mercoledì, 26 agosto 2009,16:41

Ispirazione tèratèra proveniente da un racconto che ho letto in ferie su una rivista improbabile (**), dove si parlava di un tizio, giornalista a NY al quale scadeva il contratto che non sarebbe stato rinnovato e, per una serie di coincidenze, si ritrova a subaffittare la sua casa e a viaggiare per il mondo praticamente gratis – non mi dilungo nei dettagli che sono ancor più improbabili della rivista stessa – ma sul terrazzo della sua casa aveva trovato un vecchio vaso (ereditato dall’inquilino precedente) con un albero morto rinsecchito e, invece di buttarlo, lo aveva ridipinto di blu e oro e ci aveva scritto: the tree is dead long live the tree.

Che non sono nemmeno tanto sicura sia un inglese corretto, ma in fondo chissenemporta, no?

 

Ecco quindi più o meno è ciò che intenderei fare col mio blog, qui.

Poraccio, è ridotto male.

Cominciamo con la prima mano di antiruggine.

 

 

Ho passato delle ferie bellissime e bruttissime.

Bellissime perché erano aaaaaaanni che non mi sentivo così a mio agio in un posto, che tutto sembrava così perfetto.

Salentu: lu sule lu mare lu jentu.
Una terra affascinante, dai colori/sapori/profumi/suoni/atmosfere/persone/luoghi assolutamente splendidi.

Distese infinite di ulivi, fichi d’india, oleandri e fiori. Distese infinite di mare di tutti i colori: lasciarsi pervadere e riempire senza opporre resistenza, è stata una sensazione incredibile.

Ma siccome ormai di cognome faccio Fantozzi e di nome Pina, moglie del rag. Pierugo, madre della Mariangela (quella vera almeno è bellissima!)… ovviamente non poteva mancare il colpo di scena e detto fatto ci siamo sparate prima lei e poi io un bel 10 giorni tappate in casa sotto antibiotico. (** e qui si capisce perchè poi una, finiti i libri – anche quelli da colorare della figlia quattrenne - , si attaccherebbe persino alla carta del burro pur di leggere qualcosa)

Che su 20 giorni di ferie non sono pochi, contando anche che dopo una simile mazzata non è che si sia fisicamente in grado di affrontare la qualsiasi a cuor leggero, no?

Persi 3,5 kg.

 

Per altro mi sono piacevolmente riscoperta guidatrice indefessa.

Sia all’andata che al ritorno, guidando prevalentemente di notte, mi sono macinata la gran parte del tragitto, ma godendomelo proprio eh, intercambiandomi per poco tempo alla volta col marito che quest’anno inspiegabilmente mi ha lasciato le redini, pur avendo appena avuto la macchina aziendale nuova ed essendo notoriamente uno che prima di mollare il volante a chicchessia si farebbe mozzare le mani… mah.

non mi ricordavo quanto fosse bello vedere sorgere il sole, magari percorrendo un tratto sul mare... che colori!

 

Ballato la pizzica, o la taranta. Non ho ancora ben capito la differenza, se c'è.

Feste di piazza bellissime in paesini inconsueti e splendidi.

Conosciuto persone, strane a dire il vero.

Gente che non ti aspetti, eppure.

Quel che più mi allibisce, da sempre, sono quelli che si mettono in cattedra e ti insegnano come si sta al mondo.

Perché loro sì, che hanno capito tutto, e fottono il prossimo.

Il pirla sei tu, che non approfitti.

St’estate ne ho trovati a mazzi, solo l’imbarazzo della scelta nel campionario della stronzaggine.

E comunque, anche se gli voglio tanto ma tanto bene, qualche giorno corco di mazzate mio cugino.

mercoledì, 06 maggio 2009,12:26

La risposta non potrebbe essere che NO.

Ma in realtà non è neanche così, diciamo che la più corretta potrebbe essere A TRATTI (rari).
In fondo, mi chiedo, che cosa mi manca, che cosa voglio di più?

Ho una bella famiglia, una figlia splendida, sana, intelligente; un marito che mi adora; ho un lavoro, che di questi tempi, bisogna solo baciarsi i gomiti… anche se vomiti bile dalla mattina alla sera per quello che vedi e per l’ambiente in cui ti trovi, ma che pur sempre mi permette di condurre una vita tutto sommato senza troppe rinunce; ho la mia casa (no, è ancora della banca a ben vedere, ma non sottilizziamo); ho degli amici, pochi, che mi vogliono bene.
Tutto sommato sono fortunata, mi trovo in condizioni privilegiate rispetto a molti che ho intorno, direttamente o indirettamente.
L’altro giorno una mia collega a bruciapelo mi ha chiesto: “ma insomma, si può sapere di che cazzo ti lamenti?” e la cosa mi ha fatto riflettere.

Già di che cazzo mi lamento io?

Si, perché tutto il preambolo verte su di me, la mia famiglia e il mio piccolo mondo.
Ma io sono anche e soprattutto parte di una comunità in senso ampio, sono cittadina italiana, sono elemento di un popolo.
Sono parte di un meccanismo economico, sociale e politico mio malgrado.

