mercoledì, 06 maggio 2009,12:26

La risposta non potrebbe essere che NO.

Ma in realtà non è neanche così, diciamo che la più corretta potrebbe essere A TRATTI (rari).
In fondo, mi chiedo, che cosa mi manca, che cosa voglio di più?

Ho una bella famiglia, una figlia splendida, sana, intelligente; un marito che mi adora; ho un lavoro, che di questi tempi, bisogna solo baciarsi i gomiti… anche se vomiti bile dalla mattina alla sera per quello che vedi e per l’ambiente in cui ti trovi, ma che pur sempre mi permette di condurre una vita tutto sommato senza troppe rinunce; ho la mia casa (no, è ancora della banca a ben vedere, ma non sottilizziamo); ho degli amici, pochi, che mi vogliono bene.
Tutto sommato sono fortunata, mi trovo in condizioni privilegiate rispetto a molti che ho intorno, direttamente o indirettamente.
L’altro giorno una mia collega a bruciapelo mi ha chiesto: “ma insomma, si può sapere di che cazzo ti lamenti?” e la cosa mi ha fatto riflettere.

Già di che cazzo mi lamento io?

Si, perché tutto il preambolo verte su di me, la mia famiglia e il mio piccolo mondo.
Ma io sono anche e soprattutto parte di una comunità in senso ampio, sono cittadina italiana, sono elemento di un popolo.
Sono parte di un meccanismo economico, sociale e politico mio malgrado.

E allora, quello che mi rattrista e mi amareggia profondamente è proprio la situazione generale.

Quello che vedo, sento e capto… mi mette a disagio, in imbarazzo. Mi fa infuriare, indignare e protestare.

I concetti di base sono:
- calcare molto sull’aspetto gossipparo e sul “buttiamola in caciara” di tutta la questione politica/sociale/economica di questo Paese, senza mai andare a fondo seriamente sulle questioni importanti, così non vi rendete conto, inetti e inebetiti, di come ve lo buttiamo in culo mentre siete distratti dalle cazzate; e qui, l'onda lunga della TV commerciale è arrivata benissimo e ha fatto proprio il suo dovere, no?

- calcare molto sull’aspetto dell’intervento concreto e dei “fatti non parole” (tipo dopo la tragedia del terremoto, che noi sì che ci sappiamo fare mica quei morti-in-piedi dei comunisti! - o altre amenità del tipo social-card, oddìo adesso vomito)

 

E l’elenco potrebbe continuare a lungo… non ne ho voglia, mettetecene voi che tanto no si sbaglia.

 

Ecco di cosa mi lamento, di cos’è che mi rende profondamente infelice e scoraggiata.

Del fatto che stanno affossando un Paese, i suoi valori, le conquiste sociali che hanno richiesto sacrifici, lotte, sangue… che non ci sono prospettive per il futuro, che la scuola pubblica venga continuamente delegittimata, che i giovani non vengano messi in condizione di condurre una vita normale e di avere un minimo di indipendenza, che si vogliano scientemente abolire termini e concetti come “rispetto”, “tolleranza”, “diritti fondamentali”; che si permetta al vaticano di governare indisturbato o di mettere bocca pesantemente su ogni questione riguardante le scelte politiche; che abbiano priorità assoluta l’immagine e l’avere invece che il contenuto e l’essere; che si stia creando apposta un vuoto pneumatico, un appiattimento culturale e una omologazione preoccupante, che la volgarità imperi sovrana...
E la cosa che più mi rattrista è che la maggior parte delle persone che hanno scelto e votato questo governo, e sono tantissime, ancora non abbiano capito realmente la gravità delle azioni che ha messo in atto da quando si è insiediato e i danni che si ripercuotono e ripercuoteranno per chissà quanti anni…

 

Mi chiedo, può quindi esistere la mia isola felice in mezzo a un mare di merda?
lunedì, 02 marzo 2009,12:43

Carnevale spazzato via, e meno male.
Insomma ieri sono andata a messa (non perché sia impazzita di colpo, sia chiaro, ma semplicemente era la commemorazione del primo anno della scomparsa di mio zio, che aveva la mia età, forse ne ho anche parlato qui quando è successo), più che altro un gesto simbolico della nostra famiglia per stringerci idealmente intorno a lui.
E forse andare a mangiare una pizza oltugheder non sarebbe stato nello spirito, diciamo.

