mercoledì, 26 agosto 2009,16:41

Ispirazione tèratèra proveniente da un racconto che ho letto in ferie su una rivista improbabile (**), dove si parlava di un tizio, giornalista a NY al quale scadeva il contratto che non sarebbe stato rinnovato e, per una serie di coincidenze, si ritrova a subaffittare la sua casa e a viaggiare per il mondo praticamente gratis – non mi dilungo nei dettagli che sono ancor più improbabili della rivista stessa – ma sul terrazzo della sua casa aveva trovato un vecchio vaso (ereditato dall’inquilino precedente) con un albero morto rinsecchito e, invece di buttarlo, lo aveva ridipinto di blu e oro e ci aveva scritto: the tree is dead long live the tree.

Che non sono nemmeno tanto sicura sia un inglese corretto, ma in fondo chissenemporta, no?

 

Ecco quindi più o meno è ciò che intenderei fare col mio blog, qui.

Poraccio, è ridotto male.

Cominciamo con la prima mano di antiruggine.

 

 

Ho passato delle ferie bellissime e bruttissime.

Bellissime perché erano aaaaaaanni che non mi sentivo così a mio agio in un posto, che tutto sembrava così perfetto.

Salentu: lu sule lu mare lu jentu.
Una terra affascinante, dai colori/sapori/profumi/suoni/atmosfere/persone/luoghi assolutamente splendidi.

Distese infinite di ulivi, fichi d’india, oleandri e fiori. Distese infinite di mare di tutti i colori: lasciarsi pervadere e riempire senza opporre resistenza, è stata una sensazione incredibile.

Ma siccome ormai di cognome faccio Fantozzi e di nome Pina, moglie del rag. Pierugo, madre della Mariangela (quella vera almeno è bellissima!)… ovviamente non poteva mancare il colpo di scena e detto fatto ci siamo sparate prima lei e poi io un bel 10 giorni tappate in casa sotto antibiotico. (** e qui si capisce perchè poi una, finiti i libri – anche quelli da colorare della figlia quattrenne - , si attaccherebbe persino alla carta del burro pur di leggere qualcosa)

Che su 20 giorni di ferie non sono pochi, contando anche che dopo una simile mazzata non è che si sia fisicamente in grado di affrontare la qualsiasi a cuor leggero, no?

Persi 3,5 kg.

 

Per altro mi sono piacevolmente riscoperta guidatrice indefessa.

Sia all’andata che al ritorno, guidando prevalentemente di notte, mi sono macinata la gran parte del tragitto, ma godendomelo proprio eh, intercambiandomi per poco tempo alla volta col marito che quest’anno inspiegabilmente mi ha lasciato le redini, pur avendo appena avuto la macchina aziendale nuova ed essendo notoriamente uno che prima di mollare il volante a chicchessia si farebbe mozzare le mani… mah.

non mi ricordavo quanto fosse bello vedere sorgere il sole, magari percorrendo un tratto sul mare... che colori!

 

Ballato la pizzica, o la taranta. Non ho ancora ben capito la differenza, se c'è.

Feste di piazza bellissime in paesini inconsueti e splendidi.

Conosciuto persone, strane a dire il vero.

Gente che non ti aspetti, eppure.

Quel che più mi allibisce, da sempre, sono quelli che si mettono in cattedra e ti insegnano come si sta al mondo.

Perché loro sì, che hanno capito tutto, e fottono il prossimo.

Il pirla sei tu, che non approfitti.

St’estate ne ho trovati a mazzi, solo l’imbarazzo della scelta nel campionario della stronzaggine.

E comunque, anche se gli voglio tanto ma tanto bene, qualche giorno corco di mazzate mio cugino.

mercoledì, 06 maggio 2009,12:26

La risposta non potrebbe essere che NO.

Ma in realtà non è neanche così, diciamo che la più corretta potrebbe essere A TRATTI (rari).
In fondo, mi chiedo, che cosa mi manca, che cosa voglio di più?

Ho una bella famiglia, una figlia splendida, sana, intelligente; un marito che mi adora; ho un lavoro, che di questi tempi, bisogna solo baciarsi i gomiti… anche se vomiti bile dalla mattina alla sera per quello che vedi e per l’ambiente in cui ti trovi, ma che pur sempre mi permette di condurre una vita tutto sommato senza troppe rinunce; ho la mia casa (no, è ancora della banca a ben vedere, ma non sottilizziamo); ho degli amici, pochi, che mi vogliono bene.
Tutto sommato sono fortunata, mi trovo in condizioni privilegiate rispetto a molti che ho intorno, direttamente o indirettamente.
L’altro giorno una mia collega a bruciapelo mi ha chiesto: “ma insomma, si può sapere di che cazzo ti lamenti?” e la cosa mi ha fatto riflettere.

Già di che cazzo mi lamento io?

Si, perché tutto il preambolo verte su di me, la mia famiglia e il mio piccolo mondo.
Ma io sono anche e soprattutto parte di una comunità in senso ampio, sono cittadina italiana, sono elemento di un popolo.
Sono parte di un meccanismo economico, sociale e politico mio malgrado.

E allora, quello che mi rattrista e mi amareggia profondamente è proprio la situazione generale.

Quello che vedo, sento e capto… mi mette a disagio, in imbarazzo. Mi fa infuriare, indignare e protestare.

I concetti di base sono:
- calcare molto sull’aspetto gossipparo e sul “buttiamola in caciara” di tutta la questione politica/sociale/economica di questo Paese, senza mai andare a fondo seriamente sulle questioni importanti, così non vi rendete conto, inetti e inebetiti, di come ve lo buttiamo in culo mentre siete distratti dalle cazzate; e qui, l'onda lunga della TV commerciale è arrivata benissimo e ha fatto proprio il suo dovere, no?

- calcare molto sull’aspetto dell’intervento concreto e dei “fatti non parole” (tipo dopo la tragedia del terremoto, che noi sì che ci sappiamo fare mica quei morti-in-piedi dei comunisti! - o altre amenità del tipo social-card, oddìo adesso vomito)

 

E l’elenco potrebbe continuare a lungo… non ne ho voglia, mettetecene voi che tanto no si sbaglia.

 

Ecco di cosa mi lamento, di cos’è che mi rende profondamente infelice e scoraggiata.

Del fatto che stanno affossando un Paese, i suoi valori, le conquiste sociali che hanno richiesto sacrifici, lotte, sangue… che non ci sono prospettive per il futuro, che la scuola pubblica venga continuamente delegittimata, che i giovani non vengano messi in condizione di condurre una vita normale e di avere un minimo di indipendenza, che si vogliano scientemente abolire termini e concetti come “rispetto”, “tolleranza”, “diritti fondamentali”; che si permetta al vaticano di governare indisturbato o di mettere bocca pesantemente su ogni questione riguardante le scelte politiche; che abbiano priorità assoluta l’immagine e l’avere invece che il contenuto e l’essere; che si stia creando apposta un vuoto pneumatico, un appiattimento culturale e una omologazione preoccupante, che la volgarità imperi sovrana...
E la cosa che più mi rattrista è che la maggior parte delle persone che hanno scelto e votato questo governo, e sono tantissime, ancora non abbiano capito realmente la gravità delle azioni che ha messo in atto da quando si è insiediato e i danni che si ripercuotono e ripercuoteranno per chissà quanti anni…

 

Mi chiedo, può quindi esistere la mia isola felice in mezzo a un mare di merda?
lunedì, 02 marzo 2009,12:43

Carnevale spazzato via, e meno male.
Insomma ieri sono andata a messa (non perché sia impazzita di colpo, sia chiaro, ma semplicemente era la commemorazione del primo anno della scomparsa di mio zio, che aveva la mia età, forse ne ho anche parlato qui quando è successo), più che altro un gesto simbolico della nostra famiglia per stringerci idealmente intorno a lui.
E forse andare a mangiare una pizza oltugheder non sarebbe stato nello spirito, diciamo.

