lunedì, 19 novembre 2007,10:39
”ma non è questione di vincere o perdere, però te lo volevo solo dire, ecco. grazie”

Sono le ultime due frasi della telefonata di ieri sera con mio papà.
Son stati giorni di altissima tensione, ma non so per quale strana congiunzione astrale o allineamento di pianeti, finalmente era disposto a chiarirsi.
Sarà che si avvicinava il natale, sarà che effettivamente stava soffrendo anche lui come un cane, sarà che ha capito che io non sto bene seriamente… ma alla fine ha acconsentito pare che la situazione si sia messa al meglio.

E adesso affrontiamo il resto.



giovedì, 02 agosto 2007,18:10

 

Spero la Codella non si offenda o se ne abbia a male, ma non potevo lasciarmi scappare questa chicca.

Messaggio N°9
29-06-2007 - 21:19
 

C'era una volta un papà.
Uno qualsiasi, tanto più o meno si somigliano tra loro secondo la generazione d'appartenenza. Un papà è quella persona che quando si accorge di te, sei già alle prese con la pensione. La tua.
 
by MoiSimplement | categoria:papà, cosecosì | Link | commenti (popup) | commenti
lunedì, 30 luglio 2007,17:45

Il problema è che nessuno capisce me.
O meglio, si dà per scontato che tanto io ce la faccio, in qualche modo.

Che poi è colpa mia, perché se nella vita avessi provato ad essere un po' meno altruista e avessi imparato che a un certo punto è necessario mandare a cagare, per la propria sopravvivenza intendo, e non addossarsi tutte le responsabilità del mondo, probabilmente non sarei qui adesso a dover affrontare situazioni al limite, paradossali.

 Perché se tua madre, oltre a dover vivere con uno che fa vedere i sorci verdi ogni 5 minuti, che le ha fatto fare una vita di merda sempre ( e non solo a lei ), se ne esce con una frase del tipo "eh non è colpa di nessuno, ma chi ci va di mezzo sono sempre io" sottintendendo che sarebbe gradito che io continuassi ad ingoiare i rospi vivi come ho fatto fino ad oggi senza fare un plissé e che facessi finta che non è successo niente, solo perché lei soffre che non ci si vede più spesso come prima o che ci si senta meno anche al telefono.... insomma io pur capendo che lei stia male, vorrei sapere perché nessuno mai si chieda io come cazzo sto.

Non sono più disposta a vivere la mia vita in funzione delle mattane di mio padre, se lui per primo non riconosce di avere un problema serio e di curarsi.
Ho passato la mia esistenza a compiacere lui in primis, mia madre e poi chiunque al mondo tranne che me stessa per poi ritrovarmi adesso a mordermi non solo le mani ma anche i gomiti.
Mi dispiace, ma sono alla frutta e non ho più voglia di fare buon viso a cattivo gioco.

Non sono più disposta a far finta che non sia successo niente, che certe cose non siano state dette e certe altre fatte... Perciò non mi ritengo responsabile.
Lui ha fatto una scelta ben precisa e da questa ne sono scaturite conseguenze.
Punto.
Sarà bene che tutti comincino a riflettere a partire da qui.

Eccheccazzo.

by MoiSimplement | categoria:mamma, papĂ , atrocitĂ , cestmoi, incazzositĂ  varie | Link | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, 26 luglio 2007,10:43

Che poi lo so benissimo che dovrei cercare di non farmene così un problema, di lasciarmi scivolare le cose un po’ di più, insomma di fregarmene e lasciare che le cose vadano come possono.
In fondo, se mia mamma proprio non se la sente di fare il passo estremo e fargli fare la cura coatta, io non posso obbligarla e nemmeno rovinarmi la vita e rovinarla anche alla mia famiglia.

Ne abbiamo parlato anche ieri sera con Mauro che ha lo stesso problema con sua madre e forse lui è più bravo di me o ha capito come fare.

Razionalmente so che dovrei comportarmi in un certo modo, ma dentro di me ho un macigno, sono devastata e per quanto io cerchi di tenere repressa più in fondo possibile questa cosa, ogni tanto non riesco e sto male.

E poi non parliamo di quando vedo che ne soffre anche mia mamma, che quando la chiamo al telefono e mi si mette a piangere ... vedo rosso.

Per non parlare di quanto ci soffra anche mio marito, ultima e involontaria causa di tutto questo casino.

Probabilmente se non ci fosse la mia piccina di mezzo, questa volta lo avrei davvero mandato a cagare definitivamente.
Il mio problema è pensare sempre alle conseguenze, a come ci potrebbero rimanere gli altri in seguito ad una mia azione o decisione.
Gli altri questo problema non se lo pongono e forse fanno anche bene.
Però quando hai a che fare con un malato di mente che non ammette (da 30 anni) di esserlo e rifiuta qualsiasi cura rovinando la vita a tutti noi, questi sono tutti discorsi del cazzo perché partono da un assunto logico e soprattutto presupporrebbero uno sviluppo logico.

E qui parlare di logica è un controsenso.

E’ un cane che si morde la coda.

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