giovedì, 09 ottobre 2008,12:56

- e aggiungerei anche Bha! -

Epilogo.
E si vede che proprio non era cosa.
A far le nozze coi fichi secchi son capaci tutti.

Però a me i fichi secchi non piacciono, teneteveli pure.
Grazie, non posso dire nemmeno "è stato bello".
Essere presi per il culo per mesi, non è una bella sensazione.

Fortuna che non sono vendicativa, altrimenti un bello sputtanamento galattico non ve lo levava nessuno.
Adesso poi, è anche un attimo, attivando i social networks.


martedì, 30 settembre 2008,15:22

Che questo sia un blog dei cazzi miei è chiaro a tutti, no?
Ecco allora, non ho scritto per un po' per svariati motivi: il sempre attuale "mancanza di tempo", l'evergreen "mancanza di voglia" e il trendyssimo "scaramanzia".

Essì, perché l'abbottonamento è dovuto al fatto che teoricamente dovrebbe verificarsi una bella (?) svolta a livello professionale. E allora insomma ancora non ne parlo per bene.

Però stasera vado là e, sempre teoricamente, dovrei sapere di che morte morire.

E niente.
Con l'intestino annodato, mi accingo a passare questo paio d'ore che mi separano dall'evento.

Aurevoir.

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lunedì, 28 luglio 2008,15:19

ho come l'impressione di star per cadere dalla padella nella brace.
e non è una bella sensazione.
by MoiSimplement | categoria:cosecosì, cestmoi, travail | Link | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 25 luglio 2008,12:12


Però sono anche arrivata come si suol dire alla frutta, ma anche all’ammazzacaffè pensandoci bene.

Perché in 3 anni qui ho ingoiato più rospi vivi che in tutta la mia vita.
Perché hai voglia a giustificare qualsiasi mancanza di rispetto, per usare un eufemismo, come sfogo alla pressione cui è sottoposto via via nel corso dell’anno.
Perché non è possibile che non ci sia MAI la possibilità di un dialogo civile, di una spiegazione per le cose che succedono (e che poi ovviamente se non risolte si incancreniscono), solo perché pensa di avere il potere divino e di dover essere venerato e rispettato senza mai nemmeno essere guardato negli occhi dai suoi sottoposti.

Ebbene è da due giorni che nemmeno mi parla, non telefona, non scrive nemmeno una mail.

Mi evita fisicamente e se per caso mi incorcia nel corridoio, mi lancia razzi laser dagli occhi come se volesse incenerirmi.
E tutto solo perché mi sono permessa di rispondergli quello che andava detto in maniera civile ed educata ad una sua email, che se portassi davanti a un giudice del lavoro potrei diventare milionaria e vivere di rendita per il resto della vita.

Il suo problema è che non accetta il confronto, tanto meno il dialogo.
Un altro suo problema è che quando sa perfettamente di essere in torto, si comporta così come in questi giorni, peggio di un bambino a cui hanno portato via il giochino preferito.

Il mio problema invece è che ho sbagliato a non comportarmi così fin dall’inizio e che per il mio solito carattere dimmerda che mi ritrovo, tendo sempre ad essere comprensiva, a tollerare, a giustificare… e lascio passare.
Quindi gli altri a un certo punto danno per scontato che tanto a me va sempre bene tutto e quindi, quelli poco intelligenti, si prendono sempre di più, spostando il limite sempre un po’ più in là.
Questo è un mio enorme difetto.
E lui è uno pochissimo intelligente, da questo punto di vista.
Siccome l’altro giorno mi ha davvero ferita, ha fatto una di quelle cose gravi, che ledono la dignità, che passano il segno… non tanto per i toni che ha usato (che già quelli normalmente basterebbero, ma vabbè) quanto per ciò che le sue parole sottintendevano, tanto che ho dovuto contare fino a 1 milione e mezzo prima di rispondere, ma poi l’ho fatto.
Ed è stata una risposta da manuale.
Ha colpito nel segno.
Ed è quello che mi premeva succedesse.

