mercoledì, 26 agosto 2009,16:41

Ispirazione tèratèra proveniente da un racconto che ho letto in ferie su una rivista improbabile (**), dove si parlava di un tizio, giornalista a NY al quale scadeva il contratto che non sarebbe stato rinnovato e, per una serie di coincidenze, si ritrova a subaffittare la sua casa e a viaggiare per il mondo praticamente gratis – non mi dilungo nei dettagli che sono ancor più improbabili della rivista stessa – ma sul terrazzo della sua casa aveva trovato un vecchio vaso (ereditato dall’inquilino precedente) con un albero morto rinsecchito e, invece di buttarlo, lo aveva ridipinto di blu e oro e ci aveva scritto: the tree is dead long live the tree.

Che non sono nemmeno tanto sicura sia un inglese corretto, ma in fondo chissenemporta, no?

 

Ecco quindi più o meno è ciò che intenderei fare col mio blog, qui.

Poraccio, è ridotto male.

Cominciamo con la prima mano di antiruggine.

 

 

Ho passato delle ferie bellissime e bruttissime.

Bellissime perché erano aaaaaaanni che non mi sentivo così a mio agio in un posto, che tutto sembrava così perfetto.

Salentu: lu sule lu mare lu jentu.
Una terra affascinante, dai colori/sapori/profumi/suoni/atmosfere/persone/luoghi assolutamente splendidi.

Distese infinite di ulivi, fichi d’india, oleandri e fiori. Distese infinite di mare di tutti i colori: lasciarsi pervadere e riempire senza opporre resistenza, è stata una sensazione incredibile.

Ma siccome ormai di cognome faccio Fantozzi e di nome Pina, moglie del rag. Pierugo, madre della Mariangela (quella vera almeno è bellissima!)… ovviamente non poteva mancare il colpo di scena e detto fatto ci siamo sparate prima lei e poi io un bel 10 giorni tappate in casa sotto antibiotico. (** e qui si capisce perchè poi una, finiti i libri – anche quelli da colorare della figlia quattrenne - , si attaccherebbe persino alla carta del burro pur di leggere qualcosa)

Che su 20 giorni di ferie non sono pochi, contando anche che dopo una simile mazzata non è che si sia fisicamente in grado di affrontare la qualsiasi a cuor leggero, no?

Persi 3,5 kg.

 

Per altro mi sono piacevolmente riscoperta guidatrice indefessa.

Sia all’andata che al ritorno, guidando prevalentemente di notte, mi sono macinata la gran parte del tragitto, ma godendomelo proprio eh, intercambiandomi per poco tempo alla volta col marito che quest’anno inspiegabilmente mi ha lasciato le redini, pur avendo appena avuto la macchina aziendale nuova ed essendo notoriamente uno che prima di mollare il volante a chicchessia si farebbe mozzare le mani… mah.

non mi ricordavo quanto fosse bello vedere sorgere il sole, magari percorrendo un tratto sul mare... che colori!

 

Ballato la pizzica, o la taranta. Non ho ancora ben capito la differenza, se c'è.

Feste di piazza bellissime in paesini inconsueti e splendidi.

Conosciuto persone, strane a dire il vero.

Gente che non ti aspetti, eppure.

Quel che più mi allibisce, da sempre, sono quelli che si mettono in cattedra e ti insegnano come si sta al mondo.

Perché loro sì, che hanno capito tutto, e fottono il prossimo.

Il pirla sei tu, che non approfitti.

St’estate ne ho trovati a mazzi, solo l’imbarazzo della scelta nel campionario della stronzaggine.

E comunque, anche se gli voglio tanto ma tanto bene, qualche giorno corco di mazzate mio cugino.

venerdì, 15 maggio 2009,12:47

stasera, dopo circa 35 anni, rivedrò uno stretto gruppetto di compagne di scuola delle medie.
una era addirittura la mia amica del cuore.
cioè, ancora non ci credo, non mi sembra vero...

sono contenta, di quella contentezza quasi inspiegabile e non reprimibile...
sono anche un po' in ansia... chissà che shock!

by MoiSimplement | categoria:felicità, evviva, ma si può, cosecosì | Link | commenti (4)(popup) | commenti (4)
mercoledì, 06 maggio 2009,12:26

La risposta non potrebbe essere che NO.

