che vedi e per l’ambiente in cui ti trovi, ma che pur sempre mi permette di condurre una vita tutto sommato senza troppe rinunce; ho la mia casa (no, è ancora della banca a ben vedere, ma non sottilizziamo); ho degli amici, pochi, che mi vogliono bene.
Tutto sommato sono fortunata, mi trovo in condizioni privilegiate rispetto a molti che ho intorno, direttamente o indirettamente.
L’altro giorno una mia collega a bruciapelo mi ha chiesto: “ma insomma, si può sapere di che cazzo ti lamenti?” e la cosa mi ha fatto riflettere.

Già di che cazzo mi lamento io?

Si, perché tutto il preambolo verte su di me, la mia famiglia e il mio piccolo mondo.
Ma io sono anche e soprattutto parte di una comunità in senso ampio, sono cittadina italiana, sono elemento di un popolo.
Sono parte di un meccanismo economico, sociale e politico mio malgrado.

E allora, quello che mi rattrista e mi amareggia profondamente è proprio la situazione generale.

Quello che vedo, sento e capto… mi mette a disagio, in imbarazzo. Mi fa infuriare, indignare e protestare.

I concetti di base sono:
- calcare molto sull’aspetto gossipparo e sul “buttiamola in caciara” di tutta la questione politica/sociale/economica di questo Paese, senza mai andare a fondo seriamente sulle questioni importanti, così non vi rendete conto, inetti e inebetiti, di come ve lo buttiamo in culo mentre siete distratti dalle cazzate; e qui, l'onda lunga della TV commerciale è arrivata benissimo e ha fatto proprio il suo dovere, no?

- calcare molto sull’aspetto dell’intervento concreto e dei “fatti non parole” (tipo dopo la tragedia del terremoto, che noi sì che ci sappiamo fare mica quei morti-in-piedi dei comunisti! - o altre amenità del tipo social-card, oddìo adesso vomito)

 

E l’elenco potrebbe continuare a lungo… non ne ho voglia, mettetecene voi che tanto no si sbaglia.

 

Ecco di cosa mi lamento, di cos’è che mi rende profondamente infelice e scoraggiata.

Del fatto che stanno affossando un Paese, i suoi valori, le conquiste sociali che hanno richiesto sacrifici, lotte, sangue… che non ci sono prospettive per il futuro, che la scuola pubblica venga continuamente delegittimata, che i giovani non vengano messi in condizione di condurre una vita normale e di avere un minimo di indipendenza, che si vogliano scientemente abolire termini e concetti come “rispetto”, “tolleranza”, “diritti fondamentali”; che si permetta al vaticano di governare indisturbato o di mettere bocca pesantemente su ogni questione riguardante le scelte politiche; che abbiano priorità assoluta l’immagine e l’avere invece che il contenuto e l’essere; che si stia creando apposta un vuoto pneumatico, un appiattimento culturale e una omologazione preoccupante, che la volgarità imperi sovrana...
E la cosa che più mi rattrista è che la maggior parte delle persone che hanno scelto e votato questo governo, e sono tantissime, ancora non abbiano capito realmente la gravità delle azioni che ha messo in atto da quando si è insiediato e i danni che si ripercuotono e ripercuoteranno per chissà quanti anni…

 

Mi chiedo, può quindi esistere la mia isola felice in mezzo a un mare di merda?
venerdì, 13 marzo 2009,15:20

Ieri sulla spiaggia di Finale Ligure, intorno all’ora di pranzo, un sole tiepido e meraviglioso, una brezza marina piacevolmente discreta, l’acqua cristallina con quella schiuma pannosa delle onde morbide, facevano da contorno alla contentezza incontenibile della mia piccina: le brillavano gli occhi, saltellava, correva avanti e indietro lanciando gridolini, rideva e sorrideva attraversata solo dalla sua gran voglia di vivere! Sembrava un fringuellino impazzito.

Sono momenti che non mi voglio dimenticare.

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giovedì, 22 gennaio 2009,12:38

"mamma quando fai la tua festa invitiamo i MIEI amici?"

 

 

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lunedì, 12 gennaio 2009,12:04

 

 

Non so, è un’ipotesi.
Sta di fatto che non sono mai stata così altalenante nell’umore e negli stati d’animo.
Un giorno vedo tutto nero, ma nero come la pece.
Il giorno dopo mi rendo conto che forse ci sono anche i colori chiari.
Forse è il solito vecchio problema delle aspettative fissate troppo in alto, che puntualmente vengono disattese.
Oppure il carico di tensione e stress che sono andata accumulando negli ultimi mesi, anche e soprattutto per il lavoro.
Boh.
Il punto è che io non ce la faccio più. Sono stanca, molto.
Quel che ho sempre detto agli altri, forse ora dovrei farlo io.

Prenderò in seria considerazione la cosa.

Detto questo, ho capito finalmente che uno dei modi per rilassarmi, per staccare un po’… è cucinare.
Avrei anche al proposito delle elucubrazioni psicologiche da quattro soldi, ma lascio perdere.
Però in questi ultimi periodi, complici le feste,  mi sono abbastanza sbizzarrita.
Il trend delle ultime settimane è la gallina ripiena lessata.

Che poi con quel brodo lì si fanno anche dei risotti strepitosi, per non parlar dei tortellini da urlo o le minestrine che hanno il loro perché.
Insomma, ho cucinato in continuazione…

Mi devo dare una calmata.


Anche perché se no ingrasso.