E allora, quello che mi rattrista e mi amareggia profondamente è proprio la situazione generale.

Quello che vedo, sento e capto… mi mette a disagio, in imbarazzo. Mi fa infuriare, indignare e protestare.

I concetti di base sono:
- calcare molto sull’aspetto gossipparo e sul “buttiamola in caciara” di tutta la questione politica/sociale/economica di questo Paese, senza mai andare a fondo seriamente sulle questioni importanti, così non vi rendete conto, inetti e inebetiti, di come ve lo buttiamo in culo mentre siete distratti dalle cazzate; e qui, l'onda lunga della TV commerciale è arrivata benissimo e ha fatto proprio il suo dovere, no?

- calcare molto sull’aspetto dell’intervento concreto e dei “fatti non parole” (tipo dopo la tragedia del terremoto, che noi sì che ci sappiamo fare mica quei morti-in-piedi dei comunisti! - o altre amenità del tipo social-card, oddìo adesso vomito)

 

E l’elenco potrebbe continuare a lungo… non ne ho voglia, mettetecene voi che tanto no si sbaglia.

 

Ecco di cosa mi lamento, di cos’è che mi rende profondamente infelice e scoraggiata.

Del fatto che stanno affossando un Paese, i suoi valori, le conquiste sociali che hanno richiesto sacrifici, lotte, sangue… che non ci sono prospettive per il futuro, che la scuola pubblica venga continuamente delegittimata, che i giovani non vengano messi in condizione di condurre una vita normale e di avere un minimo di indipendenza, che si vogliano scientemente abolire termini e concetti come “rispetto”, “tolleranza”, “diritti fondamentali”; che si permetta al vaticano di governare indisturbato o di mettere bocca pesantemente su ogni questione riguardante le scelte politiche; che abbiano priorità assoluta l’immagine e l’avere invece che il contenuto e l’essere; che si stia creando apposta un vuoto pneumatico, un appiattimento culturale e una omologazione preoccupante, che la volgarità imperi sovrana...
E la cosa che più mi rattrista è che la maggior parte delle persone che hanno scelto e votato questo governo, e sono tantissime, ancora non abbiano capito realmente la gravità delle azioni che ha messo in atto da quando si è insiediato e i danni che si ripercuotono e ripercuoteranno per chissà quanti anni…

 

Mi chiedo, può quindi esistere la mia isola felice in mezzo a un mare di merda?
lunedì, 02 marzo 2009,12:43

Carnevale spazzato via, e meno male.
Insomma ieri sono andata a messa (non perché sia impazzita di colpo, sia chiaro, ma semplicemente era la commemorazione del primo anno della scomparsa di mio zio, che aveva la mia età, forse ne ho anche parlato qui quando è successo), più che altro un gesto simbolico della nostra famiglia per stringerci idealmente intorno a lui.
E forse andare a mangiare una pizza oltugheder non sarebbe stato nello spirito, diciamo.

Ecco insomma forse io un po' son prevenuta contro i preti.
Però a me quello lì è parso davvero troppo sopra le righe.
Con questo atteggiamento da "stà tento che ti bacchetto, lo so che ciai pensieri immondi!!!", con questo tono che sembra sempre che ci si debba frugare nelle tasche perché gli si deve qualcosa... un sentirsi sempre in colpa per qualcosa, cosa non si sa, ma il buon cristiano lo deve sapere e se non lo sa, che si senta in colpa uguale, che male non fa.
Un nervoso, ma un nervoso...
E già questo a me basterebbe per alzare un dito medio e uscire.
Però dai, per rispetto, conto fino a cento e sto seduta sulla panca (che poi manco si possono appoggiare i piedi su quella davanti perché c'è il cuscino per inginocchiarsi - figuriamoci-).
Ma l'apice lo raggiunge nella predica, io ovviamente ero totalmente disinformata, ma siccome ieri iniziava la quaresima, il tipo si è prodotto in un pippone di dimensioni galattiche che ha letteralemnte travolto gli astanti: del digiuno, della sobrietà, del cibo a basso costo, della rinuncia in generale in relazione ai tempi che corrono.
Che uno dice: è giusto, sono argomenti che la religione propone. Appunto, PROPONE.
Ennò, lui invece DISPONE!
Insomma non risco a riportare esattamente le parole, ma il sunto era: se ti mangi una fetta di prosciutto crudo, intanto pensa che stai spendendo un botto per una cosa non strettamente necessaria e che se anche te la puoi permettere fai una cosa fuori luogo perché devi mangiare cose "povere", se proprio non riesci a digiunare! Insomma Gesù ha digiunato 40 giorni e 40 notti, cazzo volete che sia per voi farlo almeno un venerdì? e se non lo fate attenzione ai fulmini che vi colpiranno senza pietà per la vostra ingordigia e disubbidienza.

Poi uno si chiede perché la gente non va a messa o perché ci sono sempre meno praticanti.
Finché lasciamo liberi questi qui di delirare, mi pare ovvia la risposta.

E comunque cazzo è già passato un anno e io ancora non riesco a rassegnarmi a questa perdita.

