venerdì, 13 marzo 2009,15:20

Ieri sulla spiaggia di Finale Ligure, intorno all’ora di pranzo, un sole tiepido e meraviglioso, una brezza marina piacevolmente discreta, l’acqua cristallina con quella schiuma pannosa delle onde morbide, facevano da contorno alla contentezza incontenibile della mia piccina: le brillavano gli occhi, saltellava, correva avanti e indietro lanciando gridolini, rideva e sorrideva attraversata solo dalla sua gran voglia di vivere! Sembrava un fringuellino impazzito.

Sono momenti che non mi voglio dimenticare.

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giovedì, 22 gennaio 2009,12:38

"mamma quando fai la tua festa invitiamo i MIEI amici?"

 

 

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lunedì, 22 dicembre 2008,15:37

L'inizio di un incubo.

Fine ottobre o giù di lì.
"Mamma, la sciviamo sta letterina si o no?"
... "mah, amore, mi sembra un po' presto... manca ancora tanto a Natale, sai?"
"Si ma intanto io so già cosa gli devo chiedere"
..."va beh, però guarda che poi non potrai cambiare idea eh"

Risultato dopo una lotta all'ultimo sangue durata circa una settimana, la richiesta è di SOLO 4 giochi.
Gongolamento, perché non si smuoveva nemmeno con le cannonate dagli iniziali 10.

Peccato che, dando per scontato che tanto era presto e non ho cominciato subito la caccia al tesoro nei negozi e nei centri commerciali o specializzati, quello a cui teneva di più in assoluto era esaurito ovunque, persino dal fornitore stesso medesimo.
Che a dirla così sembra una cazzata.
Poi senti le mamme dell'asilo, le colleghe e le conoscenti con bimbi suppergiù di quell'età, e scopri che TUTTI indistintamente voglio quello. E che lo hanno già comprato da almeno un mese.
A metà novembre i negozianti ti ridono in faccia quando glielo vai a chiedere, come se fossi un'alieno che non vive in questo mondo e che non sappia che i giochi di natale si comprano appena si rientra dalle ferie d'agosto. Se no sei un povero sfigato, no?

Minchia, ho dovuto comprarlo online e farlo arrivare dall'Inghilterra pagandolo ovviamente almeno il 30% in più.

A volte penso davvero di essere deficente e di essermi totalmente rincoglionita e che forse non sto nemmeno facendo il suo bene.

Buon natale eh.

 

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martedì, 07 ottobre 2008,15:23

Insomma ci siamo. Eh!
Pensavo succedesse un po’ più avanti, sono sempre ottimista io, e anche un po’ superficiale a ben vedere, in certe cose, ma oh.
Che cosa mi aspettavo?
Va all’asilo dall’anno scorso, sta insieme a bimbi più grandi e più piccoli di lei per quasi 8 ore al giorno.
A casa nessuno la mette sotto la campana di vetro.
Perciò doveva succedere.
E ieri, mi ha detto la prima bugia, consapevolmente.

Mi è salita la carogna, ma ho cercato di mantenere la calma e di parlarle, di farla ragionare, di metterla in condizione di capire perché certe cose non le deve fare.
Lo so che è ancora piccola, ma è già una bestia… è anarchica, è indipendente, è testarda, non molla mai, ha un carattere d’acciaio e se non si mettono subito dei paletti, di questo andazzo quando andrà in prima elementare ci sbatterà fuori di casa.

E niente, pippone di un’ora, lavaggio del cervello, strappo la promessa che non lo farà più.
Ciò nonostante, le infliggo una punizione adeguata (niente cartoni per la serata) e le dico che ho provato molto dispiacere per come si è comportata e che sono molto arrabbiata, perciò praticamente non le parlo.
Questo per lei è molto peggio delle sculacciate o delle minacce e la manda davvero in crisi.

Probabilmente disturbata da questo diverbio, dalla tensione e dalla situazione cui non è abituata, mentre stiamo camminando tranquillamente per strada mano nella mano, mi dà uno strattone e mi sfugge correndo in mezzo alla strada (pieno centro, ora di punta) alla velocità della luce.
Perdo 10 anni di vita, non so come… evito l’attacco cardiaco, cerco di non svenire dalla paura.

Non so per quale condizione astrale o allineamento favorevole dei pianeti, non passa nemmeno una macchina in quel momento.
Mi riprendo in un nanosecondo, attraverso come un fulmine anch’io, la raggiungo e vedo rosso come i tori: le do una sculacciata che la ribalta. Niente. Ride.