Ecco insomma forse io un po' son prevenuta contro i preti.
Però a me quello lì è parso davvero troppo sopra le righe.
Con questo atteggiamento da "stà tento che ti bacchetto, lo so che ciai pensieri immondi!!!", con questo tono che sembra sempre che ci si debba frugare nelle tasche perché gli si deve qualcosa... un sentirsi sempre in colpa per qualcosa, cosa non si sa, ma il buon cristiano lo deve sapere e se non lo sa, che si senta in colpa uguale, che male non fa.
Un nervoso, ma un nervoso...
E già questo a me basterebbe per alzare un dito medio e uscire.
Però dai, per rispetto, conto fino a cento e sto seduta sulla panca (che poi manco si possono appoggiare i piedi su quella davanti perché c'è il cuscino per inginocchiarsi - figuriamoci-).
Ma l'apice lo raggiunge nella predica, io ovviamente ero totalmente disinformata, ma siccome ieri iniziava la quaresima, il tipo si è prodotto in un pippone di dimensioni galattiche che ha letteralemnte travolto gli astanti: del digiuno, della sobrietà, del cibo a basso costo, della rinuncia in generale in relazione ai tempi che corrono.
Che uno dice: è giusto, sono argomenti che la religione propone. Appunto, PROPONE.
Ennò, lui invece DISPONE!
Insomma non risco a riportare esattamente le parole, ma il sunto era: se ti mangi una fetta di prosciutto crudo, intanto pensa che stai spendendo un botto per una cosa non strettamente necessaria e che se anche te la puoi permettere fai una cosa fuori luogo perché devi mangiare cose "povere", se proprio non riesci a digiunare! Insomma Gesù ha digiunato 40 giorni e 40 notti, cazzo volete che sia per voi farlo almeno un venerdì? e se non lo fate attenzione ai fulmini che vi colpiranno senza pietà per la vostra ingordigia e disubbidienza.

Poi uno si chiede perché la gente non va a messa o perché ci sono sempre meno praticanti.
Finché lasciamo liberi questi qui di delirare, mi pare ovvia la risposta.

E comunque cazzo è già passato un anno e io ancora non riesco a rassegnarmi a questa perdita.

Come corollario, posso aggiungere che mia figlia si ammala in continuazione e mio marito ieri sera mi ha perfino accusata di essere "superficiale" nella gestione della sua salute.
Ora, o c'è qualcuno che seriamente è stato capace di tenermi la mano sulla testa per evitare gesti inconsulti, oppure sono arrivata a un tale livello di ZENitudine che nemmeno io so come.







lunedì, 26 gennaio 2009,11:11

 

APPELLO A CUI ADERISCO

se vi va, andate a leggere, grazie.

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lunedì, 05 gennaio 2009,11:47

insomma, lo dico?
si dai lo dico. no anzi lo scrivo, perché penso invece che non lo dirò a nessuno.

ho capito che sono una cretina senza speranza.
una scema.
una povera illusa.
ma soprattutto, fondamentalmente una deficente.

non ho voluto ammetterlo mai, ma insomma è venuta l'ora.

e mo che si fa?

ci volevano queste vacanze per capirlo definitivamente e per ammetterlo con me stessa.
non lo so, ci penserò.
se una volta non mi sono voluta rassegnare e ho voluto chuidere un capitolo, nella speranza di aprirne uno nuovo e leggere il mio libro fino in fondo, adesso cosa faccio?
chiudo il libro, gli occhi e anche il cuore?

cosa ho fatto di male?
forse in una vita precedente ho commesso una colpa così grande da espiare anche in questa?

buon anno stocazzo.

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mercoledì, 17 settembre 2008,11:15

 

sono senza parole.

CARREFOUR  DI  ASSAGO

(grazie per la dritta di Stefanone ! che ho trovato nel blog di Ehvvivi )

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venerdì, 01 agosto 2008,10:30

E’ stato un anno molto pesante, sotto tutti gli aspetti.
Poi, è inutile girarci intorno, credo di essere io che non sto molto bene e quindi tutto mi gira per il verso sbagliato, mi consuma molta più energia del normale e soprattutto i tempi di recupero (se di recupero si può parlare) non sono misurabili.

Per altro la mazzata che ho preso lavorativamente parlando in queste ultime due settimane mi ha veramente ridotta ai minimi termini.
Non so se si possa arrivare a definire esaurimento, ma è qualcosa di molto simile lo stato in cui mi trovo adesso.