Per me può anche non parlarmi più fino a che morte non ci separi, che tra l’altro vivo e dormo anche meglio.
Ora il problema è suo.



venerdì, 11 luglio 2008,10:01

So che il fatto di non aggiornare con regolarità il blog potrebbe essere controproducente per i miei innumerevoli e appassionati lettori che, stando alle 10 regole del perfetto blogger che ho letto da qualche parte, si romperebbero i maroni/ovaie e andrebbero altrove.
E, che dire? Mi dispiace/rebbe, è ovvio.
Però vorrei anche non dovermi sentire obbligata a soddisfare aspettative (che non creo volontariamente) di chicchessia, almeno qui.

Settimana scorsa mi è successa una cosa strana forte.
E' che io non ho mai vinto niente in vita mia, di consistente intendo, se si escludono circa 12.000 lire al lotto e mi pare altre 10 o 11 mila lire al superenalotto per un 3 – la valuta delle vincite la dice lunga sulla mia passione per le scommesse – tuttavia, è successo.
Piuttosto scazzatamente, ho accettato l’invito a un happy hour con intrattenimento vario da parte dell’agenzia di viaggi che utilizziamo in ufficio.
Annoiatamente, cercavo di non sbadigliare troppo mentre ero spalmata sul divanetto insieme a due colleghe con le quali assistevamo (attonite) ai numeri più o meno improvvisati di danza del ventre, magia e balletti con drag queen, tra una estrazione di premi e l’altra.
7 i premi ad estrazione previsti da programma.
Robe tipo autonoleggio di una panda a manovella per un weekend, una notte in un albergo figo a Firenze, due notti in un albero figo sup. a roma, due notti in un albergo figo lusso in località a scelta in Italia e via così.

Tant’è che è stato solo alla terza gomitata nel costato da parte della mia collega che ho realizzato che avevano estratto il mio numerino e che si trattava del primo premio!
Ohporcauacca! Trattavasi di soggiorno di quattro giorni in struttura supermegafighissimasuperlusso nel nord della sardegna, per due persone…
ma insomma, ancora non ci credo. Eppure.

 

Che poi a sto aperitivo del menga ci sono potuta andare perché la peste è al mare coi nonni e torna domani, altrimenti la vedevo dura.
E comunque, nonostante il fatto che siamo andati là nei weekend a trovarla e che in fondo stia per tornare, sento la mancanza di quella piccola belva come non mai.
Anelavo da tempo a questi 15 giorni per trovare un po’ di pace e di relax almeno la sera tornando a casa, per stare un po’ di più con mio marito, poter parlare con un po’ di calma e riuscire a finire una frase di senso compiuto, per fare tutte quelle cose che normalmente con lei non riesco a fare, per dormire di più.
Ma insomma mi sento come mutilata se non ce l’ho intorno che mi fracassa le palle, mi sento spersa, spaesata.
Sembriamo due deficienti, la sera, mentre ceniamo e parliamo di lei.
Rincoglionimento genitoriale precoce ancorché senile.

Tra l’altro settimana prossima mi sa che si compie anche il mio prossimo futuro dal punto di vista lavorativo.
Non mi vorrei sbilanciare, ma insomma sarebbe la chiacchierata finale col megaboss e non esistono altri candidati.
E allora, visto il momento, ho deciso di rifiutare l’invito per ieri sera.

Avrei dovuto andare all’inaugurazione di una mostra all’interno dei nuovi uffici della società per cui ho lavorato in passato diversi anni, ma siccome che quella in cui starei per andare ne  è praticamente la diretta concorrente (e, si sa, in questo ambiente non amano avere potenziali concorrenti in mezzo ai piedi), nonché praticamente una specie di succursale strapiena di persone che prima lavoravano nell’altra insieme a me… insomma ecco, anche se mi avrebbe fatto davvero molto piacere andarci e rivedere qualcuno, ho preferito evitare l’eventuale “incidente diplomatico”.