Ecco insomma forse io un po' son prevenuta contro i preti.
Però a me quello lì è parso davvero troppo sopra le righe.
Con questo atteggiamento da "stà tento che ti bacchetto, lo so che ciai pensieri immondi!!!", con questo tono che sembra sempre che ci si debba frugare nelle tasche perché gli si deve qualcosa... un sentirsi sempre in colpa per qualcosa, cosa non si sa, ma il buon cristiano lo deve sapere e se non lo sa, che si senta in colpa uguale, che male non fa.
Un nervoso, ma un nervoso...
E già questo a me basterebbe per alzare un dito medio e uscire.
Però dai, per rispetto, conto fino a cento e sto seduta sulla panca (che poi manco si possono appoggiare i piedi su quella davanti perché c'è il cuscino per inginocchiarsi - figuriamoci-).
Ma l'apice lo raggiunge nella predica, io ovviamente ero totalmente disinformata, ma siccome ieri iniziava la quaresima, il tipo si è prodotto in un pippone di dimensioni galattiche che ha letteralemnte travolto gli astanti: del digiuno, della sobrietà, del cibo a basso costo, della rinuncia in generale in relazione ai tempi che corrono.
Che uno dice: è giusto, sono argomenti che la religione propone. Appunto, PROPONE.
Ennò, lui invece DISPONE!
Insomma non risco a riportare esattamente le parole, ma il sunto era: se ti mangi una fetta di prosciutto crudo, intanto pensa che stai spendendo un botto per una cosa non strettamente necessaria e che se anche te la puoi permettere fai una cosa fuori luogo perché devi mangiare cose "povere", se proprio non riesci a digiunare! Insomma Gesù ha digiunato 40 giorni e 40 notti, cazzo volete che sia per voi farlo almeno un venerdì? e se non lo fate attenzione ai fulmini che vi colpiranno senza pietà per la vostra ingordigia e disubbidienza.

Poi uno si chiede perché la gente non va a messa o perché ci sono sempre meno praticanti.
Finché lasciamo liberi questi qui di delirare, mi pare ovvia la risposta.

E comunque cazzo è già passato un anno e io ancora non riesco a rassegnarmi a questa perdita.

Come corollario, posso aggiungere che mia figlia si ammala in continuazione e mio marito ieri sera mi ha perfino accusata di essere "superficiale" nella gestione della sua salute.
Ora, o c'è qualcuno che seriamente è stato capace di tenermi la mano sulla testa per evitare gesti inconsulti, oppure sono arrivata a un tale livello di ZENitudine che nemmeno io so come.







giovedì, 09 ottobre 2008,12:56

- e aggiungerei anche Bha! -

Epilogo.
E si vede che proprio non era cosa.
A far le nozze coi fichi secchi son capaci tutti.

Però a me i fichi secchi non piacciono, teneteveli pure.
Grazie, non posso dire nemmeno "è stato bello".
Essere presi per il culo per mesi, non è una bella sensazione.

Fortuna che non sono vendicativa, altrimenti un bello sputtanamento galattico non ve lo levava nessuno.
Adesso poi, è anche un attimo, attivando i social networks.


mercoledì, 17 settembre 2008,11:15

 

sono senza parole.

CARREFOUR  DI  ASSAGO

(grazie per la dritta di Stefanone ! che ho trovato nel blog di Ehvvivi )

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lunedì, 01 settembre 2008,12:05

che a me quella lì che conduce mi sta antipatica, che si crede di essere?
e sa tutto lei.
con quella faccetta lì da cattivella mascherata da fatina.

che poi a me, in generale, stan pesantemente sulle balle quelli come lei.

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venerdì, 25 luglio 2008,12:12


Però sono anche arrivata come si suol dire alla frutta, ma anche all’ammazzacaffè pensandoci bene.

Perché in 3 anni qui ho ingoiato più rospi vivi che in tutta la mia vita.
Perché hai voglia a giustificare qualsiasi mancanza di rispetto, per usare un eufemismo, come sfogo alla pressione cui è sottoposto via via nel corso dell’anno.
Perché non è possibile che non ci sia MAI la possibilità di un dialogo civile, di una spiegazione per le cose che succedono (e che poi ovviamente se non risolte si incancreniscono), solo perché pensa di avere il potere divino e di dover essere venerato e rispettato senza mai nemmeno essere guardato negli occhi dai suoi sottoposti.

Ebbene è da due giorni che nemmeno mi parla, non telefona, non scrive nemmeno una mail.

Mi evita fisicamente e se per caso mi incorcia nel corridoio, mi lancia razzi laser dagli occhi come se volesse incenerirmi.
E tutto solo perché mi sono permessa di rispondergli quello che andava detto in maniera civile ed educata ad una sua email, che se portassi davanti a un giudice del lavoro potrei diventare milionaria e vivere di rendita per il resto della vita.

Il suo problema è che non accetta il confronto, tanto meno il dialogo.
Un altro suo problema è che quando sa perfettamente di essere in torto, si comporta così come in questi giorni, peggio di un bambino a cui hanno portato via il giochino preferito.

Il mio problema invece è che ho sbagliato a non comportarmi così fin dall’inizio e che per il mio solito carattere dimmerda che mi ritrovo, tendo sempre ad essere comprensiva, a tollerare, a giustificare… e lascio passare.
Quindi gli altri a un certo punto danno per scontato che tanto a me va sempre bene tutto e quindi, quelli poco intelligenti, si prendono sempre di più, spostando il limite sempre un po’ più in là.
Questo è un mio enorme difetto.
E lui è uno pochissimo intelligente, da questo punto di vista.
Siccome l’altro giorno mi ha davvero ferita, ha fatto una di quelle cose gravi, che ledono la dignità, che passano il segno… non tanto per i toni che ha usato (che già quelli normalmente basterebbero, ma vabbè) quanto per ciò che le sue parole sottintendevano, tanto che ho dovuto contare fino a 1 milione e mezzo prima di rispondere, ma poi l’ho fatto.
Ed è stata una risposta da manuale.
Ha colpito nel segno.
Ed è quello che mi premeva succedesse.

Per me può anche non parlarmi più fino a che morte non ci separi, che tra l’altro vivo e dormo anche meglio.
Ora il problema è suo.



lunedì, 21 luglio 2008,12:07

(questa la devo proprio raccontare, ma anche per ricordare la lezione a futura memoria)


Antefatto
Allora, avevamo prenotato a febbraio la casa al mare per agosto – cosa per altro già atipica per noi, visto che ci riduciamo sempre all’ultimo momento o addirittura partiamo con la maglietta e il costume e qualcuno provvederà – perché volevamo una certa casa in un certo posto, e anche per le prime due settimane di luglio, che ci abbiamo mandato i miei e la piccola.