Ieri sera, speravo di ricevere una notizia che mi permettesse di andare in ferie con almeno un capitolo chiuso, e invece mi tocca aspettare ancora almeno fino a metà agosto per sapere qualcosa di definitivo e in ogni caso la fine del mese perché questo si possa eventualmente concretizzare coi fatti. Merda. Però la tendenza sembra positiva.

Ho solo una gran voglia di andarmene via, staccare, stare con mia figlia e mio marito, lontani da tutto questo marasma e riassumere auspicabilmente sembianze quasi umane.

Da domenica prossima, così doverebbe essere. Speriamo.

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venerdì, 25 luglio 2008,12:12


Però sono anche arrivata come si suol dire alla frutta, ma anche all’ammazzacaffè pensandoci bene.

Perché in 3 anni qui ho ingoiato più rospi vivi che in tutta la mia vita.
Perché hai voglia a giustificare qualsiasi mancanza di rispetto, per usare un eufemismo, come sfogo alla pressione cui è sottoposto via via nel corso dell’anno.
Perché non è possibile che non ci sia MAI la possibilità di un dialogo civile, di una spiegazione per le cose che succedono (e che poi ovviamente se non risolte si incancreniscono), solo perché pensa di avere il potere divino e di dover essere venerato e rispettato senza mai nemmeno essere guardato negli occhi dai suoi sottoposti.

Ebbene è da due giorni che nemmeno mi parla, non telefona, non scrive nemmeno una mail.

Mi evita fisicamente e se per caso mi incorcia nel corridoio, mi lancia razzi laser dagli occhi come se volesse incenerirmi.
E tutto solo perché mi sono permessa di rispondergli quello che andava detto in maniera civile ed educata ad una sua email, che se portassi davanti a un giudice del lavoro potrei diventare milionaria e vivere di rendita per il resto della vita.

Il suo problema è che non accetta il confronto, tanto meno il dialogo.
Un altro suo problema è che quando sa perfettamente di essere in torto, si comporta così come in questi giorni, peggio di un bambino a cui hanno portato via il giochino preferito.

Il mio problema invece è che ho sbagliato a non comportarmi così fin dall’inizio e che per il mio solito carattere dimmerda che mi ritrovo, tendo sempre ad essere comprensiva, a tollerare, a giustificare… e lascio passare.
Quindi gli altri a un certo punto danno per scontato che tanto a me va sempre bene tutto e quindi, quelli poco intelligenti, si prendono sempre di più, spostando il limite sempre un po’ più in là.
Questo è un mio enorme difetto.
E lui è uno pochissimo intelligente, da questo punto di vista.
Siccome l’altro giorno mi ha davvero ferita, ha fatto una di quelle cose gravi, che ledono la dignità, che passano il segno… non tanto per i toni che ha usato (che già quelli normalmente basterebbero, ma vabbè) quanto per ciò che le sue parole sottintendevano, tanto che ho dovuto contare fino a 1 milione e mezzo prima di rispondere, ma poi l’ho fatto.
Ed è stata una risposta da manuale.
Ha colpito nel segno.
Ed è quello che mi premeva succedesse.

Per me può anche non parlarmi più fino a che morte non ci separi, che tra l’altro vivo e dormo anche meglio.
Ora il problema è suo.



mercoledì, 23 luglio 2008,13:01

Ho letto, devo dire con orrore allo stato puro, l'articolo che c'è oggi nella home di Repubblica sulla simulazione della pena di morte via sedia elettrica con apposito manichino di lattice, quale nuova attrazione nel luna park dell'Idroscalo.

Riflettevo che forse sono io che mi pongo male o ragiono da ingenua, che non viaggio alla stessa velocità del mondo in cui vivo, ma non mi passerebbe nemmeno per l'anticamera del cervello di mettere un euro nella gettoniera per assistere a uno spettacolo del genere, figuriamoci poi a portarci un bambino.
Che pare che invece si divertano come pazzi a vederlo.
E non solo loro.

Per non parlare dell'opinabile moralità del giostraio, che gongola vantandosi di essere già rientrato dell'investimento.

Come si può pensare di considerare "divertimento", una esecuzione?
Evidentemente la legge del mercato insegna che se c'è l'offerta, esiste la domanda.

Io mi rifiuto di far parte della domanda e del punto interrogativo.
E inorridisco al pensiero di essere circondata da gente che, magari anche frequento, invece, trova la cosa assolutamente normale.
Ho paura perché stiamo pericolosamente rovinando giù per una china di cui non scorgo la fine.
Ho paura perché non voglio vivere in un mondo di persone che crescono con l'idea che veder morire qualcuno per mano del boia sia "divertente".
Ho paura perché se anche fosse una via per esorcizzare le proprie paure, è la via sbagliata.
Ho paura perché nessuno dà più il giusto valore alla vita, in generale.

