venerdì, 05 ottobre 2007,10:29

ore 9.09, ho le mani sul volante e l'auricolare nell'orecchio, la radio a palla su fabiovolo che dice di mettere fuori il dito dai finestrini ballando come tony manero sulle note di staying alive dei beegees che quasi quasi sto pensando di farlo davvero, e sono ferma in coda sul maledetto cavalcavia prima del collo di bottiglia che porta alla rotonda dove poi svolto e arrivo in ufficio.

No kia tune.... almeno tre volte.

"Pronto?"
"Gioia?!! Ciao amore come stai? Ti disturbo?"
"Uh? No, no. Ciao mammuzza come stai?"
"Bene grazie. Senti hai parlato con la maestra per settimana prossima?"
"Si, si, ci ho parlato. Mi ha detto che secondo lei non ci sono problemi e che la si può lasciare tranquillamente fino alle quattremmezza..."
"... ah. ok. quindi, insomma... si, allora... cioè: non devo più andare a prendertela io?" - voce incrinata -
"no, mamma. tranquilla. puoi rilassarti. ce la faccio io."
"no, ma sei sicura? guarda che se vuoi prendertela un po' più comoda e cercare di abituarti meglio ai nuovi orari, io settimana prossima posso andarci ancora eh..." - tono accorato -
"ma no, dai mamma! un conto è la necessità, un conto è approfittarsene, dai! con tutta la strada che devi fare, il traffico... no, no lascia perdere dai. tanto prima o poi ce la devo fare volere o volare."
"eh beh, certo, prima o poi. però pensaci eh..." - tono deluso -
"si, ok."
"senti maaaaaaaaaaa.... se vuoi, cioè, se non hai niente in contrario... oggi te la vado a prendere e poi me la porto a casa io, poi domani pomeriggio te la riporto così tu ti riposi e organizzi la festicciola con calma... che ne dici? e così la teniamo un po' qui con noi, eh?..." - fiato sospeso -
"...."
"eh?...."
"eh! vabè dai, che stanotte non ho dormito un chez!... approfitto volentieri, così mi riposo!"
"ecco brava, riposati! allora la vado a prendere e la porto a casa! ciao e buona giornata."

SBAM! - rumore della cornetta, sua -
click - rumore del mio auricolare disconnesso -

vabè, allora adesso telefono alla parrucchiera, chissà mai che oggi pomeriggio verso le cinque abbia un buco....


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lunedì, 30 luglio 2007,17:45

Il problema è che nessuno capisce me.
O meglio, si dà per scontato che tanto io ce la faccio, in qualche modo.

Che poi è colpa mia, perché se nella vita avessi provato ad essere un po' meno altruista e avessi imparato che a un certo punto è necessario mandare a cagare, per la propria sopravvivenza intendo, e non addossarsi tutte le responsabilità del mondo, probabilmente non sarei qui adesso a dover affrontare situazioni al limite, paradossali.

 Perché se tua madre, oltre a dover vivere con uno che fa vedere i sorci verdi ogni 5 minuti, che le ha fatto fare una vita di merda sempre ( e non solo a lei ), se ne esce con una frase del tipo "eh non è colpa di nessuno, ma chi ci va di mezzo sono sempre io" sottintendendo che sarebbe gradito che io continuassi ad ingoiare i rospi vivi come ho fatto fino ad oggi senza fare un plissé e che facessi finta che non è successo niente, solo perché lei soffre che non ci si vede più spesso come prima o che ci si senta meno anche al telefono.... insomma io pur capendo che lei stia male, vorrei sapere perché nessuno mai si chieda io come cazzo sto.

Non sono più disposta a vivere la mia vita in funzione delle mattane di mio padre, se lui per primo non riconosce di avere un problema serio e di curarsi.
Ho passato la mia esistenza a compiacere lui in primis, mia madre e poi chiunque al mondo tranne che me stessa per poi ritrovarmi adesso a mordermi non solo le mani ma anche i gomiti.
Mi dispiace, ma sono alla frutta e non ho più voglia di fare buon viso a cattivo gioco.

Non sono più disposta a far finta che non sia successo niente, che certe cose non siano state dette e certe altre fatte... Perciò non mi ritengo responsabile.
Lui ha fatto una scelta ben precisa e da questa ne sono scaturite conseguenze.
Punto.
Sarà bene che tutti comincino a riflettere a partire da qui.

Eccheccazzo.

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mercoledì, 25 luglio 2007,11:21

Ne ho un ricordo un po’ confuso, al mattino difficilmente mi ricordo proprio tutto bene.
Però so che eravamo io, lei e mia mamma.
Stavamo salendo come su una specie di scivolo evoluto, tipo quei giochi per bambini che sembrano dei mezzi castelli/mezzi fortini, con ponti di corda e passaggi arzigogolati, che poi scendendo lo scivolo si biforcava, diventava un tortiglione… insomma robe così.
Ma grosso, più grosso! Che sembrava un gioco di gardaland. 

Poi partiva anche un toboga per scendere.
E la nonna ce l’avevo in braccio io.
Me la portavo su e giù per sto ghirigoro: era così leggera!
Aveva un’espressione serena, mi sorrideva, ma era una specie di bambola di pezza.
Poi a un certo punto mi si è chiusa una porta di vetro a modi slaidingdoors e mia mamma è rimasta là dietro.
E la signorina che faceva partire il toboga non l’ha lasciata passare, mi ha detto “al prossimo giro scende anche lei, vi ritrovate giù”.

Poi mi sono vista in una sala colazioni di un albergo che cercavo di far mangiare mia figlia.

boh.

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