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lunedì, 05 gennaio 2009,11:47

insomma, lo dico?
si dai lo dico. no anzi lo scrivo, perché penso invece che non lo dirò a nessuno.

ho capito che sono una cretina senza speranza.
una scema.
una povera illusa.
ma soprattutto, fondamentalmente una deficente.

non ho voluto ammetterlo mai, ma insomma è venuta l'ora.

e mo che si fa?

ci volevano queste vacanze per capirlo definitivamente e per ammetterlo con me stessa.
non lo so, ci penserò.
se una volta non mi sono voluta rassegnare e ho voluto chuidere un capitolo, nella speranza di aprirne uno nuovo e leggere il mio libro fino in fondo, adesso cosa faccio?
chiudo il libro, gli occhi e anche il cuore?

cosa ho fatto di male?
forse in una vita precedente ho commesso una colpa così grande da espiare anche in questa?

buon anno stocazzo.

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lunedì, 22 dicembre 2008,15:37

L'inizio di un incubo.

Fine ottobre o giù di lì.
"Mamma, la sciviamo sta letterina si o no?"
... "mah, amore, mi sembra un po' presto... manca ancora tanto a Natale, sai?"
"Si ma intanto io so già cosa gli devo chiedere"
..."va beh, però guarda che poi non potrai cambiare idea eh"

Risultato dopo una lotta all'ultimo sangue durata circa una settimana, la richiesta è di SOLO 4 giochi.
Gongolamento, perché non si smuoveva nemmeno con le cannonate dagli iniziali 10.

Peccato che, dando per scontato che tanto era presto e non ho cominciato subito la caccia al tesoro nei negozi e nei centri commerciali o specializzati, quello a cui teneva di più in assoluto era esaurito ovunque, persino dal fornitore stesso medesimo.
Che a dirla così sembra una cazzata.
Poi senti le mamme dell'asilo, le colleghe e le conoscenti con bimbi suppergiù di quell'età, e scopri che TUTTI indistintamente voglio quello. E che lo hanno già comprato da almeno un mese.
A metà novembre i negozianti ti ridono in faccia quando glielo vai a chiedere, come se fossi un'alieno che non vive in questo mondo e che non sappia che i giochi di natale si comprano appena si rientra dalle ferie d'agosto. Se no sei un povero sfigato, no?

Minchia, ho dovuto comprarlo online e farlo arrivare dall'Inghilterra pagandolo ovviamente almeno il 30% in più.

A volte penso davvero di essere deficente e di essermi totalmente rincoglionita e che forse non sto nemmeno facendo il suo bene.

Buon natale eh.

 

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lunedì, 22 dicembre 2008,15:19

Ma insomma è stato un periodo un po' di cacca ecco.
Anzi, di molta cacca.

Non che questa sia una discriminante per scrivere o meno sul blog, ma ci sono certi periodi in cui mi va di scrivere perché, certe cose, anche se negative, me le voglio ricordare possibilmente così come le vivo nel momento e non con le distorsioni operate dalla mente e dai ricordi; mentre in certi altri, non mi va proprio di scrivere, in primis per non tediare me stessa oltre che chi mi legge.

Non ho mai considerato questo strumento come termometro della mia "popolarità", anche se certo non ho mai nascosto che mi faccia piacere avere persone che interagiscono  con me e con certi aneddoti della mia vita, ma semplicemente un po' come una sorta di grande orecchio privato.

Tante volte mi è capitato di pensare ad alcuni di quelli che mi leggono e che mi "commentano, ai loro blog.
E ho capito che ne avevo nostalgia.
Che in fondo avevo nostalgia anche del mio, benché molto mal seguito e mal curato.

Boh.
Ci riprovo, ma non garantisco.

Ciao a tutti e ben ritrovati.

 

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martedì, 07 ottobre 2008,15:23

Insomma ci siamo. Eh!
Pensavo succedesse un po’ più avanti, sono sempre ottimista io, e anche un po’ superficiale a ben vedere, in certe cose, ma oh.
Che cosa mi aspettavo?
Va all’asilo dall’anno scorso, sta insieme a bimbi più grandi e più piccoli di lei per quasi 8 ore al giorno.
A casa nessuno la mette sotto la campana di vetro.
Perciò doveva succedere.
E ieri, mi ha detto la prima bugia, consapevolmente.

Mi è salita la carogna, ma ho cercato di mantenere la calma e di parlarle, di farla ragionare, di metterla in condizione di capire perché certe cose non le deve fare.
Lo so che è ancora piccola, ma è già una bestia… è anarchica, è indipendente, è testarda, non molla mai, ha un carattere d’acciaio e se non si mettono subito dei paletti, di questo andazzo quando andrà in prima elementare ci sbatterà fuori di casa.

E niente, pippone di un’ora, lavaggio del cervello, strappo la promessa che non lo farà più.
Ciò nonostante, le infliggo una punizione adeguata (niente cartoni per la serata) e le dico che ho provato molto dispiacere per come si è comportata e che sono molto arrabbiata, perciò praticamente non le parlo.
Questo per lei è molto peggio delle sculacciate o delle minacce e la manda davvero in crisi.

Probabilmente disturbata da questo diverbio, dalla tensione e dalla situazione cui non è abituata, mentre stiamo camminando tranquillamente per strada mano nella mano, mi dà uno strattone e mi sfugge correndo in mezzo alla strada (pieno centro, ora di punta) alla velocità della luce.
Perdo 10 anni di vita, non so come… evito l’attacco cardiaco, cerco di non svenire dalla paura.

Non so per quale condizione astrale o allineamento favorevole dei pianeti, non passa nemmeno una macchina in quel momento.
Mi riprendo in un nanosecondo, attraverso come un fulmine anch’io, la raggiungo e vedo rosso come i tori: le do una sculacciata che la ribalta. Niente. Ride.