In effetti ho fatto anche bene perché tra tutti i cazzi e i mazzi e le minghiassorete varie, questa settimana il figlio di mio marito ha pensato bene che era giunto il momento di venire a trovare suo padre, dopo ormai più di un anno che non se lo filava nemmeno dipinto.
Ma non perché abbia  avvertito impellente la necessità di rivedere lui ed eventualmente la sua sorellastrina, quanto perché gli faceva molto comodo trovare un punto d’appoggio aggratis prima di partire domenica per un paese mediorientale, dove farà uno stage universitario.
Caro ragazzo eh, ma un filino opportunista.
E quindi, visto che il suo papà, facendo il mestiere che fa, almeno un paio di volete all’anno è coinvolto in prima persona in quelle riunioni globalitotali dove chiamano a raccolta tutti i clienti, li portano a cena, li fanno dormire e il giorno dopo li rinchiudono in una sala riunioni e li martellano con presentazioni e pipponi a non finire, ecco quindi dicevo questa è una delle due volte l'anno e la riunione è proprio tra oggi e domani; perciò il bambino me lo sono dovuto/devo sciropparmelo io (che diciamolo, potevo avere un paio di serate libere per farmi gli stracazzissimi miei una volta tanto e invece ciccia anche stavolta).

Mi pare di non avere nulla da aggiungere adesso.

Casomai se mi venisse in mente qualcos’altro, aggiungo.

by MoiSimplement | categoria:famiglia, evviva, ma si può, cosecosì, cestmoi, travail | Link | commenti (6)(popup) | commenti (6)
venerdì, 30 maggio 2008,11:10

Che poi già lo so che magari domani o fra tre giorni ritornerò serena.
Intanto però, no.
E’ stato bello il weekend a Madrid, a parte il tiempemmerd e il freddo porco (solo noi o Fantozzi possono trovare un tempo così in Spagna a fine maggio), sarebbe forse stato bello ovunque.
Avevamo bisogno di quel tempo per noi, lontani da tutto, e ce lo siamo concesso.

Però poi si torna alla realtà e trovi la piccina ammalata, sotto antibiotico, con le tonsille rosso pomodoro e grosse come due angurie.
Il marito che deve prendere un volo il giorno dopo e rientra solo a fine settimana.
In ufficio lo sclero regna sovrano, in particolare sul mio capo che ne è pervaso fin nelle viscere.

 

Penso a quel colloquio e a cosa ne potrà scaturire.
Se ne vien fuori un’offerta decente, posso dire addìo all’ultima briciola di serenità che mi ero gelosamente custodita per i prossimi mesi.

Cerco di non pensare a tutto ciò che il governo sta mettendo in pista, che mi viene da vomitare.

Sono sconfortata, davvero. Ma non tanto per quello che fanno, che era tutto sommato prevedibile facessero. No.
Lo sconforto mi esplode quando sento le persone che ne parlano in toni entusiastici e che finalmente qualcuno si muove, qualcuno fa qualcosa… eccerto, come no.

Come si fa a non capire, a non VEDERE????

Penso anche che proprio oggi F. avrebbe compiuto 45 anni.
Che amarezza.

Insomma poi è da quando ho aperto gli occhi stamattina che ho una sensazione … come di assorbimento…  che provo quel fastidio nel retro del cervelletto che continua a martellare e non capisco perché.

Poi m’abbaglia un flash.
Ecco, già, il sogno di stanotte.

Molto confuso eh… ma mi ricordo che un direttore del personale del cazzo qualsiasi, che nello specifico doveva essere il mio, mi consegnava una sorta di pergamena arrotolata, scritta in quattro lingue nordiche, che ovviamente non ero minimamente in grado di interpretare.
Ma alla fine capisco che è una lettera di richiamo, in toni pesantissimi e piena di insulti, perché arrivo sempre in ritardo.
E che siccome le regole dello statuto dei lavoratori sono cambiate ma a me nessuno lo ha detto, adesso di richiamo ne basta uno solo e tu sei fuori.
Ecco ero fuori.
Con la mia bella pergamenina arrotolata in mano.
Però ricordo abbastanza bene di avergli detto, in nordico, di infilarsela su per lo sfintere.

venerdì, 02 maggio 2008,10:29

Sta colorando l’anima mia…

Cantava Lucio.
Che per quello che sto provando va bene solo la prima frase della sciansòn, il resto proprio non ci sta. Però mi piace sto attacco, proprio tanto.

E me lo canto e me lo ricanto perché sto pensando che finalmente fra qualche giorno mi godrò un viaggetto con mio marito, soli soli, finalmente.
Che mi vedrò Madrid, che è una vita che ci volevo andare.
Che finalmente potrò starmene fuori fino a tardi, cenare, bere, ascoltare musica, forse ballare… senza sensi di colpa, senza angoscia.
Che ho voglia di vivere quell’atmosfera.