Non ci ho visto più. L’ho presa per il coppino, l’ho sbattuta in macchina e siamo tornate a casa: io nel mutismo più assoluto e lei che cercava in tutti i modi (ma invano) un contatto di qualsiasi tipo.
Meno male che suo padre ha fatto fronte comune e mi ha dato ragione, così lei ha trovato il classico muro di gomma e a un certo punto ha capito che non poteva fare più niente.

Non ha visto i cartoni, non ha avuto compagnia da parte nostra nei suoi giochi, ha mangiato poco e niente e l’ho spedita a letto prestissimo, senza coccole.

Già avevo un rodimento di culo che levati per sta storia… non mi piace arrabbiarmi, non mi piace la tensione, ma purtroppo con sta figlia mi sa che mi dovrò abituare… ci si mette pure mio padre al telefono, che nemmeno sa cosa è successo e sentenzia su come la educhiamo!
Datemi una molotov!
Ho dormito da cani, inutile dire in che stato psico-fisico mi trovi.

Sconfitta, perché pensavo (ingiustamente) che mia figlia non avrebbe mai mentito: ma dove vivo, cazzo? E’ una bambina, che cosa mi aspetto? La perfezione?
Devo solo pensare che sono cose normali, e che il mio ruolo è proprio quello di darle una mano, di indicarle la direzione da prendere, di fare da punto di riferimento.


Vittoria.
In compenso da 4 notti dorme, ma soprattutto si addormenta, completamente senza ciuccio e da due giorni non lo cerca nemmeno più.

(così sono salve anche le mie tette. Forse.)

Presto per cantar definitiva vittoria, ma mi pare che siamo sulla buona strada.


E comunque, anche se in ritardo di pochi giorni:

 

buon compleanno, amore mio!
io ti amo e ti voglio bene anche se ti sgrido e ti redarguisco.
Anzi, è soprattutto in quei momenti, che ti amo molto di più!
Sei una bambina stupenda sotto tutti i punti di vista e… non ti voglio perfetta, ma vera come sei e come sei sempre stata!


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mercoledì, 27 agosto 2008,12:39

parlerebbe al telefono. A meno che non sia lei a deciderlo.
A niente valgono sotterfugi e furbizie per cercare di farle salutare, chessò, la nonna o il nonno che magari sono 3 settimane che non li vede.

Se ne fotte, bellamente, di chiunque si trovi all’altro capo del filo (si fa per dire ormai, con sti cordless o i cellulari).
Invece se è nel momento giusto, ti intima di passargli la cornetta e poi sta 10 minuti a raccontare la qualsiasi, incurante sempre di chi stia dall’altra parte, fosse anche il tecnico della caldaia.

Ma ieri mattina, che stavo qui a smadonnare in turco perché non avevo voglia e perché non sapevo da che parte cominciare a prendere in mano la situazione, squilla il telefono e mi appare sul display il numero di mia mamma.
Convinta di parlare con lei, invece sento un “Pronto! mamma?”
Sgrano gli occhi!
”Piccina?! Ma ciao amore mio! Come mai mi telefoni?”

(no veramente, non è mai successo nella storia, quindi ero proprio scioccata)
E da lì è partito un fiume in piena di parole perché doveva assolutamente dirmi che era andata col nonno ai giardini bianchi in bicicletta, ma che aveva le ruote sgonfie e allora le ha dovute gonfiare e che un bimbo maleducato non ha giocato con lei e le sue macchinine e che …..
Insomma ero lì che mi bevevo tutto come un’ebete, felice, lo posso proprio dire, di sapere che avesse sentito LEI la necessità di telefonarmi, chiedendo alla nonna di farle il numero, per condividere questi suoi momenti con me, che fisicamente non ero lì in quel momento.

Vabè, non so come rendere l’idea, ma è stato un momento di gioia pura oltre che una svolta, una evoluzione e crescita sua e del nostro rapporto.
E certe cose ti ripagano di tanti brutti o difficili momenti.


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mercoledì, 11 giugno 2008,15:30

sfumature

 

... belli puliti.

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mercoledì, 11 giugno 2008,12:57

Per me (ma presumo anche per lei) è come recidere una seconda volta il cordone ombelicale.
Prevedo tempi dure e crisi isteriche come se piovesse.

Devo assolutamente trovare quella foto dove ne ha in bocca due contemporaneamente.

p.s. "tranne uno", non per ogni evenienza ma solo per ricordo.