Non ci ho visto più. L’ho presa per il coppino, l’ho sbattuta in macchina e siamo tornate a casa: io nel mutismo più assoluto e lei che cercava in tutti i modi (ma invano) un contatto di qualsiasi tipo.
Meno male che suo padre ha fatto fronte comune e mi ha dato ragione, così lei ha trovato il classico muro di gomma e a un certo punto ha capito che non poteva fare più niente.

Non ha visto i cartoni, non ha avuto compagnia da parte nostra nei suoi giochi, ha mangiato poco e niente e l’ho spedita a letto prestissimo, senza coccole.

Già avevo un rodimento di culo che levati per sta storia… non mi piace arrabbiarmi, non mi piace la tensione, ma purtroppo con sta figlia mi sa che mi dovrò abituare… ci si mette pure mio padre al telefono, che nemmeno sa cosa è successo e sentenzia su come la educhiamo!
Datemi una molotov!
Ho dormito da cani, inutile dire in che stato psico-fisico mi trovi.

Sconfitta, perché pensavo (ingiustamente) che mia figlia non avrebbe mai mentito: ma dove vivo, cazzo? E’ una bambina, che cosa mi aspetto? La perfezione?
Devo solo pensare che sono cose normali, e che il mio ruolo è proprio quello di darle una mano, di indicarle la direzione da prendere, di fare da punto di riferimento.


Vittoria.
In compenso da 4 notti dorme, ma soprattutto si addormenta, completamente senza ciuccio e da due giorni non lo cerca nemmeno più.

(così sono salve anche le mie tette. Forse.)

Presto per cantar definitiva vittoria, ma mi pare che siamo sulla buona strada.


E comunque, anche se in ritardo di pochi giorni:

 

buon compleanno, amore mio!
io ti amo e ti voglio bene anche se ti sgrido e ti redarguisco.
Anzi, è soprattutto in quei momenti, che ti amo molto di più!
Sei una bambina stupenda sotto tutti i punti di vista e… non ti voglio perfetta, ma vera come sei e come sei sempre stata!


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martedì, 30 settembre 2008,15:22

Che questo sia un blog dei cazzi miei è chiaro a tutti, no?
Ecco allora, non ho scritto per un po' per svariati motivi: il sempre attuale "mancanza di tempo", l'evergreen "mancanza di voglia" e il trendyssimo "scaramanzia".

Essì, perché l'abbottonamento è dovuto al fatto che teoricamente dovrebbe verificarsi una bella (?) svolta a livello professionale. E allora insomma ancora non ne parlo per bene.

Però stasera vado là e, sempre teoricamente, dovrei sapere di che morte morire.

E niente.
Con l'intestino annodato, mi accingo a passare questo paio d'ore che mi separano dall'evento.

Aurevoir.

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lunedì, 08 settembre 2008,12:15
Essendo entrata a far parte del club dei cecati, da questa mattina indosso un paio di splendidi occhiali Oliver neri e bianchi sciccosissimi che uso per leggere. Embè.
L'oculista sensibile, mentre mi prescriveva le lenti mi ha pure detto una cosa del tipo: "eh Signora, cosa vuole, è normale... fosse solo per un fatto anagrafico."
Eccerto, vuoi anche darmi un calcio nel culo così mi sento meglio?

E niente, allora siccome io sono un po' pignolina sugli accostamenti di colore, ho adeguato anche la capigliatura.
Ho scurito i capelli e li ho pure tagliati, che quel biondastro schiarito dal sole e dal mare faceva poco pandàn con la montatura.

Perciò, adesso, bene che vada chiunque mi veda sgrana gli occhi.

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lunedì, 01 settembre 2008,12:01

ho realizzato mio malgrado che, appena posso e riesco a guardare un po' di tv, immancabilmente scelgo quel canale.
mi appassiono alle ricette, cerco di imparare qualche trucco, mi riprometto di provare a rifarle, penso alle possibili variazioni rispetto ai nostri gusti, pianifico mentalmente la spesa e in quale occasione provare a far questo o quello...

e poi niente, ci fosse una volta che mi ricordo qualcosa.  

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venerdì, 01 agosto 2008,10:30

E’ stato un anno molto pesante, sotto tutti gli aspetti.
Poi, è inutile girarci intorno, credo di essere io che non sto molto bene e quindi tutto mi gira per il verso sbagliato, mi consuma molta più energia del normale e soprattutto i tempi di recupero (se di recupero si può parlare) non sono misurabili.

Per altro la mazzata che ho preso lavorativamente parlando in queste ultime due settimane mi ha veramente ridotta ai minimi termini.
Non so se si possa arrivare a definire esaurimento, ma è qualcosa di molto simile lo stato in cui mi trovo adesso.

Ieri sera, speravo di ricevere una notizia che mi permettesse di andare in ferie con almeno un capitolo chiuso, e invece mi tocca aspettare ancora almeno fino a metà agosto per sapere qualcosa di definitivo e in ogni caso la fine del mese perché questo si possa eventualmente concretizzare coi fatti. Merda. Però la tendenza sembra positiva.

Ho solo una gran voglia di andarmene via, staccare, stare con mia figlia e mio marito, lontani da tutto questo marasma e riassumere auspicabilmente sembianze quasi umane.

Da domenica prossima, così doverebbe essere. Speriamo.

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lunedì, 28 luglio 2008,15:19

ho come l'impressione di star per cadere dalla padella nella brace.
e non è una bella sensazione.
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venerdì, 25 luglio 2008,12:12


Però sono anche arrivata come si suol dire alla frutta, ma anche all’ammazzacaffè pensandoci bene.