Come corollario, posso aggiungere che mia figlia si ammala in continuazione e mio marito ieri sera mi ha perfino accusata di essere "superficiale" nella gestione della sua salute.
Ora, o c'è qualcuno che seriamente è stato capace di tenermi la mano sulla testa per evitare gesti inconsulti, oppure sono arrivata a un tale livello di ZENitudine che nemmeno io so come.







lunedì, 22 dicembre 2008,15:37

L'inizio di un incubo.

Fine ottobre o giù di lì.
"Mamma, la sciviamo sta letterina si o no?"
... "mah, amore, mi sembra un po' presto... manca ancora tanto a Natale, sai?"
"Si ma intanto io so già cosa gli devo chiedere"
..."va beh, però guarda che poi non potrai cambiare idea eh"

Risultato dopo una lotta all'ultimo sangue durata circa una settimana, la richiesta è di SOLO 4 giochi.
Gongolamento, perché non si smuoveva nemmeno con le cannonate dagli iniziali 10.

Peccato che, dando per scontato che tanto era presto e non ho cominciato subito la caccia al tesoro nei negozi e nei centri commerciali o specializzati, quello a cui teneva di più in assoluto era esaurito ovunque, persino dal fornitore stesso medesimo.
Che a dirla così sembra una cazzata.
Poi senti le mamme dell'asilo, le colleghe e le conoscenti con bimbi suppergiù di quell'età, e scopri che TUTTI indistintamente voglio quello. E che lo hanno già comprato da almeno un mese.
A metà novembre i negozianti ti ridono in faccia quando glielo vai a chiedere, come se fossi un'alieno che non vive in questo mondo e che non sappia che i giochi di natale si comprano appena si rientra dalle ferie d'agosto. Se no sei un povero sfigato, no?

Minchia, ho dovuto comprarlo online e farlo arrivare dall'Inghilterra pagandolo ovviamente almeno il 30% in più.

A volte penso davvero di essere deficente e di essermi totalmente rincoglionita e che forse non sto nemmeno facendo il suo bene.

Buon natale eh.

 

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martedì, 07 ottobre 2008,15:23

Insomma ci siamo. Eh!
Pensavo succedesse un po’ più avanti, sono sempre ottimista io, e anche un po’ superficiale a ben vedere, in certe cose, ma oh.
Che cosa mi aspettavo?
Va all’asilo dall’anno scorso, sta insieme a bimbi più grandi e più piccoli di lei per quasi 8 ore al giorno.
A casa nessuno la mette sotto la campana di vetro.
Perciò doveva succedere.
E ieri, mi ha detto la prima bugia, consapevolmente.

Mi è salita la carogna, ma ho cercato di mantenere la calma e di parlarle, di farla ragionare, di metterla in condizione di capire perché certe cose non le deve fare.
Lo so che è ancora piccola, ma è già una bestia… è anarchica, è indipendente, è testarda, non molla mai, ha un carattere d’acciaio e se non si mettono subito dei paletti, di questo andazzo quando andrà in prima elementare ci sbatterà fuori di casa.

E niente, pippone di un’ora, lavaggio del cervello, strappo la promessa che non lo farà più.
Ciò nonostante, le infliggo una punizione adeguata (niente cartoni per la serata) e le dico che ho provato molto dispiacere per come si è comportata e che sono molto arrabbiata, perciò praticamente non le parlo.
Questo per lei è molto peggio delle sculacciate o delle minacce e la manda davvero in crisi.

Probabilmente disturbata da questo diverbio, dalla tensione e dalla situazione cui non è abituata, mentre stiamo camminando tranquillamente per strada mano nella mano, mi dà uno strattone e mi sfugge correndo in mezzo alla strada (pieno centro, ora di punta) alla velocità della luce.
Perdo 10 anni di vita, non so come… evito l’attacco cardiaco, cerco di non svenire dalla paura.

Non so per quale condizione astrale o allineamento favorevole dei pianeti, non passa nemmeno una macchina in quel momento.
Mi riprendo in un nanosecondo, attraverso come un fulmine anch’io, la raggiungo e vedo rosso come i tori: le do una sculacciata che la ribalta. Niente. Ride.

Non ci ho visto più. L’ho presa per il coppino, l’ho sbattuta in macchina e siamo tornate a casa: io nel mutismo più assoluto e lei che cercava in tutti i modi (ma invano) un contatto di qualsiasi tipo.
Meno male che suo padre ha fatto fronte comune e mi ha dato ragione, così lei ha trovato il classico muro di gomma e a un certo punto ha capito che non poteva fare più niente.

Non ha visto i cartoni, non ha avuto compagnia da parte nostra nei suoi giochi, ha mangiato poco e niente e l’ho spedita a letto prestissimo, senza coccole.

Già avevo un rodimento di culo che levati per sta storia… non mi piace arrabbiarmi, non mi piace la tensione, ma purtroppo con sta figlia mi sa che mi dovrò abituare… ci si mette pure mio padre al telefono, che nemmeno sa cosa è successo e sentenzia su come la educhiamo!
Datemi una molotov!
Ho dormito da cani, inutile dire in che stato psico-fisico mi trovi.