 

Problema

Tralasciando che già a febbraio abbiamo fatto fatica a trovare quello che volevamo, il tentativo di luglio è stato a dir poco drammatico e disastroso per la situazione zanzare: a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche in spiaggia!!!, avevamo addosso qualcosa come 10-15 zanzare contemporaneamente.
La bambina era conciata da sbatter via, nonostante le protezioni più diverse.

Insomma un calvario e soprattutto impensabile da ripetere in agosto.

Soluzione

Chiediamo un po’ in giro ad amici e conoscenti se ci fossero soluzioni alternative, magari in posti diversi, ovviamente accontentandoci dato che ormai siamo a ridosso di agosto…
Un colpo di culo spaventoso e un amico ci propone una casa in un posto molto carino ad un prezzo irrisorio.

Corollario
La casa è del suocero di suo cugino, il quale pare abbia altri 5 o 6 appartamenti che affitta rigorosamente solo a tedeschi.
Durante la prima telefonata di “avvicinamento” già dovevamo capire che avevamo a che fare con gente strana, perché per ammettere che si trattava di lui al telefono, questo ha provato prima a negarsi e poi a rimbalzare la telefonata.
Quando ha capito chi eravamo si è scusato, ammettendo che era lui, ma che non voleva farsi beccare da quei rompiballe dei call center che chiamano sempre a tutte le ore.
E vabè.
Dopo i convenevoli di rito e le delucidazioni sulla casa, chiediamo se non è un problema prima di prenderla a occhi chiusi, di passare a dare un’occhiata.
Acconsente, dicendo però che lui è molto impegnato e che insomma il sabato è un problema, ma al limite ci manda suo genero con le chiavi.
Ci accordiamo per vederci sabato, in un certo posto a una certa ora.
Mentre siamo sull’autostrada, ci blocchiamo in coda per un incidente e malgrado fossimo partiti con un certo anticipo, ci rendiamo conto che non arriveremo mai per l’ora stabilita.

Chiamiamo per avvisare del possibile ritardo, ma per ribadire che stiamo arrivando; la figlia (più fuori ancora del padre) ci fa un cazziatone in dolby surround al telefono avvertendoci che se ritardiamo non avremo la possibilità di vedere la casa perché il padre ha il tempo contato.
Allibiti, dopo aver cercato di farla ragionare, che la cosa non dipendeva da noi e blablabla…, questa si è incazzata ancora di più e ci ha fatto capire che non avremmo nemmeno dovuto insistere per andare a vedere la casa quel giorno.
Intanto vorrei sapere chi ha insistito, al limite ci potevano dire di andare in un'altra data… in fondo ci stanno facendo un favore, mica siamo dementi che non capiamo ste cose… Comunque.

La fila finalmente diluisce, mio marito si spara a 180 km/h rischiando multa e patente, ma insomma con tutta la buona volontà arriviamo con esattamente 16 minuti di ritardo.

Il tizio non c’è.
Guardiamo bene intorno, più volte. Oh, proprio non c’è.
Lo chiamiamo al telefono, ci risponde che gli dispiaceva molto ma non ha potuto aspettarci che aveva troppi impegni e che ce l’aveva detto.
Ci dice dove si trova la casa e di andarcela a vedere dall’esterno, di più non poteva fare.
(risponde dal telefono di casa, quindi facendo 2+2, o non era nemmeno venuto oppure era andato via un minuto dopo lo scaedere dell'ora dell'appuntamento)


Ecco, fosse stato per me, lo avrei mandato affanculo direttamente insieme a tutta la sua famiglia senza pensarci nemmeno un attimo, però purtroppo essendoci di mezzo il nostro amico non ho potuto.
Un comportamento del genere è a mio avviso inqualificabile, tu sai perfettamente che stiamo arrivando da lontano e che ci dobbiamo sparare più di 250 km in andata e altrettanti in ritorno, per non parlare dei costi di autostrada/benzina/viveri… e non aspetti almeno 15/20 minuti prima di andartene?
Un imprevisto per strada può sempre capitare e se tu dai appuntamento a una persona sapendo che non potrai aspettare nemmeno quel lasso di tempo, secondo me sei da ricovero urgente.

Così oltre a non aver potuto vedere la casa all'interno, abbiamo passato una giornata di merda con un’incazzatura di quelle che a memoria non riesco a ricordare indietro nel tempo.
E oltretutto, avendo ormai dato la parola,  sta casa del cazzo ce la dobbiamo prendere anche se, per come sono fatta io, quel posto lì non mi avrebbe mai più vista nemmeno in foto.
Piuttosto me ne starei a casa mia e andrei in piscina tutti i giorni.

Insomma io non avrei mai e poi mai il coraggio di trattare delle persone così.
Nemmeno se sto facendo un favore, nemmeno se la cosa mi pesa enormemente.

Piuttosto non faccio il favore.

Non so se mi spiego.

martedì, 17 giugno 2008,15:12

Che qualcuno solo provi ad accennare ai problemi di siccità anche per questa estate.
Porcadiquellazozzafetenteimpestata.
Sicuramente morirà fulminato e sarebbe il minimo sindacale.

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venerdì, 30 maggio 2008,11:10

Che poi già lo so che magari domani o fra tre giorni ritornerò serena.
Intanto però, no.
E’ stato bello il weekend a Madrid, a parte il tiempemmerd e il freddo porco (solo noi o Fantozzi possono trovare un tempo così in Spagna a fine maggio), sarebbe forse stato bello ovunque.
Avevamo bisogno di quel tempo per noi, lontani da tutto, e ce lo siamo concesso.

Però poi si torna alla realtà e trovi la piccina ammalata, sotto antibiotico, con le tonsille rosso pomodoro e grosse come due angurie.
Il marito che deve prendere un volo il giorno dopo e rientra solo a fine settimana.
In ufficio lo sclero regna sovrano, in particolare sul mio capo che ne è pervaso fin nelle viscere.

 

Penso a quel colloquio e a cosa ne potrà scaturire.
Se ne vien fuori un’offerta decente, posso dire addìo all’ultima briciola di serenità che mi ero gelosamente custodita per i prossimi mesi.

Cerco di non pensare a tutto ciò che il governo sta mettendo in pista, che mi viene da vomitare.

Sono sconfortata, davvero. Ma non tanto per quello che fanno, che era tutto sommato prevedibile facessero. No.
Lo sconforto mi esplode quando sento le persone che ne parlano in toni entusiastici e che finalmente qualcuno si muove, qualcuno fa qualcosa… eccerto, come no.

Come si fa a non capire, a non VEDERE????

Penso anche che proprio oggi F. avrebbe compiuto 45 anni.
Che amarezza.

Insomma poi è da quando ho aperto gli occhi stamattina che ho una sensazione … come di assorbimento…  che provo quel fastidio nel retro del cervelletto che continua a martellare e non capisco perché.

Poi m’abbaglia un flash.
Ecco, già, il sogno di stanotte.