Perché in 3 anni qui ho ingoiato più rospi vivi che in tutta la mia vita.
Perché hai voglia a giustificare qualsiasi mancanza di rispetto, per usare un eufemismo, come sfogo alla pressione cui è sottoposto via via nel corso dell’anno.
Perché non è possibile che non ci sia MAI la possibilità di un dialogo civile, di una spiegazione per le cose che succedono (e che poi ovviamente se non risolte si incancreniscono), solo perché pensa di avere il potere divino e di dover essere venerato e rispettato senza mai nemmeno essere guardato negli occhi dai suoi sottoposti.

Ebbene è da due giorni che nemmeno mi parla, non telefona, non scrive nemmeno una mail.

Mi evita fisicamente e se per caso mi incorcia nel corridoio, mi lancia razzi laser dagli occhi come se volesse incenerirmi.
E tutto solo perché mi sono permessa di rispondergli quello che andava detto in maniera civile ed educata ad una sua email, che se portassi davanti a un giudice del lavoro potrei diventare milionaria e vivere di rendita per il resto della vita.

Il suo problema è che non accetta il confronto, tanto meno il dialogo.
Un altro suo problema è che quando sa perfettamente di essere in torto, si comporta così come in questi giorni, peggio di un bambino a cui hanno portato via il giochino preferito.

Il mio problema invece è che ho sbagliato a non comportarmi così fin dall’inizio e che per il mio solito carattere dimmerda che mi ritrovo, tendo sempre ad essere comprensiva, a tollerare, a giustificare… e lascio passare.
Quindi gli altri a un certo punto danno per scontato che tanto a me va sempre bene tutto e quindi, quelli poco intelligenti, si prendono sempre di più, spostando il limite sempre un po’ più in là.
Questo è un mio enorme difetto.
E lui è uno pochissimo intelligente, da questo punto di vista.
Siccome l’altro giorno mi ha davvero ferita, ha fatto una di quelle cose gravi, che ledono la dignità, che passano il segno… non tanto per i toni che ha usato (che già quelli normalmente basterebbero, ma vabbè) quanto per ciò che le sue parole sottintendevano, tanto che ho dovuto contare fino a 1 milione e mezzo prima di rispondere, ma poi l’ho fatto.
Ed è stata una risposta da manuale.
Ha colpito nel segno.
Ed è quello che mi premeva succedesse.

Per me può anche non parlarmi più fino a che morte non ci separi, che tra l’altro vivo e dormo anche meglio.
Ora il problema è suo.



venerdì, 11 luglio 2008,10:01

So che il fatto di non aggiornare con regolarità il blog potrebbe essere controproducente per i miei innumerevoli e appassionati lettori che, stando alle 10 regole del perfetto blogger che ho letto da qualche parte, si romperebbero i maroni/ovaie e andrebbero altrove.
E, che dire? Mi dispiace/rebbe, è ovvio.
Però vorrei anche non dovermi sentire obbligata a soddisfare aspettative (che non creo volontariamente) di chicchessia, almeno qui.

Settimana scorsa mi è successa una cosa strana forte.
E' che io non ho mai vinto niente in vita mia, di consistente intendo, se si escludono circa 12.000 lire al lotto e mi pare altre 10 o 11 mila lire al superenalotto per un 3 – la valuta delle vincite la dice lunga sulla mia passione per le scommesse – tuttavia, è successo.
Piuttosto scazzatamente, ho accettato l’invito a un happy hour con intrattenimento vario da parte dell’agenzia di viaggi che utilizziamo in ufficio.
Annoiatamente, cercavo di non sbadigliare troppo mentre ero spalmata sul divanetto insieme a due colleghe con le quali assistevamo (attonite) ai numeri più o meno improvvisati di danza del ventre, magia e balletti con drag queen, tra una estrazione di premi e l’altra.
7 i premi ad estrazione previsti da programma.
Robe tipo autonoleggio di una panda a manovella per un weekend, una notte in un albergo figo a Firenze, due notti in un albero figo sup. a roma, due notti in un albergo figo lusso in località a scelta in Italia e via così.

Tant’è che è stato solo alla terza gomitata nel costato da parte della mia collega che ho realizzato che avevano estratto il mio numerino e che si trattava del primo premio!
Ohporcauacca! Trattavasi di soggiorno di quattro giorni in struttura supermegafighissimasuperlusso nel nord della sardegna, per due persone…
ma insomma, ancora non ci credo. Eppure.

 

Che poi a sto aperitivo del menga ci sono potuta andare perché la peste è al mare coi nonni e torna domani, altrimenti la vedevo dura.
E comunque, nonostante il fatto che siamo andati là nei weekend a trovarla e che in fondo stia per tornare, sento la mancanza di quella piccola belva come non mai.
Anelavo da tempo a questi 15 giorni per trovare un po’ di pace e di relax almeno la sera tornando a casa, per stare un po’ di più con mio marito, poter parlare con un po’ di calma e riuscire a finire una frase di senso compiuto, per fare tutte quelle cose che normalmente con lei non riesco a fare, per dormire di più.
Ma insomma mi sento come mutilata se non ce l’ho intorno che mi fracassa le palle, mi sento spersa, spaesata.
Sembriamo due deficienti, la sera, mentre ceniamo e parliamo di lei.
Rincoglionimento genitoriale precoce ancorché senile.

Tra l’altro settimana prossima mi sa che si compie anche il mio prossimo futuro dal punto di vista lavorativo.
Non mi vorrei sbilanciare, ma insomma sarebbe la chiacchierata finale col megaboss e non esistono altri candidati.
E allora, visto il momento, ho deciso di rifiutare l’invito per ieri sera.