Sconfitta, perché pensavo (ingiustamente) che mia figlia non avrebbe mai mentito: ma dove vivo, cazzo? E’ una bambina, che cosa mi aspetto? La perfezione?
Devo solo pensare che sono cose normali, e che il mio ruolo è proprio quello di darle una mano, di indicarle la direzione da prendere, di fare da punto di riferimento.


Vittoria.
In compenso da 4 notti dorme, ma soprattutto si addormenta, completamente senza ciuccio e da due giorni non lo cerca nemmeno più.

(così sono salve anche le mie tette. Forse.)

Presto per cantar definitiva vittoria, ma mi pare che siamo sulla buona strada.


E comunque, anche se in ritardo di pochi giorni:

 

buon compleanno, amore mio!
io ti amo e ti voglio bene anche se ti sgrido e ti redarguisco.
Anzi, è soprattutto in quei momenti, che ti amo molto di più!
Sei una bambina stupenda sotto tutti i punti di vista e… non ti voglio perfetta, ma vera come sei e come sei sempre stata!


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mercoledì, 27 agosto 2008,12:39

parlerebbe al telefono. A meno che non sia lei a deciderlo.
A niente valgono sotterfugi e furbizie per cercare di farle salutare, chessò, la nonna o il nonno che magari sono 3 settimane che non li vede.

Se ne fotte, bellamente, di chiunque si trovi all’altro capo del filo (si fa per dire ormai, con sti cordless o i cellulari).
Invece se è nel momento giusto, ti intima di passargli la cornetta e poi sta 10 minuti a raccontare la qualsiasi, incurante sempre di chi stia dall’altra parte, fosse anche il tecnico della caldaia.

Ma ieri mattina, che stavo qui a smadonnare in turco perché non avevo voglia e perché non sapevo da che parte cominciare a prendere in mano la situazione, squilla il telefono e mi appare sul display il numero di mia mamma.
Convinta di parlare con lei, invece sento un “Pronto! mamma?”
Sgrano gli occhi!
”Piccina?! Ma ciao amore mio! Come mai mi telefoni?”

(no veramente, non è mai successo nella storia, quindi ero proprio scioccata)
E da lì è partito un fiume in piena di parole perché doveva assolutamente dirmi che era andata col nonno ai giardini bianchi in bicicletta, ma che aveva le ruote sgonfie e allora le ha dovute gonfiare e che un bimbo maleducato non ha giocato con lei e le sue macchinine e che …..
Insomma ero lì che mi bevevo tutto come un’ebete, felice, lo posso proprio dire, di sapere che avesse sentito LEI la necessità di telefonarmi, chiedendo alla nonna di farle il numero, per condividere questi suoi momenti con me, che fisicamente non ero lì in quel momento.

Vabè, non so come rendere l’idea, ma è stato un momento di gioia pura oltre che una svolta, una evoluzione e crescita sua e del nostro rapporto.
E certe cose ti ripagano di tanti brutti o difficili momenti.


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venerdì, 01 agosto 2008,10:30

E’ stato un anno molto pesante, sotto tutti gli aspetti.
Poi, è inutile girarci intorno, credo di essere io che non sto molto bene e quindi tutto mi gira per il verso sbagliato, mi consuma molta più energia del normale e soprattutto i tempi di recupero (se di recupero si può parlare) non sono misurabili.

Per altro la mazzata che ho preso lavorativamente parlando in queste ultime due settimane mi ha veramente ridotta ai minimi termini.
Non so se si possa arrivare a definire esaurimento, ma è qualcosa di molto simile lo stato in cui mi trovo adesso.

Ieri sera, speravo di ricevere una notizia che mi permettesse di andare in ferie con almeno un capitolo chiuso, e invece mi tocca aspettare ancora almeno fino a metà agosto per sapere qualcosa di definitivo e in ogni caso la fine del mese perché questo si possa eventualmente concretizzare coi fatti. Merda. Però la tendenza sembra positiva.

Ho solo una gran voglia di andarmene via, staccare, stare con mia figlia e mio marito, lontani da tutto questo marasma e riassumere auspicabilmente sembianze quasi umane.

Da domenica prossima, così doverebbe essere. Speriamo.

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venerdì, 11 luglio 2008,10:01

So che il fatto di non aggiornare con regolarità il blog potrebbe essere controproducente per i miei innumerevoli e appassionati lettori che, stando alle 10 regole del perfetto blogger che ho letto da qualche parte, si romperebbero i maroni/ovaie e andrebbero altrove.
E, che dire? Mi dispiace/rebbe, è ovvio.
Però vorrei anche non dovermi sentire obbligata a soddisfare aspettative (che non creo volontariamente) di chicchessia, almeno qui.