Molto confuso eh… ma mi ricordo che un direttore del personale del cazzo qualsiasi, che nello specifico doveva essere il mio, mi consegnava una sorta di pergamena arrotolata, scritta in quattro lingue nordiche, che ovviamente non ero minimamente in grado di interpretare.
Ma alla fine capisco che è una lettera di richiamo, in toni pesantissimi e piena di insulti, perché arrivo sempre in ritardo.
E che siccome le regole dello statuto dei lavoratori sono cambiate ma a me nessuno lo ha detto, adesso di richiamo ne basta uno solo e tu sei fuori.
Ecco ero fuori.
Con la mia bella pergamenina arrotolata in mano.
Però ricordo abbastanza bene di avergli detto, in nordico, di infilarsela su per lo sfintere.

lunedì, 12 maggio 2008,15:51

quindi io ho firmato l'appello per la destinazione del 8X1000

Se vi sentite minimamente sensibili / zzati anche voi e magari avete voglia e tempo per approfondire l'argomento, io vi metto un buon link

temi.repubblica.it/micromega-online/

 

invece per quanto riguarda la destinazione del 5X1000, viste le ultime catastrofi naturali che naturalmente colpiscono sempre i posti del mondo dove già qualche problema di base in più c'è... io penso soprattutto ai bambini

www.savethechildren.it/2003/sostieni/cinquepermille.asp





venerdì, 09 maggio 2008,12:57

Di quella durezza di marmo lucido.
Che se ci sbatti contro, non attutisce nemmeno un po’ il colpo e ti fai proprio tanto male.
Non so perché, questa volta non c’ero. Di solito ci sono, questa volta no.

Forse sentivo anch’io il dolore, la tensione, la sospensione.
Ero frustrata anch’io nel non saper cosa fare, se fare ed eventualmente come. Forse.
Però il mio nervosismo, la mia rabbia, il mio scattare per ogni cazzata li ha sentiti anche la piccina e, di questo soprattutto, mi dispiaccio.

Anche se certe cose sono state dette e per quanto mi riguarda le parole HANNO un peso, penso che forse, col tempo, una se ne deve fare una ragione, anche perché non avendo fatto nulla di male e sentendomi pulita...
(A differenza vostra.)

Anche se tua madre ti ha ignorato per tutta la vita, ti ha fatto sempre sentire un peso, ti ha lasciato crescere solo, ti ha rinfacciato cose di cui non hai colpa e ti ha sempre ribadito che ha provato a non farti nascere in tutti i modi… quando muore, un po’ di vuoto dentro te lo lascia.

E malgrado tutto, tu avresti anche voluto esserci a salutarla per l’ultima volta, ma hai anche la fortuna di avere una sorella che ha fatto di tutto per impedirtelo.
Per altro dai racconti degli altri parenti, vieni a sapere che è stato davvero un funerale drammatico per tutta un’altra serie di motivazioni davvero ignobili.

Ma insomma, dico io, nessuno merita una fine così squallida.

Alla fine a me, cretina, umanamente dispiace comunque.
E vederti per settimane a mangiarti il fegato e a non trovare il modo di venire a patti con il tuo stare male, mi ha reso negativa, nevrotica, irascibile.
Ero arrabbiata con lei, con loro. Lo sono ancora.

Non tanto per quello che hanno detto e fatto a me, quanto per come ti hanno sempre trattato, per il male che consapevolmente ti hanno sempre fatto.
Però ieri sera ci siamo ritrovati. Abbracciati e confortati. Parlati.
Ci amiamo, io ci sono.
Spero che possa bastarti.

venerdì, 28 marzo 2008,12:57

 

 

 

 Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

 

 

by MoiSimplement | categoria:cosecosì, incazzosità varie, parblé | Link | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 27 marzo 2008,16:05

Tempo fa, scrissi quello che metterò qui, poche righe più sotto.

Allora il pretesto era dare una risposta (più che altro a me stessa) ad una domanda ben precisa, posta in condizioni un po' inusuali.
La domanda era: avete mai avuto nella vostra vita un grande dolore e, se si, siete riusciti a superarlo, e come?

Oggi, invece, è uno dei tanti giorni in cui mi è capitato di ricordare, purtroppo a seguito di una dichiarazione a dir poco delirante che ho letto sulla homepage del Corriere.
Vorrei riproporla qui e dedicarla soprattutto a due persone, che scelgo solo quali esempi più rappresentativi di una corrente di pensiero oscurantista prepotentemente ri-emergente e molto, molto preoccupante:

- quella specie di decerebrato integralista che spero ardentemente non ci ritroveremo in qualità di nuovo ministro della salute

- quella specie di decerebrato integralista che ci ritroviamo da ormai troppo tempo in qualità di presidente della regione lombardia
perché, a detta di queste menti eccelse corredate da "animi sensibili" (e di tutti i loro accoliti, protetti, raccomandati) e comunque di chi "condivide" il concetto, abortire è come andare a farsi un happy hour.

Certo, la situazione che sto per descrivere è molto diversa perché io non avevo certo "scelto".
Ma, a parte alcuni casi patologici, credo che le conseguenze di questo atto, più che altro psichiche ed emotive, non siano molto diverse anche per quelle donne che, invece, "scelgono di".


Non so se l’ho superato, il mio dolore.
Prima di questo, credevo di averne provati di molto duri. Ma non era affatto così.
Alcuni anni fa, sono rimasta incinta e avere un figlio era la cosa che più desideravo al mondo, essendo ormai già abbastanza avanti con l’età ed avendo più o meno già realizzato alcuni tra gli obiettivi di vita e professionali che mi ero posta.
Desideravo un figlio più di ogni cosa, da molti anni, ma per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare, non ero mai riuscita nell’intento.
Inaspettatamente però è successo, avrei potuto dire “un dono del cielo” se fossi stata credente.
Purtroppo però, non ho mai saputo per quali cause, dopo poche settimane ho avuto un aborto spontaneo.
E ho capito cosa fosse la devastazione.
Ho conosciuto uno smarrimento e una lacerazione che mai avrei nemmeno lontanamente pensato di poter provare e che hanno minato seriamente il mio equilibrio psico-fisico.
Inutile dire che mi straziavo mille volte al giorno, interrogandomi su ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, e sul perché.
Inutile dire che, gira e rigira, arrivavo a colpevolizzarmi del fallimento, dell’incapacità di riuscire a portare a termine un compito così importante e atavico.
Inutile dire che, ancora oggi, nei momenti in cui meno me lo aspetto, vengo assalita da una tristezza inesauribile, sempre pronta a darmi un pugno nella pancia… proprio lì dove c’è stato il vuoto.
Sono stata comunque fortunata, perché poi, più avanti, sono rimasta di nuovo incinta ed ora ho una bambina meravigliosa e piena di vita che mi ripaga ogni giorno di ogni sofferenza, che è la luce e la gioia della mia vita.
Sono stata comunque fortunata, perché il mio compagno (ora marito) e mia madre mi sono stati molto vicini e con il loro amore e supporto fisico e morale, mi hanno aiutata a ritrovare la forza e le motivazioni.
Sono stata comunque fortunata perché di base ho un equilibrio molto forte che mi ha sorretta nei momenti più critici e perché sono fatalista e mi sono convinta che forse quella vita non doveva essere, se non è stata.
Ma il dolore è sempre là, in fondo.
Non so nemmeno se sia giusto cercare di superarlo e far finta che non sia mai successo nulla.
Credo che le sofferenze, purtroppo, debbano far parte del bagaglio dell’essere umano e che ci aiutino nei nostri percorsi di crescita e di evoluzione.
Qualcuna riesce a farsene una ragione e ad andare avanti, in qualche modo.
Qualcun altra no,  non è in grado di reggere un fardello così pesante.
Forse perché non ha nessuno con cui condividerne il peso.