Avrei dovuto andare all’inaugurazione di una mostra all’interno dei nuovi uffici della società per cui ho lavorato in passato diversi anni, ma siccome che quella in cui starei per andare ne  è praticamente la diretta concorrente (e, si sa, in questo ambiente non amano avere potenziali concorrenti in mezzo ai piedi), nonché praticamente una specie di succursale strapiena di persone che prima lavoravano nell’altra insieme a me… insomma ecco, anche se mi avrebbe fatto davvero molto piacere andarci e rivedere qualcuno, ho preferito evitare l’eventuale “incidente diplomatico”.

In effetti ho fatto anche bene perché tra tutti i cazzi e i mazzi e le minghiassorete varie, questa settimana il figlio di mio marito ha pensato bene che era giunto il momento di venire a trovare suo padre, dopo ormai più di un anno che non se lo filava nemmeno dipinto.
Ma non perché abbia  avvertito impellente la necessità di rivedere lui ed eventualmente la sua sorellastrina, quanto perché gli faceva molto comodo trovare un punto d’appoggio aggratis prima di partire domenica per un paese mediorientale, dove farà uno stage universitario.
Caro ragazzo eh, ma un filino opportunista.
E quindi, visto che il suo papà, facendo il mestiere che fa, almeno un paio di volete all’anno è coinvolto in prima persona in quelle riunioni globalitotali dove chiamano a raccolta tutti i clienti, li portano a cena, li fanno dormire e il giorno dopo li rinchiudono in una sala riunioni e li martellano con presentazioni e pipponi a non finire, ecco quindi dicevo questa è una delle due volte l'anno e la riunione è proprio tra oggi e domani; perciò il bambino me lo sono dovuto/devo sciropparmelo io (che diciamolo, potevo avere un paio di serate libere per farmi gli stracazzissimi miei una volta tanto e invece ciccia anche stavolta).

Mi pare di non avere nulla da aggiungere adesso.

Casomai se mi venisse in mente qualcos’altro, aggiungo.

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mercoledì, 11 giugno 2008,15:30

sfumature

 

... belli puliti.

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martedì, 10 giugno 2008,17:35

un aperitivo con le mie amiche.
con la musica dal vivo, anche.
che succede ogni millant'anni, ma quella volta lì non ci si fa mancare niente.
son già indecisa se prosecco o mojito, o anche tutteddue.
prima uno poi l'altro e poi in ordine inverso.
e se ancora non saprò, via daccapo.


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venerdì, 30 maggio 2008,11:10

Che poi già lo so che magari domani o fra tre giorni ritornerò serena.
Intanto però, no.
E’ stato bello il weekend a Madrid, a parte il tiempemmerd e il freddo porco (solo noi o Fantozzi possono trovare un tempo così in Spagna a fine maggio), sarebbe forse stato bello ovunque.
Avevamo bisogno di quel tempo per noi, lontani da tutto, e ce lo siamo concesso.

Però poi si torna alla realtà e trovi la piccina ammalata, sotto antibiotico, con le tonsille rosso pomodoro e grosse come due angurie.
Il marito che deve prendere un volo il giorno dopo e rientra solo a fine settimana.
In ufficio lo sclero regna sovrano, in particolare sul mio capo che ne è pervaso fin nelle viscere.

 

Penso a quel colloquio e a cosa ne potrà scaturire.
Se ne vien fuori un’offerta decente, posso dire addìo all’ultima briciola di serenità che mi ero gelosamente custodita per i prossimi mesi.

Cerco di non pensare a tutto ciò che il governo sta mettendo in pista, che mi viene da vomitare.

Sono sconfortata, davvero. Ma non tanto per quello che fanno, che era tutto sommato prevedibile facessero. No.
Lo sconforto mi esplode quando sento le persone che ne parlano in toni entusiastici e che finalmente qualcuno si muove, qualcuno fa qualcosa… eccerto, come no.

Come si fa a non capire, a non VEDERE????

Penso anche che proprio oggi F. avrebbe compiuto 45 anni.
Che amarezza.

Insomma poi è da quando ho aperto gli occhi stamattina che ho una sensazione … come di assorbimento…  che provo quel fastidio nel retro del cervelletto che continua a martellare e non capisco perché.

Poi m’abbaglia un flash.
Ecco, già, il sogno di stanotte.

Molto confuso eh… ma mi ricordo che un direttore del personale del cazzo qualsiasi, che nello specifico doveva essere il mio, mi consegnava una sorta di pergamena arrotolata, scritta in quattro lingue nordiche, che ovviamente non ero minimamente in grado di interpretare.
Ma alla fine capisco che è una lettera di richiamo, in toni pesantissimi e piena di insulti, perché arrivo sempre in ritardo.
E che siccome le regole dello statuto dei lavoratori sono cambiate ma a me nessuno lo ha detto, adesso di richiamo ne basta uno solo e tu sei fuori.
Ecco ero fuori.
Con la mia bella pergamenina arrotolata in mano.
Però ricordo abbastanza bene di avergli detto, in nordico, di infilarsela su per lo sfintere.

venerdì, 02 maggio 2008,10:29

Sta colorando l’anima mia…

Cantava Lucio.
Che per quello che sto provando va bene solo la prima frase della sciansòn, il resto proprio non ci sta. Però mi piace sto attacco, proprio tanto.

E me lo canto e me lo ricanto perché sto pensando che finalmente fra qualche giorno mi godrò un viaggetto con mio marito, soli soli, finalmente.
Che mi vedrò Madrid, che è una vita che ci volevo andare.
Che finalmente potrò starmene fuori fino a tardi, cenare, bere, ascoltare musica, forse ballare… senza sensi di colpa, senza angoscia.
Che ho voglia di vivere quell’atmosfera.

E poi non mi sembra vero di non avere più dolori, di poter di nuovo camminare, correre, saltare, abbassarmi, sedermi per terra.