*******************

apdéit del 25/7/08 - mattinata:
ho letto che hanno disposto il sequestro dell'attrezzo.
emmenomale! ci voleva tanto?
ho letto anche che hanno indagato il giostraio, che pare abbia dichiarato che se lo aspettava, col moralismo che c'è in Italia.
no, ma dico io, certa gente andrebbe presa a mazzate sulle gengive...


by MoiSimplement | categoria:tristesse, ma si può, atrocità | Link | commenti (6)(popup) | commenti (6)
venerdì, 30 maggio 2008,11:10

Che poi già lo so che magari domani o fra tre giorni ritornerò serena.
Intanto però, no.
E’ stato bello il weekend a Madrid, a parte il tiempemmerd e il freddo porco (solo noi o Fantozzi possono trovare un tempo così in Spagna a fine maggio), sarebbe forse stato bello ovunque.
Avevamo bisogno di quel tempo per noi, lontani da tutto, e ce lo siamo concesso.

Però poi si torna alla realtà e trovi la piccina ammalata, sotto antibiotico, con le tonsille rosso pomodoro e grosse come due angurie.
Il marito che deve prendere un volo il giorno dopo e rientra solo a fine settimana.
In ufficio lo sclero regna sovrano, in particolare sul mio capo che ne è pervaso fin nelle viscere.

 

Penso a quel colloquio e a cosa ne potrà scaturire.
Se ne vien fuori un’offerta decente, posso dire addìo all’ultima briciola di serenità che mi ero gelosamente custodita per i prossimi mesi.

Cerco di non pensare a tutto ciò che il governo sta mettendo in pista, che mi viene da vomitare.

Sono sconfortata, davvero. Ma non tanto per quello che fanno, che era tutto sommato prevedibile facessero. No.
Lo sconforto mi esplode quando sento le persone che ne parlano in toni entusiastici e che finalmente qualcuno si muove, qualcuno fa qualcosa… eccerto, come no.

Come si fa a non capire, a non VEDERE????

Penso anche che proprio oggi F. avrebbe compiuto 45 anni.
Che amarezza.

Insomma poi è da quando ho aperto gli occhi stamattina che ho una sensazione … come di assorbimento…  che provo quel fastidio nel retro del cervelletto che continua a martellare e non capisco perché.

Poi m’abbaglia un flash.
Ecco, già, il sogno di stanotte.

Molto confuso eh… ma mi ricordo che un direttore del personale del cazzo qualsiasi, che nello specifico doveva essere il mio, mi consegnava una sorta di pergamena arrotolata, scritta in quattro lingue nordiche, che ovviamente non ero minimamente in grado di interpretare.
Ma alla fine capisco che è una lettera di richiamo, in toni pesantissimi e piena di insulti, perché arrivo sempre in ritardo.
E che siccome le regole dello statuto dei lavoratori sono cambiate ma a me nessuno lo ha detto, adesso di richiamo ne basta uno solo e tu sei fuori.
Ecco ero fuori.
Con la mia bella pergamenina arrotolata in mano.
Però ricordo abbastanza bene di avergli detto, in nordico, di infilarsela su per lo sfintere.

venerdì, 09 maggio 2008,12:57

Di quella durezza di marmo lucido.
Che se ci sbatti contro, non attutisce nemmeno un po’ il colpo e ti fai proprio tanto male.
Non so perché, questa volta non c’ero. Di solito ci sono, questa volta no.

Forse sentivo anch’io il dolore, la tensione, la sospensione.
Ero frustrata anch’io nel non saper cosa fare, se fare ed eventualmente come. Forse.
Però il mio nervosismo, la mia rabbia, il mio scattare per ogni cazzata li ha sentiti anche la piccina e, di questo soprattutto, mi dispiaccio.

Anche se certe cose sono state dette e per quanto mi riguarda le parole HANNO un peso, penso che forse, col tempo, una se ne deve fare una ragione, anche perché non avendo fatto nulla di male e sentendomi pulita...
(A differenza vostra.)

Anche se tua madre ti ha ignorato per tutta la vita, ti ha fatto sempre sentire un peso, ti ha lasciato crescere solo, ti ha rinfacciato cose di cui non hai colpa e ti ha sempre ribadito che ha provato a non farti nascere in tutti i modi… quando muore, un po’ di vuoto dentro te lo lascia.