......


venerdì, 14 marzo 2008,16:41

Tra l’altro, credo che la ASL del mio paesello sia l’unico posto in Lombardia dove non accettano prenotazioni telefoniche per le visite dentistiche dei bambini. Devi andarci di persona (eh!).
Ecco perché avevo passato più di un’ora tra sito internet e paginegialleebianche, cristonando, che non trovavo uno straccio di numero telefonico per le prenotazioni. Poi uno è snervato.
Comunque.

Stamattina riesco a passare finalmente alla ASL per prendere sto appuntamento.

Con cotante premesse si arriva lì già un po’ alterati, senza contare che è mattina presto e sapendo che questo “fuori programma” costerà pure il travaso di bile più tardi, quando ci si metterà in macchina per andare a lavorare a una trentina di km da lì.

Poi ci si sente rispondere, nemmeno tanto gentilmente, che le prenotazioni sono bloccate perché ci sono visite fissate fino alla fine di aprile e poi nemmeno si sa quando si riapriranno ste minchia di prenotazioni perché i medici ancora non hanno comunicato la disponibilità dell’agenda di maggio.

Le alternative a questo punto sono due, anzi tre: o ti parte un’embolo delle dimensioni di un’arancia e metti le mani al collo dell’impiegata, o ripieghi sul privato che nel giro di 3 giorni ti fa la visita, oppure, come tutti gli italiani medi, ricorri “alle conoscenze”.
Scartate le prime due, avrei potuto passare oggi stesso nel pomeriggio, per dire.

Dico io, ma è normale sta cosa?

Risalendo in macchina per andare in ufficio, ascolto la radio. Telefonata di un’ascoltatrice nel programma di Platinette che, tranquilla come una pasqua, racconta di avere 19 anni e che per mantenersi gli studi universitari fa “l’accompagnatrice” per manager e uomini d’affari. Dice che li accalappia attraverso un sito internet, che sa perfettamente che la cosa non è del tutto legale, ma che se ne frega. Precisa anche che lei sceglie e si prende la libertà di “accompagnare” solo quelli che le piacciono fisicamente ammettendo che questo “passatempo” le piace pure, oltre ad essere molto remunerativo (un botto di soldi ovviamente tutto cash e in nero).
Aggiunge per completezza di informazione che dei regali non se ne fa niente, anzi li rifiuta… o soldi o ciccia.

Ovviamente la famiglia non ne sa niente, così come gli amici.

E’ single e quindi non deve rendere conto a nessuno di questi suoi comportamenti.
No comment.

Quello Stronzo (che dire stronzo è come fare un torto alla merda, e la esse maiuscola è solo per indicare che lo è per eccellenza) si permette di fare battute di pessimo gusto sui precari che gli chiedono quali siano le sue proposte, rispondendo di sposare il figlio di Berlusconi.
Ora, a parte che di figli maschi mi sembra ne abbia solo due, di cui uno già impegnato, e di figlie femmine magari qualcuna di più, ma credo solo un paio libere e forse ancora troppo piccole… ecco, una volta sistemati quei due o tre culandra che da precari passerebbero come d’incanto alla condizione di ricchi sfondati… agli altri, diciamo alla maggioranza dei ragazzi e quindi delle generazioni future, che razza di messaggi stiamo passando?

Io mi sono rotta le ovaie di sentirmi dire che questa classe politica è quella che ci meritiamo, un po’ come dire che siamo quello che mangiamo, MA ANCHE NO, CAZZO!!!

Io non sono così, mi rifiuto di essere così e mi fa schifo la gente così!
E conosco un sacco di gente che non è così e che non si comporta così.
Siamo veramente rimasti così in pochi?

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giovedì, 21 febbraio 2008,10:50

Con l'aria che tira, credo che dovremmo tutti impegnarci e fare qualcosa di concreto oltre che indignarsi.

Io ci provo, nel mio piccolo.

http://blog.libero.it/manualeperdonne/4096049.html

qui si sta facendo qualcosa di bello.

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lunedì, 10 dicembre 2007,16:58
Giornate di cacca.
Passate a cercar di sfangare influenze, bronchiti acute, faringotracheiti, riniti tra guardia medica e pronto soccorso.

(che poi la guardia medica una volta non andava a domicilio?
no, perché io non ho mai sentito una persona al mondo che abbia dovuto impacchettare di pile e piumino un esserino di 3 anni con 39 e mezzo di febbre e portarlo lì da loro per farlo visitare altrimenti non se ne fa niente.
Cioè, io una cosa la farei anche ma non so se si può: una denuncia ai carabinieri, tipo.)

Non è cosa sto periodo, dai.
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lunedì, 19 novembre 2007,10:39
”ma non è questione di vincere o perdere, però te lo volevo solo dire, ecco. grazie”

Sono le ultime due frasi della telefonata di ieri sera con mio papà.
Son stati giorni di altissima tensione, ma non so per quale strana congiunzione astrale o allineamento di pianeti, finalmente era disposto a chiarirsi.
Sarà che si avvicinava il natale, sarà che effettivamente stava soffrendo anche lui come un cane, sarà che ha capito che io non sto bene seriamente… ma alla fine ha acconsentito pare che la situazione si sia messa al meglio.

E adesso affrontiamo il resto.



giovedì, 15 novembre 2007,14:51

l'avevo detto io che anche la Maria lo avrebbe calato presto.
ecco fatto.

 

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lunedì, 12 novembre 2007,13:28

Sabato pomeriggio, che finalmente sia il marito che la figlia erano fuori dai maroni e a me non mi ci sembrava vero di avere due/tre ore tutte per me che erano aaaaaaaaanni che non succedeva, ecco decido di andare in libreria a scegliermi qualcosa da leggere.
Datosi che, libertà si ma fino a un certo punto, decido di andare a quella del centro commerciale che così faccio anche la spesa.
Merda, mai più.

Io non ho mai visto in vita mia una libreria dove i libri sugli scaffali sono messi come in biblioteca, cioè vedi solo il dorso.
Perdipiù regnava la regola del random… libri accomunati solo dal “genere”… una roba tipo “romanzo” e sbam! dentro tutta la pattumiera possibile e immaginabile.
Cioè mi veniva la nausea solo al colpo d’occhio.
Una confusione di colori, di altezze, di consistenze veramente insopportabile.
E già qui, uno per protesta dovrebbe girare i tacchi e non rimetterci mai più piede.

E invece decido di dare un’altra chance.
Illusa, mi dirigo verso uno dei commessi, augurandomi tra me e me che avesse una vaga idea del lavoro che stesse svolgendo e dell’ambiente in cui.
Se.
Anche se sinistroide di tendenza da sempre e a prescindere, dovrei smetterla di riporre tutta questa fiducia incondizionata nel prossimo.
Incompetenza, malavoglia e demotivazione allo stato puro.
Grazie Marco Biagi, che Dio ti abbia in gloria.


Niente, manco un libro son riuscita a comprare dal nervoso.