Settimana scorsa mi è successa una cosa strana forte.
E' che io non ho mai vinto niente in vita mia, di consistente intendo, se si escludono circa 12.000 lire al lotto e mi pare altre 10 o 11 mila lire al superenalotto per un 3 – la valuta delle vincite la dice lunga sulla mia passione per le scommesse – tuttavia, è successo.
Piuttosto scazzatamente, ho accettato l’invito a un happy hour con intrattenimento vario da parte dell’agenzia di viaggi che utilizziamo in ufficio.
Annoiatamente, cercavo di non sbadigliare troppo mentre ero spalmata sul divanetto insieme a due colleghe con le quali assistevamo (attonite) ai numeri più o meno improvvisati di danza del ventre, magia e balletti con drag queen, tra una estrazione di premi e l’altra.
7 i premi ad estrazione previsti da programma.
Robe tipo autonoleggio di una panda a manovella per un weekend, una notte in un albergo figo a Firenze, due notti in un albero figo sup. a roma, due notti in un albergo figo lusso in località a scelta in Italia e via così.

Tant’è che è stato solo alla terza gomitata nel costato da parte della mia collega che ho realizzato che avevano estratto il mio numerino e che si trattava del primo premio!
Ohporcauacca! Trattavasi di soggiorno di quattro giorni in struttura supermegafighissimasuperlusso nel nord della sardegna, per due persone…
ma insomma, ancora non ci credo. Eppure.

 

Che poi a sto aperitivo del menga ci sono potuta andare perché la peste è al mare coi nonni e torna domani, altrimenti la vedevo dura.
E comunque, nonostante il fatto che siamo andati là nei weekend a trovarla e che in fondo stia per tornare, sento la mancanza di quella piccola belva come non mai.
Anelavo da tempo a questi 15 giorni per trovare un po’ di pace e di relax almeno la sera tornando a casa, per stare un po’ di più con mio marito, poter parlare con un po’ di calma e riuscire a finire una frase di senso compiuto, per fare tutte quelle cose che normalmente con lei non riesco a fare, per dormire di più.
Ma insomma mi sento come mutilata se non ce l’ho intorno che mi fracassa le palle, mi sento spersa, spaesata.
Sembriamo due deficienti, la sera, mentre ceniamo e parliamo di lei.
Rincoglionimento genitoriale precoce ancorché senile.

Tra l’altro settimana prossima mi sa che si compie anche il mio prossimo futuro dal punto di vista lavorativo.
Non mi vorrei sbilanciare, ma insomma sarebbe la chiacchierata finale col megaboss e non esistono altri candidati.
E allora, visto il momento, ho deciso di rifiutare l’invito per ieri sera.

Avrei dovuto andare all’inaugurazione di una mostra all’interno dei nuovi uffici della società per cui ho lavorato in passato diversi anni, ma siccome che quella in cui starei per andare ne  è praticamente la diretta concorrente (e, si sa, in questo ambiente non amano avere potenziali concorrenti in mezzo ai piedi), nonché praticamente una specie di succursale strapiena di persone che prima lavoravano nell’altra insieme a me… insomma ecco, anche se mi avrebbe fatto davvero molto piacere andarci e rivedere qualcuno, ho preferito evitare l’eventuale “incidente diplomatico”.

In effetti ho fatto anche bene perché tra tutti i cazzi e i mazzi e le minghiassorete varie, questa settimana il figlio di mio marito ha pensato bene che era giunto il momento di venire a trovare suo padre, dopo ormai più di un anno che non se lo filava nemmeno dipinto.
Ma non perché abbia  avvertito impellente la necessità di rivedere lui ed eventualmente la sua sorellastrina, quanto perché gli faceva molto comodo trovare un punto d’appoggio aggratis prima di partire domenica per un paese mediorientale, dove farà uno stage universitario.
Caro ragazzo eh, ma un filino opportunista.
E quindi, visto che il suo papà, facendo il mestiere che fa, almeno un paio di volete all’anno è coinvolto in prima persona in quelle riunioni globalitotali dove chiamano a raccolta tutti i clienti, li portano a cena, li fanno dormire e il giorno dopo li rinchiudono in una sala riunioni e li martellano con presentazioni e pipponi a non finire, ecco quindi dicevo questa è una delle due volte l'anno e la riunione è proprio tra oggi e domani; perciò il bambino me lo sono dovuto/devo sciropparmelo io (che diciamolo, potevo avere un paio di serate libere per farmi gli stracazzissimi miei una volta tanto e invece ciccia anche stavolta).

Mi pare di non avere nulla da aggiungere adesso.

Casomai se mi venisse in mente qualcos’altro, aggiungo.

by MoiSimplement | categoria:famiglia, evviva, ma si può, cosecosì, cestmoi, travail | Link | commenti (6)(popup) | commenti (6)
mercoledì, 11 giugno 2008,15:35

warholizer

 

  ... che idea divertente ... wharolizzarsi!

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venerdì, 30 maggio 2008,11:10

Che poi già lo so che magari domani o fra tre giorni ritornerò serena.
Intanto però, no.
E’ stato bello il weekend a Madrid, a parte il tiempemmerd e il freddo porco (solo noi o Fantozzi possono trovare un tempo così in Spagna a fine maggio), sarebbe forse stato bello ovunque.
Avevamo bisogno di quel tempo per noi, lontani da tutto, e ce lo siamo concesso.