Ma in realtà non è neanche così, diciamo che la più corretta potrebbe essere A TRATTI (rari).
In fondo, mi chiedo, che cosa mi manca, che cosa voglio di più?

Ho una bella famiglia, una figlia splendida, sana, intelligente; un marito che mi adora; ho un lavoro, che di questi tempi, bisogna solo baciarsi i gomiti… anche se vomiti bile dalla mattina alla sera per quello che vedi e per l’ambiente in cui ti trovi, ma che pur sempre mi permette di condurre una vita tutto sommato senza troppe rinunce; ho la mia casa (no, è ancora della banca a ben vedere, ma non sottilizziamo); ho degli amici, pochi, che mi vogliono bene.
Tutto sommato sono fortunata, mi trovo in condizioni privilegiate rispetto a molti che ho intorno, direttamente o indirettamente.
L’altro giorno una mia collega a bruciapelo mi ha chiesto: “ma insomma, si può sapere di che cazzo ti lamenti?” e la cosa mi ha fatto riflettere.

Già di che cazzo mi lamento io?

Si, perché tutto il preambolo verte su di me, la mia famiglia e il mio piccolo mondo.
Ma io sono anche e soprattutto parte di una comunità in senso ampio, sono cittadina italiana, sono elemento di un popolo.
Sono parte di un meccanismo economico, sociale e politico mio malgrado.

E allora, quello che mi rattrista e mi amareggia profondamente è proprio la situazione generale.

Quello che vedo, sento e capto… mi mette a disagio, in imbarazzo. Mi fa infuriare, indignare e protestare.

I concetti di base sono:
- calcare molto sull’aspetto gossipparo e sul “buttiamola in caciara” di tutta la questione politica/sociale/economica di questo Paese, senza mai andare a fondo seriamente sulle questioni importanti, così non vi rendete conto, inetti e inebetiti, di come ve lo buttiamo in culo mentre siete distratti dalle cazzate; e qui, l'onda lunga della TV commerciale è arrivata benissimo e ha fatto proprio il suo dovere, no?

- calcare molto sull’aspetto dell’intervento concreto e dei “fatti non parole” (tipo dopo la tragedia del terremoto, che noi sì che ci sappiamo fare mica quei morti-in-piedi dei comunisti! - o altre amenità del tipo social-card, oddìo adesso vomito)

 

E l’elenco potrebbe continuare a lungo… non ne ho voglia, mettetecene voi che tanto no si sbaglia.

 

Ecco di cosa mi lamento, di cos’è che mi rende profondamente infelice e scoraggiata.

Del fatto che stanno affossando un Paese, i suoi valori, le conquiste sociali che hanno richiesto sacrifici, lotte, sangue… che non ci sono prospettive per il futuro, che la scuola pubblica venga continuamente delegittimata, che i giovani non vengano messi in condizione di condurre una vita normale e di avere un minimo di indipendenza, che si vogliano scientemente abolire termini e concetti come “rispetto”, “tolleranza”, “diritti fondamentali”; che si permetta al vaticano di governare indisturbato o di mettere bocca pesantemente su ogni questione riguardante le scelte politiche; che abbiano priorità assoluta l’immagine e l’avere invece che il contenuto e l’essere; che si stia creando apposta un vuoto pneumatico, un appiattimento culturale e una omologazione preoccupante, che la volgarità imperi sovrana...
E la cosa che più mi rattrista è che la maggior parte delle persone che hanno scelto e votato questo governo, e sono tantissime, ancora non abbiano capito realmente la gravità delle azioni che ha messo in atto da quando si è insiediato e i danni che si ripercuotono e ripercuoteranno per chissà quanti anni…

 

Mi chiedo, può quindi esistere la mia isola felice in mezzo a un mare di merda?
venerdì, 13 marzo 2009,15:20

Ieri sulla spiaggia di Finale Ligure, intorno all’ora di pranzo, un sole tiepido e meraviglioso, una brezza marina piacevolmente discreta, l’acqua cristallina con quella schiuma pannosa delle onde morbide, facevano da contorno alla contentezza incontenibile della mia piccina: le brillavano gli occhi, saltellava, correva avanti e indietro lanciando gridolini, rideva e sorrideva attraversata solo dalla sua gran voglia di vivere! Sembrava un fringuellino impazzito.

Sono momenti che non mi voglio dimenticare.

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