Tra l’altro è anche possibile che, se si troverà un buon accordo, io cambi lavoro.
Ommammamia.
Sarebbe troppo bello. Nonostante tutto, rimpiango sempre quell’ambiente e quei colleghi.
Un po’ più di sbattimento sugli spostamenti, ma fondamentalmente del tutto gestibile.

Uabbò, vedremo….

………..Siediti qui accanto anima mia
ed abbandona la tua gelosia se puoi
combinazione ho un po’ di champagne se vuoi amore………..

 

lunedì, 28 aprile 2008,11:37

E niente, io sono andata fiduciosa.
Non che pensassi di fare una passeggiata, però nemmeno di passare le pende dell'inferno, eccheccazzo.

Comunque dai, a distanza di quasi 3 settimane, sto riprendendo una vita e un aspetto normale.
Son tornata anche in ufficio e mi viene da piangere a guardare la scrivania.

Vabè, solo per dare un segno di vita e un saluto a chi passa (ancora) per di qua.
Piano piano arriverò a mettermi in pari anche con la lettura.

Sic.

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giovedì, 27 marzo 2008,16:05

Tempo fa, scrissi quello che metterò qui, poche righe più sotto.

Allora il pretesto era dare una risposta (più che altro a me stessa) ad una domanda ben precisa, posta in condizioni un po' inusuali.
La domanda era: avete mai avuto nella vostra vita un grande dolore e, se si, siete riusciti a superarlo, e come?

Oggi, invece, è uno dei tanti giorni in cui mi è capitato di ricordare, purtroppo a seguito di una dichiarazione a dir poco delirante che ho letto sulla homepage del Corriere.
Vorrei riproporla qui e dedicarla soprattutto a due persone, che scelgo solo quali esempi più rappresentativi di una corrente di pensiero oscurantista prepotentemente ri-emergente e molto, molto preoccupante:

- quella specie di decerebrato integralista che spero ardentemente non ci ritroveremo in qualità di nuovo ministro della salute

- quella specie di decerebrato integralista che ci ritroviamo da ormai troppo tempo in qualità di presidente della regione lombardia
perché, a detta di queste menti eccelse corredate da "animi sensibili" (e di tutti i loro accoliti, protetti, raccomandati) e comunque di chi "condivide" il concetto, abortire è come andare a farsi un happy hour.

Certo, la situazione che sto per descrivere è molto diversa perché io non avevo certo "scelto".
Ma, a parte alcuni casi patologici, credo che le conseguenze di questo atto, più che altro psichiche ed emotive, non siano molto diverse anche per quelle donne che, invece, "scelgono di".


Non so se l’ho superato, il mio dolore.
Prima di questo, credevo di averne provati di molto duri. Ma non era affatto così.
Alcuni anni fa, sono rimasta incinta e avere un figlio era la cosa che più desideravo al mondo, essendo ormai già abbastanza avanti con l’età ed avendo più o meno già realizzato alcuni tra gli obiettivi di vita e professionali che mi ero posta.
Desideravo un figlio più di ogni cosa, da molti anni, ma per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare, non ero mai riuscita nell’intento.
Inaspettatamente però è successo, avrei potuto dire “un dono del cielo” se fossi stata credente.
Purtroppo però, non ho mai saputo per quali cause, dopo poche settimane ho avuto un aborto spontaneo.
E ho capito cosa fosse la devastazione.
Ho conosciuto uno smarrimento e una lacerazione che mai avrei nemmeno lontanamente pensato di poter provare e che hanno minato seriamente il mio equilibrio psico-fisico.
Inutile dire che mi straziavo mille volte al giorno, interrogandomi su ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, e sul perché.
Inutile dire che, gira e rigira, arrivavo a colpevolizzarmi del fallimento, dell’incapacità di riuscire a portare a termine un compito così importante e atavico.
Inutile dire che, ancora oggi, nei momenti in cui meno me lo aspetto, vengo assalita da una tristezza inesauribile, sempre pronta a darmi un pugno nella pancia… proprio lì dove c’è stato il vuoto.
Sono stata comunque fortunata, perché poi, più avanti, sono rimasta di nuovo incinta ed ora ho una bambina meravigliosa e piena di vita che mi ripaga ogni giorno di ogni sofferenza, che è la luce e la gioia della mia vita.
Sono stata comunque fortunata, perché il mio compagno (ora marito) e mia madre mi sono stati molto vicini e con il loro amore e supporto fisico e morale, mi hanno aiutata a ritrovare la forza e le motivazioni.
Sono stata comunque fortunata perché di base ho un equilibrio molto forte che mi ha sorretta nei momenti più critici e perché sono fatalista e mi sono convinta che forse quella vita non doveva essere, se non è stata.
Ma il dolore è sempre là, in fondo.
Non so nemmeno se sia giusto cercare di superarlo e far finta che non sia mai successo nulla.
Credo che le sofferenze, purtroppo, debbano far parte del bagaglio dell’essere umano e che ci aiutino nei nostri percorsi di crescita e di evoluzione.
Qualcuna riesce a farsene una ragione e ad andare avanti, in qualche modo.
Qualcun altra no,  non è in grado di reggere un fardello così pesante.
Forse perché non ha nessuno con cui condividerne il peso.

......


martedì, 11 marzo 2008,12:28

Non sarà che il titolo di questo blog un po’ di sfiga la porti sul serio?
Mi devo attaccare pure alle cazzate per cercare di darmi delle spiegazioni, perché di risposte concrete a questi fatti, non ne trovo.

Ho lasciato passare qualche giorno perché ero troppo disperata per scriverne qui.
Ma forse avrei dovuto farlo lo stesso.
Non so.