E malgrado tutto, tu avresti anche voluto esserci a salutarla per l’ultima volta, ma hai anche la fortuna di avere una sorella che ha fatto di tutto per impedirtelo.
Per altro dai racconti degli altri parenti, vieni a sapere che è stato davvero un funerale drammatico per tutta un’altra serie di motivazioni davvero ignobili.

Ma insomma, dico io, nessuno merita una fine così squallida.

Alla fine a me, cretina, umanamente dispiace comunque.
E vederti per settimane a mangiarti il fegato e a non trovare il modo di venire a patti con il tuo stare male, mi ha reso negativa, nevrotica, irascibile.
Ero arrabbiata con lei, con loro. Lo sono ancora.

Non tanto per quello che hanno detto e fatto a me, quanto per come ti hanno sempre trattato, per il male che consapevolmente ti hanno sempre fatto.
Però ieri sera ci siamo ritrovati. Abbracciati e confortati. Parlati.
Ci amiamo, io ci sono.
Spero che possa bastarti.

giovedì, 27 marzo 2008,16:05

Tempo fa, scrissi quello che metterò qui, poche righe più sotto.

Allora il pretesto era dare una risposta (più che altro a me stessa) ad una domanda ben precisa, posta in condizioni un po' inusuali.
La domanda era: avete mai avuto nella vostra vita un grande dolore e, se si, siete riusciti a superarlo, e come?

Oggi, invece, è uno dei tanti giorni in cui mi è capitato di ricordare, purtroppo a seguito di una dichiarazione a dir poco delirante che ho letto sulla homepage del Corriere.
Vorrei riproporla qui e dedicarla soprattutto a due persone, che scelgo solo quali esempi più rappresentativi di una corrente di pensiero oscurantista prepotentemente ri-emergente e molto, molto preoccupante:

- quella specie di decerebrato integralista che spero ardentemente non ci ritroveremo in qualità di nuovo ministro della salute

- quella specie di decerebrato integralista che ci ritroviamo da ormai troppo tempo in qualità di presidente della regione lombardia
perché, a detta di queste menti eccelse corredate da "animi sensibili" (e di tutti i loro accoliti, protetti, raccomandati) e comunque di chi "condivide" il concetto, abortire è come andare a farsi un happy hour.

Certo, la situazione che sto per descrivere è molto diversa perché io non avevo certo "scelto".
Ma, a parte alcuni casi patologici, credo che le conseguenze di questo atto, più che altro psichiche ed emotive, non siano molto diverse anche per quelle donne che, invece, "scelgono di".


Non so se l’ho superato, il mio dolore.
Prima di questo, credevo di averne provati di molto duri. Ma non era affatto così.
Alcuni anni fa, sono rimasta incinta e avere un figlio era la cosa che più desideravo al mondo, essendo ormai già abbastanza avanti con l’età ed avendo più o meno già realizzato alcuni tra gli obiettivi di vita e professionali che mi ero posta.
Desideravo un figlio più di ogni cosa, da molti anni, ma per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare, non ero mai riuscita nell’intento.
Inaspettatamente però è successo, avrei potuto dire “un dono del cielo” se fossi stata credente.
Purtroppo però, non ho mai saputo per quali cause, dopo poche settimane ho avuto un aborto spontaneo.
E ho capito cosa fosse la devastazione.
Ho conosciuto uno smarrimento e una lacerazione che mai avrei nemmeno lontanamente pensato di poter provare e che hanno minato seriamente il mio equilibrio psico-fisico.
Inutile dire che mi straziavo mille volte al giorno, interrogandomi su ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, e sul perché.
Inutile dire che, gira e rigira, arrivavo a colpevolizzarmi del fallimento, dell’incapacità di riuscire a portare a termine un compito così importante e atavico.
Inutile dire che, ancora oggi, nei momenti in cui meno me lo aspetto, vengo assalita da una tristezza inesauribile, sempre pronta a darmi un pugno nella pancia… proprio lì dove c’è stato il vuoto.
Sono stata comunque fortunata, perché poi, più avanti, sono rimasta di nuovo incinta ed ora ho una bambina meravigliosa e piena di vita che mi ripaga ogni giorno di ogni sofferenza, che è la luce e la gioia della mia vita.
Sono stata comunque fortunata, perché il mio compagno (ora marito) e mia madre mi sono stati molto vicini e con il loro amore e supporto fisico e morale, mi hanno aiutata a ritrovare la forza e le motivazioni.
Sono stata comunque fortunata perché di base ho un equilibrio molto forte che mi ha sorretta nei momenti più critici e perché sono fatalista e mi sono convinta che forse quella vita non doveva essere, se non è stata.
Ma il dolore è sempre là, in fondo.
Non so nemmeno se sia giusto cercare di superarlo e far finta che non sia mai successo nulla.
Credo che le sofferenze, purtroppo, debbano far parte del bagaglio dell’essere umano e che ci aiutino nei nostri percorsi di crescita e di evoluzione.
Qualcuna riesce a farsene una ragione e ad andare avanti, in qualche modo.
Qualcun altra no,  non è in grado di reggere un fardello così pesante.
Forse perché non ha nessuno con cui condividerne il peso.