Però poi si torna alla realtà e trovi la piccina ammalata, sotto antibiotico, con le tonsille rosso pomodoro e grosse come due angurie.
Il marito che deve prendere un volo il giorno dopo e rientra solo a fine settimana.
In ufficio lo sclero regna sovrano, in particolare sul mio capo che ne è pervaso fin nelle viscere.

 

Penso a quel colloquio e a cosa ne potrà scaturire.
Se ne vien fuori un’offerta decente, posso dire addìo all’ultima briciola di serenità che mi ero gelosamente custodita per i prossimi mesi.

Cerco di non pensare a tutto ciò che il governo sta mettendo in pista, che mi viene da vomitare.

Sono sconfortata, davvero. Ma non tanto per quello che fanno, che era tutto sommato prevedibile facessero. No.
Lo sconforto mi esplode quando sento le persone che ne parlano in toni entusiastici e che finalmente qualcuno si muove, qualcuno fa qualcosa… eccerto, come no.

Come si fa a non capire, a non VEDERE????

Penso anche che proprio oggi F. avrebbe compiuto 45 anni.
Che amarezza.

Insomma poi è da quando ho aperto gli occhi stamattina che ho una sensazione … come di assorbimento…  che provo quel fastidio nel retro del cervelletto che continua a martellare e non capisco perché.

Poi m’abbaglia un flash.
Ecco, già, il sogno di stanotte.

Molto confuso eh… ma mi ricordo che un direttore del personale del cazzo qualsiasi, che nello specifico doveva essere il mio, mi consegnava una sorta di pergamena arrotolata, scritta in quattro lingue nordiche, che ovviamente non ero minimamente in grado di interpretare.
Ma alla fine capisco che è una lettera di richiamo, in toni pesantissimi e piena di insulti, perché arrivo sempre in ritardo.
E che siccome le regole dello statuto dei lavoratori sono cambiate ma a me nessuno lo ha detto, adesso di richiamo ne basta uno solo e tu sei fuori.
Ecco ero fuori.
Con la mia bella pergamenina arrotolata in mano.
Però ricordo abbastanza bene di avergli detto, in nordico, di infilarsela su per lo sfintere.

venerdì, 09 maggio 2008,12:57

Di quella durezza di marmo lucido.
Che se ci sbatti contro, non attutisce nemmeno un po’ il colpo e ti fai proprio tanto male.
Non so perché, questa volta non c’ero. Di solito ci sono, questa volta no.

Forse sentivo anch’io il dolore, la tensione, la sospensione.
Ero frustrata anch’io nel non saper cosa fare, se fare ed eventualmente come. Forse.
Però il mio nervosismo, la mia rabbia, il mio scattare per ogni cazzata li ha sentiti anche la piccina e, di questo soprattutto, mi dispiaccio.

Anche se certe cose sono state dette e per quanto mi riguarda le parole HANNO un peso, penso che forse, col tempo, una se ne deve fare una ragione, anche perché non avendo fatto nulla di male e sentendomi pulita...
(A differenza vostra.)

Anche se tua madre ti ha ignorato per tutta la vita, ti ha fatto sempre sentire un peso, ti ha lasciato crescere solo, ti ha rinfacciato cose di cui non hai colpa e ti ha sempre ribadito che ha provato a non farti nascere in tutti i modi… quando muore, un po’ di vuoto dentro te lo lascia.

E malgrado tutto, tu avresti anche voluto esserci a salutarla per l’ultima volta, ma hai anche la fortuna di avere una sorella che ha fatto di tutto per impedirtelo.
Per altro dai racconti degli altri parenti, vieni a sapere che è stato davvero un funerale drammatico per tutta un’altra serie di motivazioni davvero ignobili.

Ma insomma, dico io, nessuno merita una fine così squallida.

Alla fine a me, cretina, umanamente dispiace comunque.
E vederti per settimane a mangiarti il fegato e a non trovare il modo di venire a patti con il tuo stare male, mi ha reso negativa, nevrotica, irascibile.
Ero arrabbiata con lei, con loro. Lo sono ancora.

Non tanto per quello che hanno detto e fatto a me, quanto per come ti hanno sempre trattato, per il male che consapevolmente ti hanno sempre fatto.
Però ieri sera ci siamo ritrovati. Abbracciati e confortati. Parlati.
Ci amiamo, io ci sono.
Spero che possa bastarti.

venerdì, 02 maggio 2008,10:29

Sta colorando l’anima mia…

Cantava Lucio.
Che per quello che sto provando va bene solo la prima frase della sciansòn, il resto proprio non ci sta. Però mi piace sto attacco, proprio tanto.

E me lo canto e me lo ricanto perché sto pensando che finalmente fra qualche giorno mi godrò un viaggetto con mio marito, soli soli, finalmente.
Che mi vedrò Madrid, che è una vita che ci volevo andare.
Che finalmente potrò starmene fuori fino a tardi, cenare, bere, ascoltare musica, forse ballare… senza sensi di colpa, senza angoscia.
Che ho voglia di vivere quell’atmosfera.