E poi non mi sembra vero di non avere più dolori, di poter di nuovo camminare, correre, saltare, abbassarmi, sedermi per terra.

Tra l’altro è anche possibile che, se si troverà un buon accordo, io cambi lavoro.
Ommammamia.
Sarebbe troppo bello. Nonostante tutto, rimpiango sempre quell’ambiente e quei colleghi.
Un po’ più di sbattimento sugli spostamenti, ma fondamentalmente del tutto gestibile.

Uabbò, vedremo….

………..Siediti qui accanto anima mia
ed abbandona la tua gelosia se puoi
combinazione ho un po’ di champagne se vuoi amore………..

 

martedì, 25 settembre 2007,18:17

le colleghe l'hanno presa bene.

ciavete mica un paio di mutande di ghisa da prestarmi o un giubbetto antiproiettile che vi avanza, per caso?

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lunedì, 27 agosto 2007,18:23
Primo giorno di lavoro dopo dicasi ben 3 settimane di ferie.
Mica pizza e fichi.

Che uno dice "mica ti lamenterai, no?"
No, figuriamoci. C'è anche gente che non le può nemmeno fare le ferie, perciò....
Però una cosa la vorrei dire, se mi si consente (mi si è appena posata una zanzara sul lato destro del monitor!... c'entra niente ma l'ho vista e l'ho scritto.) e cioè che porcaccialamiseriacciazozza il sole l'avrò visto si e no 4 o 5 giorni in tutto.

Poi stranamente gli altri anni, quando arrivavo all'ultimo giorno prima di riprendere a lavorare, mi sentivo quasi a disagio, un po' depressa, anche un po' sgomenta all'idea di ripiombare in una routine di pesantezza non indifferente. Mi alzavo la mattina già con due metri di piva.

Quest'anno invece non dico che avessi voglia di rientrare, ma l'idea non mi schifava ecco.
Forse avevo già un presagio, o almeno una forte sensazione, che le cose non si dovessero mettere poi male. E infatti.

Mi ha finalmente detto di si: SI FA IL PART-TIME!!!! (e qui ci starebbe bene un balletto di contentezza, ma ancora non sono così tecnologicamente addicted e avanzata da inserire diavolerie strane.)

Insomma son contenta perché finalmente potrò avere una qualità della vita migliore.
Potrò andare a prendere la mia cucciolina all'asilo e godermela un po' di più.
Potrò pensare di fare anche qualcosa d'altro nel mio tempo, invece di stare 10 ore in ufficio ogni giorno.
Insomma mi sembra una svolta epocale.
Per come ero prima, non mi sarebbe nemmeno passato lontanamente nel cervello di chiedere una riduzione di orario di lavoro, mi sarei sentita in colpa. E invece.

Ma la cosa che più mi sconvolge è l'atteggiamento del mio capo: la frase di stamattina mi ha quasi commossa.
E son scema lo so, ma sentirmi dire "non ti voglio proprio perdere, per cui non ho alternative, dimmi da quando vuoi cominciare a uscire alle 4..." mi ha davvero toccata.
Perché conoscendolo, non avrei mai detto che si sarebbe lasciato andare a certi commenti.
Mi sa che sotto sotto e nonostante tutto, ci stimiamo profondamente in modo reciproco.
E io di questa cosa non mi dimenticherò mai.
E' già la seconda azione importante che fa nei miei confronti: la prima la fece assumendomi, perché quando mi presentai qui, le mie condizioni personali e professionali erano assai diverse.
Ma lui decise di fidarsi e del suo istinto e di me.
Credo che non se ne sia pentito, alla luce dei fatti.
Sembrerò un po' melodrmmatica, ma credo che gli sarò riconoscente di tutto questo per sempre.
O forse già lo sa.

Ora, tirando la riga e facendo le somme: qualcosa sta andando finalmente per il verso giusto.

Appena risolta definitivamente e ufficialmente questa faccenda, devo pensare a come sistemare le cose col genitore maschile.
E qui, saranno belli grossi e parecchio nodosi.
Vedremo.