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mercoledì, 24 ottobre 2007,12:52

Io per esempio mi mettevo le dita tra i capelli, sulla sommità della testa, e mi grattavo, ma molto leggermente, quasi una carezza per ogni dito.
Mi rilassavo molto, specialmente prima di dormire. E’ una cosa che facevo da bambina, praticamente da bebè, ma che mi sono trascinata sempre. Quando ho bisogno di calmarmi, di rasserenarmi, di ritrovare l’equilibrio, metto le dita tra i capelli, proprio lì in quel punto preciso e mi faccio i grattini, come ai gatti. Non so perché, però funziona.
Oppure mi ricordo che, sempre da bambina, mi percorreva uno strano brivido che riusciva a scuotermi (ma molto visibilmente proprio!) quando mi scappava la cacca.

Oppure mi succede (anche questo più o meno da sempre, da che ne ho memoria) al telefono che improvvisamente quando ascolto un certo tipo di voce, donna o uomo che sia, con un certo tipo di tono e di timbro, incomincia a formicolarmi la nuca e poi piano piano arriva fino alla sommità della testa e mi si chiude un po’ la gola: è una sensazione pazzesca, quasi a livello di orgasmo. Tanto che spesso, a telefonata ormai chiusa, continuo a ripensare a quella voce per prolungare il più possibile quella sensazione.

Quando mi capita una di queste cose e ne parlo a mio marito, lui si stupisce perché dice che a lui non è mai capitato. Anzi, diciamo la verità, mi guarda come se fossi una pazza.
Io credo che sia perché nessuno mai si è occupato di lui quando era bambino, e che ci fosse o non ci fosse a casa sua non faceva alcuna differenza.
Certe cose secondo me segnano l’infanzia, positivamente, ma se uno l’infanzia se la vuole dimenticare, forse non si porta dietro niente che gliela possa ricordare.

Mia figlia rabbrividisce esattamente come me, proprio nello stesso identico modo, quando le scappa la cacca.
Mi piacerebbe tanto che a quarant’anni e fischia, si ritrovasse a fare ancora questo e molti altri dei gesti che ricorrono adesso.

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venerdì, 05 ottobre 2007,10:29

ore 9.09, ho le mani sul volante e l'auricolare nell'orecchio, la radio a palla su fabiovolo che dice di mettere fuori il dito dai finestrini ballando come tony manero sulle note di staying alive dei beegees che quasi quasi sto pensando di farlo davvero, e sono ferma in coda sul maledetto cavalcavia prima del collo di bottiglia che porta alla rotonda dove poi svolto e arrivo in ufficio.

No kia tune.... almeno tre volte.

"Pronto?"
"Gioia?!! Ciao amore come stai? Ti disturbo?"
"Uh? No, no. Ciao mammuzza come stai?"
"Bene grazie. Senti hai parlato con la maestra per settimana prossima?"
"Si, si, ci ho parlato. Mi ha detto che secondo lei non ci sono problemi e che la si può lasciare tranquillamente fino alle quattremmezza..."
"... ah. ok. quindi, insomma... si, allora... cioè: non devo più andare a prendertela io?" - voce incrinata -
"no, mamma. tranquilla. puoi rilassarti. ce la faccio io."
"no, ma sei sicura? guarda che se vuoi prendertela un po' più comoda e cercare di abituarti meglio ai nuovi orari, io settimana prossima posso andarci ancora eh..." - tono accorato -
"ma no, dai mamma! un conto è la necessità, un conto è approfittarsene, dai! con tutta la strada che devi fare, il traffico... no, no lascia perdere dai. tanto prima o poi ce la devo fare volere o volare."
"eh beh, certo, prima o poi. però pensaci eh..." - tono deluso -
"si, ok."
"senti maaaaaaaaaaa.... se vuoi, cioè, se non hai niente in contrario... oggi te la vado a prendere e poi me la porto a casa io, poi domani pomeriggio te la riporto così tu ti riposi e organizzi la festicciola con calma... che ne dici? e così la teniamo un po' qui con noi, eh?..." - fiato sospeso -
"...."
"eh?...."
"eh! vabè dai, che stanotte non ho dormito un chez!... approfitto volentieri, così mi riposo!"
"ecco brava, riposati! allora la vado a prendere e la porto a casa! ciao e buona giornata."

SBAM! - rumore della cornetta, sua -
click - rumore del mio auricolare disconnesso -

vabè, allora adesso telefono alla parrucchiera, chissà mai che oggi pomeriggio verso le cinque abbia un buco....