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martedì, 23 ottobre 2007,12:38
Ma stamattina mi dò fastidio da sola... sto sbuffando peggio di un mantice. Mi trovo insopportabile.
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mercoledì, 17 ottobre 2007,12:11

Mi verrebbe da piangere, se non fossi una che butta tutto sul ridere.
Perché quando una giornata comincia come quella di stamattina, una si passa in rassegna la qualsiasi e capisce che nella buca ci si è buttata da sola e lì ci deve restare perché non ha pensato nemmeno a come potersene uscire.

Nell’evenienza.

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giovedì, 11 ottobre 2007,12:46

Ieri sera mi ha chiamata e mi ha detto che ha trovato lavoro!
Bè, davvero, sono contenta per lei.
Sono contenta perché so che non nuotano nell’oro e che lei ha fatto di tutto per cercarsi qualcosa di compatibile con tutte le sue situazioni e alla fine, come tante altre, aveva dovuto ripiegare andando per le case altrui a stirare e fare pulizie.
Tre ore di qui, tre ore di là, un numero a scelta il lunedì e il giovedì da me.

Che poi io sono anche un po’ (tanto) pirla, perché mica è poi così brava a pulire e stirare, ma sapevo che non ci stava dentro, con due bambini piccoli,  e quindi…

C’è gente che non si farebbe scrupoli e una così l’avrebbe già cacciata a calci nel culo, ma io non ce la faccio.
E insomma ieri sera mi dice che le hanno dato l’incarico di operatore scolastico fino a giugno, deve fare i turni o di mattina o di pomeriggio e che ha già cominciato.
E poi mi dice anche che non vorrebbe proprio abbandonarmi, ma che se mi va bene, farebbe meno ore però non sapendomi mai dire bene quando… tipo avvisandomi la sera prima o giù di lì.

Insomma so già come andrà a finire, e cioè che fra due settimane mi darà un bel due di picche con la cornicetta perché non ce la farà a conciliare tutto e anche perché a me nel frattempo saranno già girate le ovaie non potendo più contare su un minimo di organizzazione.

Anche la Graziella mi aveva mollata, ma quello fu per colpa mia che le avevo trovato il lavoro che cercava e alla fine sono stata anche contenta (anche se una come lei non la troverò mai più, porcodiquaeporcodilà.)
La Graziella è una di quelle persone che ti chiedi come facciano ancora ad esistere in questo mondo ad alta concentrazione di stronzi: brava, onesta, capace e intraprendente.

La Maria, è una bravissima persona ed è come se fosse mia sorella per la fiducia che ho in lei, però è stordita, svanita come una bottiglia di minerale gasata aperta da una settimana.

Che poi, che mi lamento a fare ora che ho il part-time?
Qualcosa in più da sola dovrei riuscire a fare.
Però, cazzocazzo… rosico di brutto, ecco.


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martedì, 25 settembre 2007,13:14

E’ sempre stato il mio problema.

Che non c’entra molto con l’opera di Pirandello nella tematica di fondo, ma il concetto ben si addice al mio modo di rapportarmi agli altri.

Allora meglio ancora dire “come io penso tu mi voglia”, che è ancora più contorto.
Mi sono avvitata spesso in questa spirale senza fine per cercare di non deludere mai le persone, specialmente quelle a cui voglio bene. Iniziando coi genitori, via via i parenti, gli amici, gli uomini che ho amato/amo.
Il senso del dovere e della rettitudine è sempre stato il mio peggiore incubo e al contempo la mia maggiore soddisfazione.

La buona fede assoluta che guida ogni mia azione.

L’onestà, intellettuale e materiale, come valore cui tendere sempre e comunque.
E prendere delle padellate di ghisa micidiali nei denti perché penso sempre che anche gli altri agiscano secondo questi principi.

E a quarant’anni e fischia, nonostante il setto nasale ormai polverizzato metaforicamente, non ho ancora imparato che invece no.

Però ultimamente forse qualche progresso lo sto facendo.

E’ questione che quando si decide di riprendere in mano la propria vita e che si capisce che gli altri contano, si, ma fino a un certo punto, forse non si guarda più tanto per il sottile.

Oh!

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lunedì, 30 luglio 2007,17:45

Il problema è che nessuno capisce me.
O meglio, si dà per scontato che tanto io ce la faccio, in qualche modo.

Che poi è colpa mia, perché se nella vita avessi provato ad essere un po' meno altruista e avessi imparato che a un certo punto è necessario mandare a cagare, per la propria sopravvivenza intendo, e non addossarsi tutte le responsabilità del mondo, probabilmente non sarei qui adesso a dover affrontare situazioni al limite, paradossali.

 Perché se tua madre, oltre a dover vivere con uno che fa vedere i sorci verdi ogni 5 minuti, che le ha fatto fare una vita di merda sempre ( e non solo a lei ), se ne esce con una frase del tipo "eh non è colpa di nessuno, ma chi ci va di mezzo sono sempre io" sottintendendo che sarebbe gradito che io continuassi ad ingoiare i rospi vivi come ho fatto fino ad oggi senza fare un plissé e che facessi finta che non è successo niente, solo perché lei soffre che non ci si vede più spesso come prima o che ci si senta meno anche al telefono.... insomma io pur capendo che lei stia male, vorrei sapere perché nessuno mai si chieda io come cazzo sto.

Non sono più disposta a vivere la mia vita in funzione delle mattane di mio padre, se lui per primo non riconosce di avere un problema serio e di curarsi.
Ho passato la mia esistenza a compiacere lui in primis, mia madre e poi chiunque al mondo tranne che me stessa per poi ritrovarmi adesso a mordermi non solo le mani ma anche i gomiti.
Mi dispiace, ma sono alla frutta e non ho più voglia di fare buon viso a cattivo gioco.

Non sono più disposta a far finta che non sia successo niente, che certe cose non siano state dette e certe altre fatte... Perciò non mi ritengo responsabile.
Lui ha fatto una scelta ben precisa e da questa ne sono scaturite conseguenze.
Punto.
Sarà bene che tutti comincino a riflettere a partire da qui.

Eccheccazzo.

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giovedì, 26 luglio 2007,10:43

Che poi lo so benissimo che dovrei cercare di non farmene così un problema, di lasciarmi scivolare le cose un po’ di più, insomma di fregarmene e lasciare che le cose vadano come possono.
In fondo, se mia mamma proprio non se la sente di fare il passo estremo e fargli fare la cura coatta, io non posso obbligarla e nemmeno rovinarmi la vita e rovinarla anche alla mia famiglia.

Ne abbiamo parlato anche ieri sera con Mauro che ha lo stesso problema con sua madre e forse lui è più bravo di me o ha capito come fare.

Razionalmente so che dovrei comportarmi in un certo modo, ma dentro di me ho un macigno, sono devastata e per quanto io cerchi di tenere repressa più in fondo possibile questa cosa, ogni tanto non riesco e sto male.

E poi non parliamo di quando vedo che ne soffre anche mia mamma, che quando la chiamo al telefono e mi si mette a piangere ... vedo rosso.

Per non parlare di quanto ci soffra anche mio marito, ultima e involontaria causa di tutto questo casino.