Poi c'è ancora aperta la questione salute (mia).
Un passo alla volta nè.

Ecco.

by MoiSimplement | categoria:bonjour, cestmoi, travail, ilcapo | Link | commenti (7)(popup) | commenti (7)
mercoledì, 25 luglio 2007,14:57

Non sono vendicativa né invidiosa e non mi piace affatto godere delle sfighe degli altri o ridere quando sento pettegolezzi di questo tipo.
Insomma sto a disagio.
Perché anch’io ho passato i miei bei periodi bui e so cosa si prova quando ci si trova in mezzo, specialmente quando non dipende da te e poco o nulla puoi contro la sfiga, che già di tuo hai poche forze… figuriamoci.

 

Però dai, dopo la doverosa premessa politicallycorrect, lo ammetto, ci ho goduto troppo.
Finalmente l’hanno fatta fuori, quella stronza merdaccia spocchiosa ignorante superficiale e presuntuosa.

Parlo della EX (eheheh!) amministratora delegata e direttora generala di un ben noto istituto di ricerche di mercato, molto conosciuto in Italia e parte di un grosso gruppo internazionale, dove io ho avuto la sfortuna di lavorare in passato per poco meno di 1 anno.
Dico sfortuna in verità solo ed esclusivamente a causa sua, perché invece mi sarebbe piaciuto molto continuare lì e farmi un’esperienza di quel tipo, imparare anche in quel campo e non ultimo avrei avuto alcune ottime persone come colleghi/e, sia sotto l’aspetto professionale che umano.

Non mi dilungo, ma la tipa (non essendone all'altezza né degna) dirigeva l'istituto in maniera ignobile.
Era però molto abile a scegliersi i collaboratori, sui quali ovviamente scaricava l’impossibile, perché la sua unica, vera e inconfutabile dote consisteva meramente nel pettegolezzo cattivo, nel taglia e cuci, nel mettere in cattiva luce e in difficoltà le persone divertendosi.
Per altro, nei momenti in cui si degnava di stare in ufficio, amava che fuori dalla sua porta stazionasse stabilmente la fila di leccaculi che a turno attendevano pazientemente di fare il loro dovere quotidiano e lei, svaccata volgarissimamente sulla sua poltrona di similpelle, chiacchierava e rideva sguaiatamente con i suoi più fedeli accoliti.
Il tempo che passava fuori ufficio lo divideva tra estetista, parrucchiere, palestra e shopping selvaggio.

E questo mi lasciava comunque perplessa perché riusciva a risultare sempre sporca (capelli unti, macchie, odori strani, robe così….)
Inutile sottolineare che fosse anche una cozza fisicamente, oltretutto antipatica.

E' superfluo specificare che era anche una caprona ignorante.
Nonostante tutta questa descrizione di disistima, non riesco ad esprimere ancora appieno il mio disprezzo per questa persona.
Non abbiamo mai avuto alcun feeling, direi sin dal colloquio di assunzione.
Non ho mai sopportato in vita mia i tipi come lei né come quelli che le stavano al culo, figuriamoci in un ambiente di lavoro.
Pertanto mi sono sempre fatta gli affari miei, sgobbando come mia abitudine, senza perdermi in chiacchiere o convenevoli (cosa che non mi ha mai perdonato).
Siccome non riusciva ad ottenere il controllo su di me con i suoi metodi da stronza, non riusciva mai a strapparmi un commento, un pettegolezzo, una parola che non fosse strettamente riferita alla mia attività professionale, siccome non mi vedeva mai nel suo ufficio se non quando mi ci convocava espressamente… a un certo punto ha sbroccato e ha cominciato a prendermi di mira: per me è stata la fine.

Tanto ha fatto e tanto ha forcato che attraverso il suo esercito di ominicchi e donnicchie, dapprima mi ha creato intorno il vuoto per poi mettermi in una condizione veramente insostenibile e intollerabile.

In altro momento della vita, probabilmente non avrei aspettato altro per divertirmi a mia volta.
Sfortunatamente però, ero in un periodo in cui provenivo dal fallimento più grande della mia vita (un matrimonio naufragato) seguito da una sfiga svizzera dal punto di vista professionale (due società per le quali ho lavorato che in successione hanno chiuso l’attività) e culminato con un aborto spontaneo.
Insomma ero davvero ridotta male, ero emotivamente a pezzi e non avevo forza né fisica né psichica per affrontare anche questo.