......


venerdì, 14 marzo 2008,16:41

Tra l’altro, credo che la ASL del mio paesello sia l’unico posto in Lombardia dove non accettano prenotazioni telefoniche per le visite dentistiche dei bambini. Devi andarci di persona (eh!).
Ecco perché avevo passato più di un’ora tra sito internet e paginegialleebianche, cristonando, che non trovavo uno straccio di numero telefonico per le prenotazioni. Poi uno è snervato.
Comunque.

Stamattina riesco a passare finalmente alla ASL per prendere sto appuntamento.

Con cotante premesse si arriva lì già un po’ alterati, senza contare che è mattina presto e sapendo che questo “fuori programma” costerà pure il travaso di bile più tardi, quando ci si metterà in macchina per andare a lavorare a una trentina di km da lì.

Poi ci si sente rispondere, nemmeno tanto gentilmente, che le prenotazioni sono bloccate perché ci sono visite fissate fino alla fine di aprile e poi nemmeno si sa quando si riapriranno ste minchia di prenotazioni perché i medici ancora non hanno comunicato la disponibilità dell’agenda di maggio.

Le alternative a questo punto sono due, anzi tre: o ti parte un’embolo delle dimensioni di un’arancia e metti le mani al collo dell’impiegata, o ripieghi sul privato che nel giro di 3 giorni ti fa la visita, oppure, come tutti gli italiani medi, ricorri “alle conoscenze”.
Scartate le prime due, avrei potuto passare oggi stesso nel pomeriggio, per dire.

Dico io, ma è normale sta cosa?

Risalendo in macchina per andare in ufficio, ascolto la radio. Telefonata di un’ascoltatrice nel programma di Platinette che, tranquilla come una pasqua, racconta di avere 19 anni e che per mantenersi gli studi universitari fa “l’accompagnatrice” per manager e uomini d’affari. Dice che li accalappia attraverso un sito internet, che sa perfettamente che la cosa non è del tutto legale, ma che se ne frega. Precisa anche che lei sceglie e si prende la libertà di “accompagnare” solo quelli che le piacciono fisicamente ammettendo che questo “passatempo” le piace pure, oltre ad essere molto remunerativo (un botto di soldi ovviamente tutto cash e in nero).
Aggiunge per completezza di informazione che dei regali non se ne fa niente, anzi li rifiuta… o soldi o ciccia.

Ovviamente la famiglia non ne sa niente, così come gli amici.

E’ single e quindi non deve rendere conto a nessuno di questi suoi comportamenti.
No comment.

Quello Stronzo (che dire stronzo è come fare un torto alla merda, e la esse maiuscola è solo per indicare che lo è per eccellenza) si permette di fare battute di pessimo gusto sui precari che gli chiedono quali siano le sue proposte, rispondendo di sposare il figlio di Berlusconi.
Ora, a parte che di figli maschi mi sembra ne abbia solo due, di cui uno già impegnato, e di figlie femmine magari qualcuna di più, ma credo solo un paio libere e forse ancora troppo piccole… ecco, una volta sistemati quei due o tre culandra che da precari passerebbero come d’incanto alla condizione di ricchi sfondati… agli altri, diciamo alla maggioranza dei ragazzi e quindi delle generazioni future, che razza di messaggi stiamo passando?

Io mi sono rotta le ovaie di sentirmi dire che questa classe politica è quella che ci meritiamo, un po’ come dire che siamo quello che mangiamo, MA ANCHE NO, CAZZO!!!

Io non sono così, mi rifiuto di essere così e mi fa schifo la gente così!
E conosco un sacco di gente che non è così e che non si comporta così.
Siamo veramente rimasti così in pochi?