Probabilmente se non ci fosse la mia piccina di mezzo, questa volta lo avrei davvero mandato a cagare definitivamente.
Il mio problema è pensare sempre alle conseguenze, a come ci potrebbero rimanere gli altri in seguito ad una mia azione o decisione.
Gli altri questo problema non se lo pongono e forse fanno anche bene.
Però quando hai a che fare con un malato di mente che non ammette (da 30 anni) di esserlo e rifiuta qualsiasi cura rovinando la vita a tutti noi, questi sono tutti discorsi del cazzo perché partono da un assunto logico e soprattutto presupporrebbero uno sviluppo logico.

E qui parlare di logica è un controsenso.

E’ un cane che si morde la coda.

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mercoledì, 25 luglio 2007,14:57

Non sono vendicativa né invidiosa e non mi piace affatto godere delle sfighe degli altri o ridere quando sento pettegolezzi di questo tipo.
Insomma sto a disagio.
Perché anch’io ho passato i miei bei periodi bui e so cosa si prova quando ci si trova in mezzo, specialmente quando non dipende da te e poco o nulla puoi contro la sfiga, che già di tuo hai poche forze… figuriamoci.

 

Però dai, dopo la doverosa premessa politicallycorrect, lo ammetto, ci ho goduto troppo.
Finalmente l’hanno fatta fuori, quella stronza merdaccia spocchiosa ignorante superficiale e presuntuosa.

Parlo della EX (eheheh!) amministratora delegata e direttora generala di un ben noto istituto di ricerche di mercato, molto conosciuto in Italia e parte di un grosso gruppo internazionale, dove io ho avuto la sfortuna di lavorare in passato per poco meno di 1 anno.
Dico sfortuna in verità solo ed esclusivamente a causa sua, perché invece mi sarebbe piaciuto molto continuare lì e farmi un’esperienza di quel tipo, imparare anche in quel campo e non ultimo avrei avuto alcune ottime persone come colleghi/e, sia sotto l’aspetto professionale che umano.

Non mi dilungo, ma la tipa (non essendone all'altezza né degna) dirigeva l'istituto in maniera ignobile.
Era però molto abile a scegliersi i collaboratori, sui quali ovviamente scaricava l’impossibile, perché la sua unica, vera e inconfutabile dote consisteva meramente nel pettegolezzo cattivo, nel taglia e cuci, nel mettere in cattiva luce e in difficoltà le persone divertendosi.
Per altro, nei momenti in cui si degnava di stare in ufficio, amava che fuori dalla sua porta stazionasse stabilmente la fila di leccaculi che a turno attendevano pazientemente di fare il loro dovere quotidiano e lei, svaccata volgarissimamente sulla sua poltrona di similpelle, chiacchierava e rideva sguaiatamente con i suoi più fedeli accoliti.
Il tempo che passava fuori ufficio lo divideva tra estetista, parrucchiere, palestra e shopping selvaggio.

E questo mi lasciava comunque perplessa perché riusciva a risultare sempre sporca (capelli unti, macchie, odori strani, robe così….)
Inutile sottolineare che fosse anche una cozza fisicamente, oltretutto antipatica.

E' superfluo specificare che era anche una caprona ignorante.
Nonostante tutta questa descrizione di disistima, non riesco ad esprimere ancora appieno il mio disprezzo per questa persona.
Non abbiamo mai avuto alcun feeling, direi sin dal colloquio di assunzione.
Non ho mai sopportato in vita mia i tipi come lei né come quelli che le stavano al culo, figuriamoci in un ambiente di lavoro.
Pertanto mi sono sempre fatta gli affari miei, sgobbando come mia abitudine, senza perdermi in chiacchiere o convenevoli (cosa che non mi ha mai perdonato).
Siccome non riusciva ad ottenere il controllo su di me con i suoi metodi da stronza, non riusciva mai a strapparmi un commento, un pettegolezzo, una parola che non fosse strettamente riferita alla mia attività professionale, siccome non mi vedeva mai nel suo ufficio se non quando mi ci convocava espressamente… a un certo punto ha sbroccato e ha cominciato a prendermi di mira: per me è stata la fine.

Tanto ha fatto e tanto ha forcato che attraverso il suo esercito di ominicchi e donnicchie, dapprima mi ha creato intorno il vuoto per poi mettermi in una condizione veramente insostenibile e intollerabile.

In altro momento della vita, probabilmente non avrei aspettato altro per divertirmi a mia volta.
Sfortunatamente però, ero in un periodo in cui provenivo dal fallimento più grande della mia vita (un matrimonio naufragato) seguito da una sfiga svizzera dal punto di vista professionale (due società per le quali ho lavorato che in successione hanno chiuso l’attività) e culminato con un aborto spontaneo.
Insomma ero davvero ridotta male, ero emotivamente a pezzi e non avevo forza né fisica né psichica per affrontare anche questo.

Nonostante non avessi alternative valide in quel momento, ho dato le dimissioni e mi sono finalmente liberata di un peso enorme.

Ho provato tanta rabbia e frustrazione. Ho provato desiderio di vendetta e di rivalsa.
Sentimenti che non conoscevo e che non mi appartenevano.

Non pensavo che certe persone potessero fare tanto male, che riuscissero a intaccare così profondamente la dignità.
Sono stata molto male per tanto tempo, non riuscivo a riprendermi da questo colpo, più che altro perché non accettavo l’ingiustizia.
Non riuscivo a concepire che gente come lei potesse sedere su certe poltrone e avere potere e strumenti, ma non le capacità professionali né le caratteristiche personali per.
Mi sono sempre chiesta come avesse fatto ad arrivare fino lì, anche se la la domanda era ovviamente retorica.

Bè insomma, tornando a bomba dopo lo sfogone… stamattina stavo facendo una ricerca in Internet per tutt’altro motivo e, con mia enorme sorpresa e immediatamente dopo strabordante soddisfazione, ho visto un altro nome al suo posto.
Oh bella, mi son detta… spetta un attimo che vado ad approfondire un po’…
Apro il sito e constato che è stata rivista tutta la struttura e buona parte del management… Sono andata a leggermi un po’ di news e di articoli qua e là, minchia quante cazzate che è riuscita a fare, per altro vantandosene.

Ma tutti i nodi vengono al pettine, diceva la mia nonna. Eggià.
Finché ne fa una troppo grossa.
Finché evidentemente anche i grandi capi all’estero se ne sono accorti.

Finché non ha più potuto manipolare numeri, bilanci e persone per coprire la sua ignavia.
Segata.
E malamente.
(non ci potevo credere, si legge persino che manda un certificato medico per malattia nel momento della bagarre... in un articolo! ma che sputtanamento... )


Te lo meritavi, brutta stronza.
E adesso vorrei che tu potessi anche solo provare un decimo di quello che ho passato io.
Non sono solita augurare il male.

Ma la gente come te dovrebbe capire qualche volta nella vita come si sta al mondo.

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martedì, 24 luglio 2007,16:38

Si, diciamo che questo post non è propriamente tempista.
Ma l’ho dichiarato subito e poi mica c’è qualcuno che mi obbliga a parlare delle cose immediatamente quando succedono, oh bella!

Comunque, lanciando la tipica inchiesta estiva per vendere un po’ più di copie, tale Adrian Michaels intitola il suo articolo con qualcosa del tipo
«La terra che ha dimenticato il femminismo».
Si riferisce all’Italia of course, dove lui si trasferì dagli Stati Uniti più o meno tre anni fa, e sostiene che in questo Paese ci sia una netta corrispondenza tra lo sproposito di tette al vento sui mezzi di comunicazione e la minoranza di donne che rivestono ruoli dirigenziali.