Nonostante non avessi alternative valide in quel momento, ho dato le dimissioni e mi sono finalmente liberata di un peso enorme.

Ho provato tanta rabbia e frustrazione. Ho provato desiderio di vendetta e di rivalsa.
Sentimenti che non conoscevo e che non mi appartenevano.

Non pensavo che certe persone potessero fare tanto male, che riuscissero a intaccare così profondamente la dignità.
Sono stata molto male per tanto tempo, non riuscivo a riprendermi da questo colpo, più che altro perché non accettavo l’ingiustizia.
Non riuscivo a concepire che gente come lei potesse sedere su certe poltrone e avere potere e strumenti, ma non le capacità professionali né le caratteristiche personali per.
Mi sono sempre chiesta come avesse fatto ad arrivare fino lì, anche se la la domanda era ovviamente retorica.

Bè insomma, tornando a bomba dopo lo sfogone… stamattina stavo facendo una ricerca in Internet per tutt’altro motivo e, con mia enorme sorpresa e immediatamente dopo strabordante soddisfazione, ho visto un altro nome al suo posto.
Oh bella, mi son detta… spetta un attimo che vado ad approfondire un po’…
Apro il sito e constato che è stata rivista tutta la struttura e buona parte del management… Sono andata a leggermi un po’ di news e di articoli qua e là, minchia quante cazzate che è riuscita a fare, per altro vantandosene.

Ma tutti i nodi vengono al pettine, diceva la mia nonna. Eggià.
Finché ne fa una troppo grossa.
Finché evidentemente anche i grandi capi all’estero se ne sono accorti.

Finché non ha più potuto manipolare numeri, bilanci e persone per coprire la sua ignavia.
Segata.
E malamente.
(non ci potevo credere, si legge persino che manda un certificato medico per malattia nel momento della bagarre... in un articolo! ma che sputtanamento... )


Te lo meritavi, brutta stronza.
E adesso vorrei che tu potessi anche solo provare un decimo di quello che ho passato io.
Non sono solita augurare il male.

Ma la gente come te dovrebbe capire qualche volta nella vita come si sta al mondo.

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martedì, 24 luglio 2007,16:38

Si, diciamo che questo post non è propriamente tempista.
Ma l’ho dichiarato subito e poi mica c’è qualcuno che mi obbliga a parlare delle cose immediatamente quando succedono, oh bella!

Comunque, lanciando la tipica inchiesta estiva per vendere un po’ più di copie, tale Adrian Michaels intitola il suo articolo con qualcosa del tipo
«La terra che ha dimenticato il femminismo».
Si riferisce all’Italia of course, dove lui si trasferì dagli Stati Uniti più o meno tre anni fa, e sostiene che in questo Paese ci sia una netta corrispondenza tra lo sproposito di tette al vento sui mezzi di comunicazione e la minoranza di donne che rivestono ruoli dirigenziali.

Allora, io mi rendo conto che effettivamente negli ultimi tempi si assista davvero al trionfo del capezzolo turgido e della chiappa soda, persino per pubblicizzare gli stracci da pavimento in tessuto super ai-tek o per sponsorizzare la serata della mucca pazza nella valbrembana, però penso anche che non si possa proprio arrivare a una generalizzazione così banale e superficiale nei confronti delle donne, porcatrota.

E’ pur vero che, ancora oggi purtroppo, tutti o quasi i ruoli chiave siano in mano agli uomini; è specialmente vero nell’ambito della comunicazione: perciò è abbastanza facile trarre la conclusione che ciò che vediamo in tv, sui giornali, sui cartelloni pubblicitari sia quello che più aggrada agli uomini.

Però da qui a dire che le donne italiane (a anche gli uomini) abbiano dimenticato se non addirittura sepolto il femminismo, che le si consideri completamente decerebrate e lobotomizzate, rinunciatarie e anche un po’ fannullone… onestamente mi fa incazzare di bestia e non accetto questo tipo di provocazione.