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martedì, 11 marzo 2008,12:28

Non sarà che il titolo di questo blog un po’ di sfiga la porti sul serio?
Mi devo attaccare pure alle cazzate per cercare di darmi delle spiegazioni, perché di risposte concrete a questi fatti, non ne trovo.

Ho lasciato passare qualche giorno perché ero troppo disperata per scriverne qui.
Ma forse avrei dovuto farlo lo stesso.
Non so.

Poi dicono che “quelle sensazioni”, quella sorta di “presagio” che ogni tanto si avvertono, siano tutta questione di autosuggestione e che uno se le inventa a posteriori.
Che dicano.
Però stranamente io ho cominciato ad avvertirla domenica pomeriggio, di due domeniche fa, per altro nel bel mezzo di una occasione molto felice, stavo veramente bene mentre rivedevo delle care amiche dopo tanto tempo: ci siamo ritrovate tutte insieme, con i nostri bimbi e i rispettivi mariti/compagni, avevamo fatto delle torte e chiacchieravamo contente, mentre i bimbi giocavano insieme nel giardino sotto gli occhi dei papà… ed era davvero una gioia per gli occhi e per il cuore.
In una giornata bellissima, con tanto sole e un vento caldo che sembrava primavera inoltrata.
Ma ho cominciato a sentirmi strana, irrequieta, insolitamente sulle spine, quando tutto ciò non avrebbe proprio dovuto essere. Eppure.

Tornando a casa, davanti all’ascensore con la mia piccina in braccio che si era addormentata in macchina, ci siamo imbattuti nei nostri vicini di casa che ultimamente non vedevamo in giro, che stranamente non incontravamo più.
L’impatto è stato decisamente forte: lui seduto su una sedia a rotelle, il viso tutto gonfio che quasi non si vedevano più gli occhi, capelli a chiazze, e uno strano rigonfiamento sul lato sinistro della testa e della guancia… tanto che lì per lì non ho nemmeno capito che fosse lui.
Due parole con lei che lo spingeva e che da dietro la carrozzella mi implorava con gli occhi di non far domande. Un augurio per congedo.
Son rimasta male, molto male… ho cominciato a pensare al peggio a fare le congetture più drammatiche… e quella sensazione di prima si accentuava.

La sera nonostante fossi molto stanca, non riuscivo ad andare a letto.
Continuavo a trovare cose inesistenti da fare, che non potevo rimandare… ballavo in giro per casa nervosa… impotente perché non riuscivo a capire il motivo che mi faceva sentire così.
Alla fine mi sono imposta di andare a dormire, ma ho preso sonno molto più tardi e dopo essermi rigirata per ore nel letto.

Alla mattina, è arrivata inesorabile la tranvata.
Mia mamma mi ha telefonato alle 8, piangente e già avevo il sangue gelato.
Non so con quale velocità mi sono passati un milione di pensieri nella mente nel giro di secondi… mi sembrava di impazzire.
Poi, cercando di calmarsi, mi ha detto che era morto mio zio, suo fratello… mio fratello.

Aveva la mia stessa età, pochi mesi in più, siamo cresciuti insieme come fratello e sorella: mia mamma e mia nonna, per un periodo, sono state incinte insieme.
E noi, nati a poca distanza di tempo, siamo sempre stati legatissimi.
Giocava in palestra a pallavolo, quella domenica sera, con gli amici.
A un certo punto ha sentito un dolore al petto, si è seduto in panchina e gli è scoppiato il cuore, letteralmente. Si è accasciato, l’espressione del viso gli si è completamente stravolta, è diventato tutto blu, era già morto.
Nemmeno i volontari del 118, che caso vuole stessero giocando proprio la stessa partita, intervenuti immediatamente sono riusciti a fare nulla.
E nemmeno con l’intervento dell’ambulanza arrivata in meno di 5 minuti, si è potuto qualcosa.

A bocce semi-ferme, dopo più di una settimana, dico che non si riesce ad accettare facilmente una morte del genere, a 44 anni.
Senza avere mai dato un segno prima, avendo fatto tutti i controlli medici del caso da pochi mesi.
Senza che ci fosse uno straccio di motivo valido, una giustificazione logica.

Sua moglie, le sue figlie, le sue sorelle, suo fratello, io, tutto il resto della famiglia e degli amici e dei colleghi siamo come storditi. Sospesi. Non ci si rende conto. Non pare vero.
C’è questo clima irreale, dopo tante lacrime. Tante proprio.