Poi dicono che “quelle sensazioni”, quella sorta di “presagio” che ogni tanto si avvertono, siano tutta questione di autosuggestione e che uno se le inventa a posteriori.
Che dicano.
Però stranamente io ho cominciato ad avvertirla domenica pomeriggio, di due domeniche fa, per altro nel bel mezzo di una occasione molto felice, stavo veramente bene mentre rivedevo delle care amiche dopo tanto tempo: ci siamo ritrovate tutte insieme, con i nostri bimbi e i rispettivi mariti/compagni, avevamo fatto delle torte e chiacchieravamo contente, mentre i bimbi giocavano insieme nel giardino sotto gli occhi dei papà… ed era davvero una gioia per gli occhi e per il cuore.
In una giornata bellissima, con tanto sole e un vento caldo che sembrava primavera inoltrata.
Ma ho cominciato a sentirmi strana, irrequieta, insolitamente sulle spine, quando tutto ciò non avrebbe proprio dovuto essere. Eppure.

Tornando a casa, davanti all’ascensore con la mia piccina in braccio che si era addormentata in macchina, ci siamo imbattuti nei nostri vicini di casa che ultimamente non vedevamo in giro, che stranamente non incontravamo più.
L’impatto è stato decisamente forte: lui seduto su una sedia a rotelle, il viso tutto gonfio che quasi non si vedevano più gli occhi, capelli a chiazze, e uno strano rigonfiamento sul lato sinistro della testa e della guancia… tanto che lì per lì non ho nemmeno capito che fosse lui.
Due parole con lei che lo spingeva e che da dietro la carrozzella mi implorava con gli occhi di non far domande. Un augurio per congedo.
Son rimasta male, molto male… ho cominciato a pensare al peggio a fare le congetture più drammatiche… e quella sensazione di prima si accentuava.

La sera nonostante fossi molto stanca, non riuscivo ad andare a letto.
Continuavo a trovare cose inesistenti da fare, che non potevo rimandare… ballavo in giro per casa nervosa… impotente perché non riuscivo a capire il motivo che mi faceva sentire così.
Alla fine mi sono imposta di andare a dormire, ma ho preso sonno molto più tardi e dopo essermi rigirata per ore nel letto.

Alla mattina, è arrivata inesorabile la tranvata.
Mia mamma mi ha telefonato alle 8, piangente e già avevo il sangue gelato.
Non so con quale velocità mi sono passati un milione di pensieri nella mente nel giro di secondi… mi sembrava di impazzire.
Poi, cercando di calmarsi, mi ha detto che era morto mio zio, suo fratello… mio fratello.

Aveva la mia stessa età, pochi mesi in più, siamo cresciuti insieme come fratello e sorella: mia mamma e mia nonna, per un periodo, sono state incinte insieme.
E noi, nati a poca distanza di tempo, siamo sempre stati legatissimi.
Giocava in palestra a pallavolo, quella domenica sera, con gli amici.
A un certo punto ha sentito un dolore al petto, si è seduto in panchina e gli è scoppiato il cuore, letteralmente. Si è accasciato, l’espressione del viso gli si è completamente stravolta, è diventato tutto blu, era già morto.
Nemmeno i volontari del 118, che caso vuole stessero giocando proprio la stessa partita, intervenuti immediatamente sono riusciti a fare nulla.
E nemmeno con l’intervento dell’ambulanza arrivata in meno di 5 minuti, si è potuto qualcosa.

A bocce semi-ferme, dopo più di una settimana, dico che non si riesce ad accettare facilmente una morte del genere, a 44 anni.
Senza avere mai dato un segno prima, avendo fatto tutti i controlli medici del caso da pochi mesi.
Senza che ci fosse uno straccio di motivo valido, una giustificazione logica.

Sua moglie, le sue figlie, le sue sorelle, suo fratello, io, tutto il resto della famiglia e degli amici e dei colleghi siamo come storditi. Sospesi. Non ci si rende conto. Non pare vero.
C’è questo clima irreale, dopo tante lacrime. Tante proprio.

E in questo stato d’animo, a metà della scorsa settimana, vengo a sapere che anche il nostro vicino di casa è morto, quello della carrozzella.
32 anni, tumore al cervello.
Cosa si può dire o fare? Solo abbracciare chi rimane, far sapere che noi siamo lì, a qualsiasi ora del giorno e della notte, star vicino.

Sono stanca, svuotata, mi sento uno straccio da pavimento.

La piccina sta male, è sempre influenzata, tanta tosse, tanto raffreddore, non va in bagno.
E’ a casa dall’asilo da qualche giorno e chissà per quanto ne avremo ancora.

Mio marito, non è in condizioni migliori, si trascina letteralmente, ma fa il duro perché non vuole far vedere che sta male e che deve essere il punto fermo per me, che mi ci posso appoggiare.

Per concludere la settimana, venerdì scorso un bel day-hospital per gli esami di pre-ricovero.
L’intervento al 3 aprile.

Vaffanculo, lo posso dire?




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mercoledì, 27 febbraio 2008,15:30

A volte ce la faccio.
Lascio qui il corpaccione da ragazza robusta e parto insieme alla mia testa.
Che poi, dove andiamo non si sa.
La meta non la sa né lei né io e spesso neanche c'è. E di solito, questi sono i viaggi migliori. Quando torno sto sempre molto meglio, perché ho fatto il pieno di colori, di odori, di sapori, di suoni; perché ho ritrovato cose che avevo perso, persone che non vedevo più, luoghi strani, oggetti, sensazioni. Un po' di tutto.