Per quanto ai tempi nostri possa essere importante, la comunicazione NON E’ TUTTO.
Non è il parametro su cui misurare il valore di un Paese, tanto meno il grado di evoluzione femminile.
Non scherziamo, per favore.

E’ abbastanza palese che non si possano più vedere manifestazioni di invasate in gonnellona che brandiscono reggiseni in fiamme o che facendo gesti inequivocabili urlino slogan del tipo l’utero è mio e lo gestisco io. Sarebbe quantomeno anacronistico.
Quello è stato solo l’aspetto “folkloristico” (anche se assolutamente necessario per farsi notare) di un movimento che ha permesso alle donne di fare enormi passi avanti, anche se successivamente molto più silenziosi e discreti.
Ha dato il via finalmente a una presa di coscienza e di coraggio che ha nel tempo disorientato gli uomini.
Non mi sento di dire che sia ancora stata raggiunta una parità, che per questioni fisiologigiche e psichiche a parer mio non si raggiungerà mai, né credo sia davvero necessaria, ma è stata imboccata la strada giusta per permettere alle donne di operare delle scelte autonome, di esserne consapevoli e, soprattutto, responsabili.
Sto parlando di quelle donne che hanno ambizioni, desideri, obiettivi differenti dallo standard casa, lavoro e famiglia e vengono guardate male; o anche di quelle che tentano faticosamente di conciliare standard e non, e fanno una fatica della madonna; e vengono guardate male.
Ma ancor di più mi riferisco a quelle che invece, consapevolmente, scelgono di non buttarsi nella mischia della battaglia, della competizione, della carriera a tutti i costi.
Queste ultime, sono forse le più penalizzate perché vengono guardate come fossero cretine. Ma perché?
Me lo chiedo 100 volte al giorno,  perché, non in questa estremizzazione ovviamente, la cosa sta un po’ accadendo a me per certi versi.

Ho passato buona parte della mia vita adulta “in carriera”.
E’ stata un’opportunità che mi si è presentata inizialmente con una gran botta di culo, ma immediatamente ho capito che se avessi voluto raggiungere dei risultati, avrei dovuto dimostrare capacità, tenacia, determinazione, impegno, resistenza fisica e psichica.
Per più di dieci anni ho dato tutto di me in questo senso e in quel momento ero davvero convinta che fosse ciò che volevo fare per sempre.
”Combattevo” in un campo di battaglia prettamente maschile.
Ho dovuto fare una fatica quadrupla, quintupla forse, rispetto a quanto avrebbe dovuto fare un uomo nella mia posizione.

Ho accettato di guadagnare di meno e di conquistare ruolo e inquadramento step by step, ma alla fine ce l’ho fatta, lasciando indietro fior fiore di ometti agguerriti, ma con più o meno un quarto delle mie capacità e caratteristiche.
E tutto ciò l’ho fatto anche sacrificando quel poco di femminilità che avevo: mai una scollatura troppo profonda, mai una gonna sopra il ginocchio, mai un tessuto troppo leggero, mai un tacco più alto di 5, mai una tinta o un’acconciatura che non fosse “sobria”, mai un’unghia laccata di rosso, mai una parola in più, mai un tono di voce più alto del normale. Tutto per far sì che nessuno potesse mai nemmeno lontanamente pensare che ciò che avevo e avrei conquistato fosse dovuto ad altro che le mie capacità professionali.
Mediamente lavoravo 12 ore al giorno e spesso anche il sabato e qualche volta la domenica.
Ricordo una riunione di domenica sera intorno alle 21.30 con la febbre a 39. Per dire.

Se ci penso adesso, mi sembra di parlare di una persona vissuta in un’altra epoca, quasi non fossi nemmeno io.
La vita e le scelte mi hanno portato ad essere e a fare tutt’altro, a non avere più la carriera e il lavoro come priorità, e sinceramente adesso ripenso a me stessa con molto affetto ma allo stesso tempo con una specie di dispiacere e di rimorso per come ero, per come mi comportavo.
Ho fatto molti errori e non ho preso in considerazione aspetti della vita altrettanto, se non più, importanti.
Ho perso di vista affetti, valori e persone.
Ho fatto valutazioni sbagliate.
Ho passato veramente un brutto periodo, pensavo di non riuscire più a risalire dal fondo del barile, visto che non avevo più nemmeno unghie per grattare.