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martedì, 02 ottobre 2007,13:18

è dura eh.
questa è la terza settimana di asilo ed io ero lì che cercavo di immaginare come e quando avrebbe accusato il colpo, che mi sembrava tutto troppo bello.
ieri si è fatta la pipì addosso ben due volte, tanto che mi è arrivata a casa con scarpe, jeans e mutande non sue.
si è rifiutata di fare pipì a casa, persino prima di andare a letto.

era stanca morta, ma non cedeva. piangeva disperata per ogni cosa e non riusciva a rilassarsi.

Insomma alla fine, sfinita, mi è crollata in braccio.

Non è bellissimo dopo 6/7 giorni di influenza annientante (mia), cominciare la settimana con i nuovi orari lavorativi, prendere le misure, organizzarsi, correre il doppio per farcela di qua e di là e affrontare anche la crisi della cucciola.

Comunque ho pensato “dai, però… almeno adesso dorme e io cerco di rilassarmi un po’ e di riposare”.
Se. Come no.

Una notte di inferno. Per le prime due ore ha pianto nel sonno, senza rendersi conto.
Poi si è svegliata urlando, l’ho trovata a quattro zampe nel lettino che piangeva perché le scappava la cacca, che naturalmente poi non ha fatto. Seduta sul water, non le si poteva parlare né dire nulla che piangeva a dirotto disperata. Il tutto per quasi un’ora.
Sono riuscita finalmente a calmarla un po’ e l’ho messa nel lettone con noi, dopo un’ora di coccole e carezze si è finalmente addormentata, questa volta profondamente.
Ma ormai erano quasi le 3.
Stamattina si è svegliata (parola grossa) e fino a quando non è arrivata all’asilo ha pianto disperata oppure mi stava letteralmente aggrappata a modi koala. No pipì (da circa 17 ore).

Sono arrivata all’asilo con gli occhi fuori dalla testa e ho torchiato la maestra per capire se fosse successo qualcosa di strano, se qualcuno le avesse fatto qualcosa, robe così… sembrerebbe di no. l’unica cosa che mi ha detto è che la piccina sembra aver paura dei bagni dell’asilo, che non si trovi a suo agio, ma per il resto… come avevamo pensato anche noi, questa è probabilmente la sua reazione al nuovo.
speriamo.

Inutile dire che oggi sono una donna distrutta, fisicamente ed emotivamente.

Ma “l’inserimento”, per i genitori non c’è????

 

Ah.

E poi domani è il suo compleanno: il terzo!

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mercoledì, 19 settembre 2007,15:49

(chissà perché in questi giorni mi ronza nel retrocervello questa canzoncina stupida… che poi sono sicura che me la ricordo solo io)

 

No, è che al terzo giorno di asilo della mia peste, cerco di mettermi nei suoi panni e di vedere il mondo con i suoi occhi. Il suo mondo sta cambiando.

E’ contentissima, si vede. Le piace molto “andare a scuola”, si è ambientata bene, pare. Quando l’accompagno, entra in classe molto allegramente e si dirige subito verso i giochi e gli altri bimbi, quasi si dimentica di salutarmi.


Però, insomma, cerco di immaginare cosa pensa quando le infilo il grembiulino. Per dire.

Magari lei non se ne accorge neanche, ma io lo leggo come un segno di omologazione e di costrizione al quale lei non è minimamente abituata. E tuttedentratte…. Oplà! Tutte le mattine.
E poi, come vivrà questa socializzazione forzata?
E se le viene fame a metà mattina?

E se le scappa la cacca e non riesce a farla?

 

Come fa una maestra sola con 25 belve ululanti?

 

Mi aspetto la crisi, prima o poi.
Così, è troppo bello e non può durare.

 

 

“mamma ieri ho dato le testate ai bimbi”

“eh? Ma sei fuori? Perché avresti fatto una cosa del genere, scusa?”

“ma loro non mi lasciavano in pace nella mia casetta di legno! Uffa!”

“ascolta, tesoro mio, la casetta di legno è di tutti e poi tu devi giocare insieme ai bimbi, non restare da sola nella casetta… capito?”

“no! mamma non hai capito bene… io voglio stare in paceeeee!!!”

“guarda che se vuoi stare in pace, devi imparare a farti amica degli altri bimbi, altrimenti la vedo dura eh!… e poi, comunque, le testate non si danno! Vi fate male!”