Allora, io mi rendo conto che effettivamente negli ultimi tempi si assista davvero al trionfo del capezzolo turgido e della chiappa soda, persino per pubblicizzare gli stracci da pavimento in tessuto super ai-tek o per sponsorizzare la serata della mucca pazza nella valbrembana, però penso anche che non si possa proprio arrivare a una generalizzazione così banale e superficiale nei confronti delle donne, porcatrota.

E’ pur vero che, ancora oggi purtroppo, tutti o quasi i ruoli chiave siano in mano agli uomini; è specialmente vero nell’ambito della comunicazione: perciò è abbastanza facile trarre la conclusione che ciò che vediamo in tv, sui giornali, sui cartelloni pubblicitari sia quello che più aggrada agli uomini.

Però da qui a dire che le donne italiane (a anche gli uomini) abbiano dimenticato se non addirittura sepolto il femminismo, che le si consideri completamente decerebrate e lobotomizzate, rinunciatarie e anche un po’ fannullone… onestamente mi fa incazzare di bestia e non accetto questo tipo di provocazione.

Per quanto ai tempi nostri possa essere importante, la comunicazione NON E’ TUTTO.
Non è il parametro su cui misurare il valore di un Paese, tanto meno il grado di evoluzione femminile.
Non scherziamo, per favore.

E’ abbastanza palese che non si possano più vedere manifestazioni di invasate in gonnellona che brandiscono reggiseni in fiamme o che facendo gesti inequivocabili urlino slogan del tipo l’utero è mio e lo gestisco io. Sarebbe quantomeno anacronistico.
Quello è stato solo l’aspetto “folkloristico” (anche se assolutamente necessario per farsi notare) di un movimento che ha permesso alle donne di fare enormi passi avanti, anche se successivamente molto più silenziosi e discreti.
Ha dato il via finalmente a una presa di coscienza e di coraggio che ha nel tempo disorientato gli uomini.
Non mi sento di dire che sia ancora stata raggiunta una parità, che per questioni fisiologigiche e psichiche a parer mio non si raggiungerà mai, né credo sia davvero necessaria, ma è stata imboccata la strada giusta per permettere alle donne di operare delle scelte autonome, di esserne consapevoli e, soprattutto, responsabili.
Sto parlando di quelle donne che hanno ambizioni, desideri, obiettivi differenti dallo standard casa, lavoro e famiglia e vengono guardate male; o anche di quelle che tentano faticosamente di conciliare standard e non, e fanno una fatica della madonna; e vengono guardate male.
Ma ancor di più mi riferisco a quelle che invece, consapevolmente, scelgono di non buttarsi nella mischia della battaglia, della competizione, della carriera a tutti i costi.
Queste ultime, sono forse le più penalizzate perché vengono guardate come fossero cretine. Ma perché?
Me lo chiedo 100 volte al giorno,  perché, non in questa estremizzazione ovviamente, la cosa sta un po’ accadendo a me per certi versi.

Ho passato buona parte della mia vita adulta “in carriera”.
E’ stata un’opportunità che mi si è presentata inizialmente con una gran botta di culo, ma immediatamente ho capito che se avessi voluto raggiungere dei risultati, avrei dovuto dimostrare capacità, tenacia, determinazione, impegno, resistenza fisica e psichica.
Per più di dieci anni ho dato tutto di me in questo senso e in quel momento ero davvero convinta che fosse ciò che volevo fare per sempre.
”Combattevo” in un campo di battaglia prettamente maschile.
Ho dovuto fare una fatica quadrupla, quintupla forse, rispetto a quanto avrebbe dovuto fare un uomo nella mia posizione.

Ho accettato di guadagnare di meno e di conquistare ruolo e inquadramento step by step, ma alla fine ce l’ho fatta, lasciando indietro fior fiore di ometti agguerriti, ma con più o meno un quarto delle mie capacità e caratteristiche.
E tutto ciò l’ho fatto anche sacrificando quel poco di femminilità che avevo: mai una scollatura troppo profonda, mai una gonna sopra il ginocchio, mai un tessuto troppo leggero, mai un tacco più alto di 5, mai una tinta o un’acconciatura che non fosse “sobria”, mai un’unghia laccata di rosso, mai una parola in più, mai un tono di voce più alto del normale. Tutto per far sì che nessuno potesse mai nemmeno lontanamente pensare che ciò che avevo e avrei conquistato fosse dovuto ad altro che le mie capacità professionali.
Mediamente lavoravo 12 ore al giorno e spesso anche il sabato e qualche volta la domenica.
Ricordo una riunione di domenica sera intorno alle 21.30 con la febbre a 39. Per dire.

Se ci penso adesso, mi sembra di parlare di una persona vissuta in un’altra epoca, quasi non fossi nemmeno io.
La vita e le scelte mi hanno portato ad essere e a fare tutt’altro, a non avere più la carriera e il lavoro come priorità, e sinceramente adesso ripenso a me stessa con molto affetto ma allo stesso tempo con una specie di dispiacere e di rimorso per come ero, per come mi comportavo.
Ho fatto molti errori e non ho preso in considerazione aspetti della vita altrettanto, se non più, importanti.
Ho perso di vista affetti, valori e persone.
Ho fatto valutazioni sbagliate.
Ho passato veramente un brutto periodo, pensavo di non riuscire più a risalire dal fondo del barile, visto che non avevo più nemmeno unghie per grattare.

Per cosa, poi?
Rendersi conto di aver speso energie, impegno, fibra muscolare… per capire che quello che volevo davvero era tutt’altro.

A chi dovevo dimostrare cosa?

Non a me, certamente. Ma questo l’ho capito molto più tardi.

Io credo che certi valori siano già nel DNA di tutte noi donne, che siamo perfettamente consapevoli delle nostre capacità e dei nostri limiti, che dobbiamo far valere la nostra diversità dagli uomini; questo deve essere un valore, non un problema.
Perché dobbiamo combattere ad armi pari, quando il campo di battaglia è differente proprio per natura?

Allora io penso che ognuna di noi deve prima fare un lavoro su se stessa, guadagnarsi l’autostima e arrivare alla consapevolezza di quello che si è, di ciò che si può dare e di cosa si vuole davvero fare nella e della propria vita.
L’affermazione e la soddisfazione derivano solo da questo e fanculo tutte i segoni mentali e le pippe sulla competizione.
Se poi trasferiamo tutto ciò come valore, come principio, come comportamento, come concetto, come punto di riferimento ai nostri figli e alle nostre figlie (inteso anche in senso lato per chi non è genitore), sapremo certo fare da contraltare a tutta quell’imbecillità e superficialità che si sprigiona ovunque solo ai meri fini commerciali: vendere.
Sapremo forse ESSERE.

Il femminismo è cambiato. Non è certo morto o dimenticato. Sono cambiati gli strumenti e i campi di applicazione. Ma è vivo, e molto, secondo me.

Siccome poi il FT è autorevole sia nella sua patria che nel mondo (economico e finanziario, ma anche di più) quando dice che Berlusconi è un povero pirla che ci fa fare figure dimmerda e tutti gli credono ed hanno ragione a farlo, forse qualcuno dovrebbe spiegare a Michaels qualcosina in più sulle donne italiane (e non).

'sto scemo.


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