Per cosa, poi?
Rendersi conto di aver speso energie, impegno, fibra muscolare… per capire che quello che volevo davvero era tutt’altro.

A chi dovevo dimostrare cosa?

Non a me, certamente. Ma questo l’ho capito molto più tardi.

Io credo che certi valori siano già nel DNA di tutte noi donne, che siamo perfettamente consapevoli delle nostre capacità e dei nostri limiti, che dobbiamo far valere la nostra diversità dagli uomini; questo deve essere un valore, non un problema.
Perché dobbiamo combattere ad armi pari, quando il campo di battaglia è differente proprio per natura?

Allora io penso che ognuna di noi deve prima fare un lavoro su se stessa, guadagnarsi l’autostima e arrivare alla consapevolezza di quello che si è, di ciò che si può dare e di cosa si vuole davvero fare nella e della propria vita.
L’affermazione e la soddisfazione derivano solo da questo e fanculo tutte i segoni mentali e le pippe sulla competizione.
Se poi trasferiamo tutto ciò come valore, come principio, come comportamento, come concetto, come punto di riferimento ai nostri figli e alle nostre figlie (inteso anche in senso lato per chi non è genitore), sapremo certo fare da contraltare a tutta quell’imbecillità e superficialità che si sprigiona ovunque solo ai meri fini commerciali: vendere.
Sapremo forse ESSERE.

Il femminismo è cambiato. Non è certo morto o dimenticato. Sono cambiati gli strumenti e i campi di applicazione. Ma è vivo, e molto, secondo me.

Siccome poi il FT è autorevole sia nella sua patria che nel mondo (economico e finanziario, ma anche di più) quando dice che Berlusconi è un povero pirla che ci fa fare figure dimmerda e tutti gli credono ed hanno ragione a farlo, forse qualcuno dovrebbe spiegare a Michaels qualcosina in più sulle donne italiane (e non).

'sto scemo.


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mercoledì, 18 luglio 2007,16:07

Informazioni di background.

Succedono cose strane in questi giorni, anzi già da un po’.
Il mo capo è seriamente scojonato, e questo lo avevo capito, ma pensavo si trattasse di normale stanchezza, insomma di quelle robe fisiologiche che però dopo uno si ripiglia.
Non parla quasi mai, per carattere e anche perché un po’ ci marcia, di quello che dovrà succedere, di quello che potrebbe succedere, di come si dovrebbe reagire, di quello che dopo cambierebbe… men che meno si apre lasciandosi scappare qualche cosa di personale.

Problema.
Però oggi che era fuori ufficio, al telefono, mi ha detto delle cose per cui mi sono seriamente preoccupata, anche se lì per lì ho cercato di buttarla un po’ sul ridere, di sdrammatizzare.
Ma lui, pur standomi dietro sulla battuta, ha chiosato dicendomi di tenere da qualche parte ben nascoste le ultime mail che mi ha mandato, alcuni documenti cartacei e che io sono brava * e un altro capo lo trovo facilmente.
Ha aggiunto che l’unica soluzione sarebbe che si schiantasse con la macchina, così almeno la sua famiglia riscuoterebbe l’assicurazione; mi ha detto di far di tutto per salvare almeno la sua famiglia.


Dati noti.
Sappiamo che:

-         trattasi di uomo tuttodunpezzo

-         le battute le fa solo sotto stress all’ennesima potenza o quando è estremamente rilassato

-         serpeggia evidente tensione con/tra gli altri membri del cda

-         è coinvolto obtorto collo in progetti in cui non crede

-         è uno che se solo mettesse in giro la voce, avrebbe almeno 2000 offerte in mano in meno di un giorno, e anche migliorative

-         non fa mai alcun complimento * a meno che non sia sotto l’effetto di droga pesante

 

Soluzione?
Mi metto a piangere o faccio quella che da una parte le è entrato e dall’altra le è uscito e fischietto allegramente ostentando sicumera?


Porcodiqua e porcodilà.

by MoiSimplement | categoria:travail, ilcapo | Link | commenti (2)(popup) | commenti (2)