E poi non mi sembra vero di non avere più dolori, di poter di nuovo camminare, correre, saltare, abbassarmi, sedermi per terra.

Tra l’altro è anche possibile che, se si troverà un buon accordo, io cambi lavoro.
Ommammamia.
Sarebbe troppo bello. Nonostante tutto, rimpiango sempre quell’ambiente e quei colleghi.
Un po’ più di sbattimento sugli spostamenti, ma fondamentalmente del tutto gestibile.

Uabbò, vedremo….

………..Siediti qui accanto anima mia
ed abbandona la tua gelosia se puoi
combinazione ho un po’ di champagne se vuoi amore………..

 

giovedì, 27 marzo 2008,16:05

Tempo fa, scrissi quello che metterò qui, poche righe più sotto.

Allora il pretesto era dare una risposta (più che altro a me stessa) ad una domanda ben precisa, posta in condizioni un po' inusuali.
La domanda era: avete mai avuto nella vostra vita un grande dolore e, se si, siete riusciti a superarlo, e come?

Oggi, invece, è uno dei tanti giorni in cui mi è capitato di ricordare, purtroppo a seguito di una dichiarazione a dir poco delirante che ho letto sulla homepage del Corriere.
Vorrei riproporla qui e dedicarla soprattutto a due persone, che scelgo solo quali esempi più rappresentativi di una corrente di pensiero oscurantista prepotentemente ri-emergente e molto, molto preoccupante:

- quella specie di decerebrato integralista che spero ardentemente non ci ritroveremo in qualità di nuovo ministro della salute

- quella specie di decerebrato integralista che ci ritroviamo da ormai troppo tempo in qualità di presidente della regione lombardia
perché, a detta di queste menti eccelse corredate da "animi sensibili" (e di tutti i loro accoliti, protetti, raccomandati) e comunque di chi "condivide" il concetto, abortire è come andare a farsi un happy hour.

Certo, la situazione che sto per descrivere è molto diversa perché io non avevo certo "scelto".
Ma, a parte alcuni casi patologici, credo che le conseguenze di questo atto, più che altro psichiche ed emotive, non siano molto diverse anche per quelle donne che, invece, "scelgono di".


Non so se l’ho superato, il mio dolore.
Prima di questo, credevo di averne provati di molto duri. Ma non era affatto così.
Alcuni anni fa, sono rimasta incinta e avere un figlio era la cosa che più desideravo al mondo, essendo ormai già abbastanza avanti con l’età ed avendo più o meno già realizzato alcuni tra gli obiettivi di vita e professionali che mi ero posta.
Desideravo un figlio più di ogni cosa, da molti anni, ma per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare, non ero mai riuscita nell’intento.
Inaspettatamente però è successo, avrei potuto dire “un dono del cielo” se fossi stata credente.
Purtroppo però, non ho mai saputo per quali cause, dopo poche settimane ho avuto un aborto spontaneo.
E ho capito cosa fosse la devastazione.
Ho conosciuto uno smarrimento e una lacerazione che mai avrei nemmeno lontanamente pensato di poter provare e che hanno minato seriamente il mio equilibrio psico-fisico.
Inutile dire che mi straziavo mille volte al giorno, interrogandomi su ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, e sul perché.
Inutile dire che, gira e rigira, arrivavo a colpevolizzarmi del fallimento, dell’incapacità di riuscire a portare a termine un compito così importante e atavico.
Inutile dire che, ancora oggi, nei momenti in cui meno me lo aspetto, vengo assalita da una tristezza inesauribile, sempre pronta a darmi un pugno nella pancia… proprio lì dove c’è stato il vuoto.
Sono stata comunque fortunata, perché poi, più avanti, sono rimasta di nuovo incinta ed ora ho una bambina meravigliosa e piena di vita che mi ripaga ogni giorno di ogni sofferenza, che è la luce e la gioia della mia vita.
Sono stata comunque fortunata, perché il mio compagno (ora marito) e mia madre mi sono stati molto vicini e con il loro amore e supporto fisico e morale, mi hanno aiutata a ritrovare la forza e le motivazioni.
Sono stata comunque fortunata perché di base ho un equilibrio molto forte che mi ha sorretta nei momenti più critici e perché sono fatalista e mi sono convinta che forse quella vita non doveva essere, se non è stata.
Ma il dolore è sempre là, in fondo.
Non so nemmeno se sia giusto cercare di superarlo e far finta che non sia mai successo nulla.
Credo che le sofferenze, purtroppo, debbano far parte del bagaglio dell’essere umano e che ci aiutino nei nostri percorsi di crescita e di evoluzione.
Qualcuna riesce a farsene una ragione e ad andare avanti, in qualche modo.
Qualcun altra no,  non è in grado di reggere un fardello così pesante.
Forse perché non ha nessuno con cui condividerne il peso.

......


martedì, 11 marzo 2008,12:28

Non sarà che il titolo di questo blog un po’ di sfiga la porti sul serio?
Mi devo attaccare pure alle cazzate per cercare di darmi delle spiegazioni, perché di risposte concrete a questi fatti, non ne trovo.