“eh ma con le sberle non lo capivano…”

 

eh già! Avrei dovuto immaginarlo. Scema io a non capirlo da sola.
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giovedì, 06 settembre 2007,12:19

Che sono qui che faccio la vaga, cerco di pensare ad altro, mi distraggo. Seee.
Tutti a scrivere del settembre che incalza, dei ricordi dell’estate, dell’anno nuovo che è appena cominciato, dei colori, dei profumi, di ciò che ci aspetta e via così.
Tutto molto bello.

Ma per me questo settembre è diverso.
Mi porta novità.

Soprattutto la mia cucciola comincerà l’asilo, la scuola dell’infanzia, come si dice adesso.
Che a dirla così sarebbe la cosa più normale del mondo. Per gli altri. Forse.
Ma per me, anzi noi, è un grande passo.
Sarà il primo, reale distacco reciproco; il prodromo della sua progressiva e futura indipendenza formazione, educazione e responsabilizzazione.
Che bello!

E che brutto anche!
Insomma c’ho un groppo che levati.
Sono emozionata, un po’ in apprensione e, di contro, un po’ sollevata.
Lei è molto agitata, piena di aspettative e di impazienza.
Lui, as usual, è troppo nervoso, troppo preso da se stesso, dalle sue ipocondrie, da tutto il peso che le sue spalle non riescono a reggere come prima, dai problemi di lavoro e con parte della sua precedente famiglia, dalla stanchezza… per partecipare e per essere un po’ più presente a questo evento importante.

Salvo poi fra qualche settimana cadere dalle nuvole e informarsi sullo stato delle cose a cosa fatte. Vabè.

Ma questo è un altro capitolo.

Tornando a bomba, mancano 11 giorni.
Non so se mi bastano per abituarmi all’idea.

Intanto ho comprato diligentemente tutte le cose che stavano nell’elenco del corredo.

Manca solo il grembiulino.
Mi devo ricordare di portarmi la digitale perché vorrei che le rimanessero delle immagini di questo suo primo giorno.

”mamma, lo sai che io a settembre vado a scuola?”

“eh? Ma davvero? E sei contenta?”

“si. Starò coi bimbi, disegnerò, giocherò, canterò, mangerò… il formaggio no però eh”

“no, amore, il formaggio no. se non ti piace non lo mangi.”

“mamma, a te piace il formaggio?”

“no che non mi piace amore, lo vedi che non lo mangio mai.”

“ma allora a chi darò il mio formaggio?”

“a nessuno, lo lascerai nel piatto. Oppure lo darai a qualche bimbo che ne vuole ancora”

“lo metterò nel piatto di papà?”

“no micina, il papà non sarà lì con te. E nemmeno la mamma. E nemmeno i nonni”

“allora io a scuola non ci voglio andare.”

(ieri mattina, ore 7.40 o giù di lì)

 

Aiuto.

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mercoledì, 25 luglio 2007,11:21

Ne ho un ricordo un po’ confuso, al mattino difficilmente mi ricordo proprio tutto bene.
Però so che eravamo io, lei e mia mamma.
Stavamo salendo come su una specie di scivolo evoluto, tipo quei giochi per bambini che sembrano dei mezzi castelli/mezzi fortini, con ponti di corda e passaggi arzigogolati, che poi scendendo lo scivolo si biforcava, diventava un tortiglione… insomma robe così.
Ma grosso, più grosso! Che sembrava un gioco di gardaland. 

Poi partiva anche un toboga per scendere.
E la nonna ce l’avevo in braccio io.
Me la portavo su e giù per sto ghirigoro: era così leggera!
Aveva un’espressione serena, mi sorrideva, ma era una specie di bambola di pezza.
Poi a un certo punto mi si è chiusa una porta di vetro a modi slaidingdoors e mia mamma è rimasta là dietro.
E la signorina che faceva partire il toboga non l’ha lasciata passare, mi ha detto “al prossimo giro scende anche lei, vi ritrovate giù”.

Poi mi sono vista in una sala colazioni di un albergo che cercavo di far mangiare mia figlia.

boh.

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lunedì, 16 luglio 2007,18:29

A mettermi cappaò, fuori servizio, in tilt.

(eh, macchè. figurati... MAGARI fosse stata quella roba lì. manco a parlarne, per dire.)

Niente, ieri sera è arrivata col dvd in mano e mi fa: mamma, metti il disco di uollas e gromit?
No, merde! non ci potevo credere... le faccio: oh ma non sei stufa che l'abbiamo già visto TANTISSIME volte?
e lei: ma no mamma, ma io lo devo rivedere che voglio vedere il cane sull'aeio.


e che cosa le vuoi dire, no?

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