Però oggi una meta ce l'avrei già in mente.
Andrei in montagna, mi coprirei molto bene, mi metterei la protezione totale in viso e sulle orecchie, un paio di occhiali a specchio e mi siederei in cima là sulla neve, con la schiena e la testa appoggiate al tronco di un pino, magari un po' lontana dalla pista.
La giornata è fredda anche se il sole è abbacinante, ma tutto è così nitido.
Respirerei profondamente, svuotando completamente la mente.
Osserverei quella meraviglia silenziosa e imponente, piano piano, seguendo con lo sguardo tutto il profilo delle rocce da destra a sinistra e viceversa, scoprendo sempre dettagli nuovi.
Immaginerei le forme delle nuvole.
Mi godrei fino in fondo quella sensazione di libertà, di tranquillità e di onnipotenza che provo in quel momento e cercherei di trattenerla, di fermarla il più possibile, finché dura quel brividino nella nuca che poi si perde all'interno del collo.
Silenzio.
Pace.

Merda, mi si è sbeccata l'unghia mentre battevo sulla tastiera.

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giovedì, 21 febbraio 2008,10:50

Con l'aria che tira, credo che dovremmo tutti impegnarci e fare qualcosa di concreto oltre che indignarsi.

Io ci provo, nel mio piccolo.

http://blog.libero.it/manualeperdonne/4096049.html

qui si sta facendo qualcosa di bello.

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mercoledì, 13 febbraio 2008,16:09

non ce ne può fregà de meno.
non lo abbiamo mai festeggiato, è una ricorrenza che non abbiamo mai "sentito".

non è snobberia.
è che fa parte del solito circo super-consumistico che, secondo me, ormai di romantico non ha proprio più un bel tubo di niente.

invece.
ho appena prenotato un uichendone lungo a Madrid, per festeggiare il primo anniversario.
cazzo, cheinvenzionedellamadonna i low cost e i cheapresorts!

 

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martedì, 22 gennaio 2008,22:50
Mi è capitato altre volte di non festeggiare, diciamo "canonicamente", il compleanno.
E poi, a ben vedere, non è che me ne sia mai importato più di tanto.
Più che a me, fa piacere agli altri festeggiare e allora si fa.

Però. Però stasera.
E' strana.
Lui è all'estero per lavoro.
La cucciola è a nanna, ronfa da un po'. Per fortuna.
I miei, invecchiano, decisamente. Una volta non ci avrebbero pensato nemmeno mezzo secondo, non mi avrebbero lasciato finire nemmeno la frase che sarebbero già stati in macchina per venir qua o uscire per la pizza. Ma stasera no. Il cretino domani ha una visita al cuore, un esame strano di cui ovviamente non vuol parlare, e quindi si caga in mano e non vuole che io lo veda così. Quindi è stanco, si farà per sabato eh. Si si, va bene, tranquilli, no problem.

Ho fatto il sugo, che probabilmente domani sera si ferma a cena Stefania.
Ho fatto zapping... non c'è un tubo da vedere di leggero. Ballarò stasera no peppiascere che non ce la posso fare.
Ho in programma la doccia e lo shampo, successivamente un po' di lettura sotto il piumino.
Poi mi viene lo sgurz e accendo il piccì.

Insomma cose che si solito a quest'ora non faccio, per svariati motivi.
Nessuno che mi ricorda che è tardi e domani bisogna alzarsi presto.

Cioè ho del tempo tutto per me. Incredibile.

Adesso mi apro un vinello bianco fresco e vaffanculo al mondo.
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martedì, 22 gennaio 2008,11:45

ho sempre pensato che se ci fossi arrivata, avrei voluto questa colonna sonora per questa giornata

http://it.youtube.com/watch?v=FlV9BVMET28&feature=related



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mercoledì, 16 gennaio 2008,14:42

C'è qualcosa che ti piacerebbe avere per il tuo compleanno?

Ma no, guarda. Non ho bisogno di nulla, davvero. E poi, inter nos, non è che mi vada poi più di tanto festeggiare i compleanni, che ogni anno che passa adesso è come una pietra.

Oh madama l'entusiasmo! Ma dai, pensaci! E poi, ci sono anche i saldi adesso, dai... puoi sbizzarrirti.

No, dai. Sul serio. Non mi serve nulla.

Vabè, ho capito. Però se poi ti arriva qualcosa che non ti piace non te la prendere eh.


Dialogo tra me e mio marito di qualche giorno fa.
Un non meglio identificato pomeriggio di qualche giorno fa, mia mamma è andata all'asilo a prendere la peste e l’ha rapita fino al giorno dopo.
Libertà! Evvai!
Mi precipito fuori dall'ufficio senza l'angoscia di dover correre a casa... nessun impegno fino all'ora di cena... spetta che mi fermo un attimo al carfùr che dò un'occhiatina alle vetrine va... giusto per vedere che non voglio comprare niente.

Ora posseggo:
- 1 paio di anfibi che lumavo da due anni ed erano esattamente quelli di quella marca lì che mi guardavano dalla vetrina, ammiccando. Mica potevo lasciarli lì no?
- 1 miniabito di lana nero, scollatura sfacciata
- 1 paio di jeans bellissimi, con dei profilini strani sulle tasche, stupenderrimi
- 2 cardiganS: 1 nero incrociato di mohair con una lavorazione a pizzo superfichissimo, l’altro più sportivo e più pesante.
- 2 paia di collant un po’ vistosi, che spezzeranno la continuità del nero degli anfibi col miniabito e daranno un tocco di colore (**) .


Senti, volevo ringraziarti per il regalo di compleanno eh… sei stato veramente carino!

Eh? Ma se non ti ho ancora preso niente?!?!

Questo lo dici tu….



(**) lo so da me che compiendo un numero X  (basso, nè)  di anni dopo i 40 quest'abbigliamento non si addice, però obiettivamente ciò ancora un fisico che lo permette. approfitto finché posso.

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