Ho lasciato passare qualche giorno perché ero troppo disperata per scriverne qui.
Ma forse avrei dovuto farlo lo stesso.
Non so.

Poi dicono che “quelle sensazioni”, quella sorta di “presagio” che ogni tanto si avvertono, siano tutta questione di autosuggestione e che uno se le inventa a posteriori.
Che dicano.
Però stranamente io ho cominciato ad avvertirla domenica pomeriggio, di due domeniche fa, per altro nel bel mezzo di una occasione molto felice, stavo veramente bene mentre rivedevo delle care amiche dopo tanto tempo: ci siamo ritrovate tutte insieme, con i nostri bimbi e i rispettivi mariti/compagni, avevamo fatto delle torte e chiacchieravamo contente, mentre i bimbi giocavano insieme nel giardino sotto gli occhi dei papà… ed era davvero una gioia per gli occhi e per il cuore.
In una giornata bellissima, con tanto sole e un vento caldo che sembrava primavera inoltrata.
Ma ho cominciato a sentirmi strana, irrequieta, insolitamente sulle spine, quando tutto ciò non avrebbe proprio dovuto essere. Eppure.

Tornando a casa, davanti all’ascensore con la mia piccina in braccio che si era addormentata in macchina, ci siamo imbattuti nei nostri vicini di casa che ultimamente non vedevamo in giro, che stranamente non incontravamo più.
L’impatto è stato decisamente forte: lui seduto su una sedia a rotelle, il viso tutto gonfio che quasi non si vedevano più gli occhi, capelli a chiazze, e uno strano rigonfiamento sul lato sinistro della testa e della guancia… tanto che lì per lì non ho nemmeno capito che fosse lui.
Due parole con lei che lo spingeva e che da dietro la carrozzella mi implorava con gli occhi di non far domande. Un augurio per congedo.
Son rimasta male, molto male… ho cominciato a pensare al peggio a fare le congetture più drammatiche… e quella sensazione di prima si accentuava.

La sera nonostante fossi molto stanca, non riuscivo ad andare a letto.
Continuavo a trovare cose inesistenti da fare, che non potevo rimandare… ballavo in giro per casa nervosa… impotente perché non riuscivo a capire il motivo che mi faceva sentire così.
Alla fine mi sono imposta di andare a dormire, ma ho preso sonno molto più tardi e dopo essermi rigirata per ore nel letto.

Alla mattina, è arrivata inesorabile la tranvata.
Mia mamma mi ha telefonato alle 8, piangente e già avevo il sangue gelato.
Non so con quale velocità mi sono passati un milione di pensieri nella mente nel giro di secondi… mi sembrava di impazzire.
Poi, cercando di calmarsi, mi ha detto che era morto mio zio, suo fratello… mio fratello.

Aveva la mia stessa età, pochi mesi in più, siamo cresciuti insieme come fratello e sorella: mia mamma e mia nonna, per un periodo, sono state incinte insieme.
E noi, nati a poca distanza di tempo, siamo sempre stati legatissimi.
Giocava in palestra a pallavolo, quella domenica sera, con gli amici.
A un certo punto ha sentito un dolore al petto, si è seduto in panchina e gli è scoppiato il cuore, letteralmente. Si è accasciato, l’espressione del viso gli si è completamente stravolta, è diventato tutto blu, era già morto.
Nemmeno i volontari del 118, che caso vuole stessero giocando proprio la stessa partita, intervenuti immediatamente sono riusciti a fare nulla.
E nemmeno con l’intervento dell’ambulanza arrivata in meno di 5 minuti, si è potuto qualcosa.

A bocce semi-ferme, dopo più di una settimana, dico che non si riesce ad accettare facilmente una morte del genere, a 44 anni.
Senza avere mai dato un segno prima, avendo fatto tutti i controlli medici del caso da pochi mesi.
Senza che ci fosse uno straccio di motivo valido, una giustificazione logica.

Sua moglie, le sue figlie, le sue sorelle, suo fratello, io, tutto il resto della famiglia e degli amici e dei colleghi siamo come storditi. Sospesi. Non ci si rende conto. Non pare vero.
C’è questo clima irreale, dopo tante lacrime. Tante proprio.

E in questo stato d’animo, a metà della scorsa settimana, vengo a sapere che anche il nostro vicino di casa è morto, quello della carrozzella.
32 anni, tumore al cervello.
Cosa si può dire o fare? Solo abbracciare chi rimane, far sapere che noi siamo lì, a qualsiasi ora del giorno e della notte, star vicino.

Sono stanca, svuotata, mi sento uno straccio da pavimento.

La piccina sta male, è sempre influenzata, tanta tosse, tanto raffreddore, non va in bagno.
E’ a casa dall’asilo da qualche giorno e chissà per quanto ne avremo ancora.

Mio marito, non è in condizioni migliori, si trascina letteralmente, ma fa il duro perché non vuole far vedere che sta male e che deve essere il punto fermo per me, che mi ci posso appoggiare.

Per concludere la settimana, venerdì scorso un bel day-hospital per gli esami di pre-ricovero.
L’intervento al 3 aprile.

Vaffanculo, lo posso dire?




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