E in questo stato d’animo, a metà della scorsa settimana, vengo a sapere che anche il nostro vicino di casa è morto, quello della carrozzella.
32 anni, tumore al cervello.
Cosa si può dire o fare? Solo abbracciare chi rimane, far sapere che noi siamo lì, a qualsiasi ora del giorno e della notte, star vicino.

Sono stanca, svuotata, mi sento uno straccio da pavimento.

La piccina sta male, è sempre influenzata, tanta tosse, tanto raffreddore, non va in bagno.
E’ a casa dall’asilo da qualche giorno e chissà per quanto ne avremo ancora.

Mio marito, non è in condizioni migliori, si trascina letteralmente, ma fa il duro perché non vuole far vedere che sta male e che deve essere il punto fermo per me, che mi ci posso appoggiare.

Per concludere la settimana, venerdì scorso un bel day-hospital per gli esami di pre-ricovero.
L’intervento al 3 aprile.

Vaffanculo, lo posso dire?




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giovedì, 21 febbraio 2008,10:50

Con l'aria che tira, credo che dovremmo tutti impegnarci e fare qualcosa di concreto oltre che indignarsi.

Io ci provo, nel mio piccolo.

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qui si sta facendo qualcosa di bello.

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martedì, 08 gennaio 2008,12:57

Niente, è che ieri mi sentivo qualche cosa dentro.
Nulla di più di una sensazione di disagio, di fastidio pungente, lo dico? quasi di presagio... ma era tutto così vago, così confuso.

Mi esce quella roba sull'anno sabbatico, sul fare ciò che si desidera e che si sente dentro, il tempo che passa e altre minchiate sonore... la scrivo.
Non mi sento meglio, ma l'ho tirata fuori.

Poi mi squilla il cellulare e Stefania piangendo mi dice che è morto suo marito.
Incidente sul lavoro.
E' rimasto schiacciato tra la motrice e il rimorchio del camion mentre faceva la manovra di sgancio per scaricare.
Gelata.

Stefania è ucraina, ha trentanni e un cucciolo di cinque.
Non ha più i suoi genitori.
Ha due sorelle che vivono in Italia, ma con le quali non ha rapporti stretti.
Non ha più nessuno al suo Paese.
Non ha un lavoro.

Ma soprattutto, non ha più suo marito. 

E' da ieri pomeriggio che non riesco a pensare ad altro e mi viene solo da piangere.
Stamattina l'ho incontrata all'asilo, nonostante tutto, ha accompagnato il suo bimbo come gli altri giorni.
Mi ha abbracciata forte e ha pianto, non so per quanto tempo.
Con lui che guardava completamente smarrito.
E' stata una cosa straziante.

Sto pensando a come poterla aiutare, dopo, quando dovrà tirare su la testa e cominciare a vivere, da sola.
Mica è facile, ma ci devo provare.


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giovedì, 29 novembre 2007,15:53

prima settimana: risonanza magnetica encefalo e tronco encefalo, con e senza contrasto
seconda settimana: visita chirurgica, proctologia (arindanghete!)
terza settimana: mammografia (che dopo i 40, bisogna decidersi a farla anche se non c'è niente)

meno male che la quarta c'è natale, che di appuntamenti non te ne danno.

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venerdì, 16 novembre 2007,15:16

Mio marito ieri mi ha detto che quando tutta questa storia* sarà finita, tornerò a stare bene di salute.
Io un po’ voglio crederci, ma sono scettica soprattutto perché questa storia* non avrà mai una fine vera.
Sarei io che dovrei mettere un punto e andare a capo.
Peccato che non ci riesca, nonostante tutto.

Nel frattempo mi invento ogni giorno la qualsiasi per cercare di tirare avanti nel miglior modo possibile, dato che non posso ancora teletrasportarmi in un altro mondo.

E comunque, detto fuori dai denti, mi sto cagando addosso.
Nei primi giorni di dicembre farò sta maledetta risonanza magnetica e poi non so quanto tempo ci vorrà per avere i risultati.
Magari mi faranno il regalino di natale.
E speriamo che sia bello.







* questa storia è complicata, mio papà sta seriamente compromettendo la mia serenità e quella della mia famiglia causa di un problema di salute mentale. e io sto sclerando (per questo e per tutto il resto messo insieme)

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mercoledì, 31 ottobre 2007,12:06

Non è uno dei miei periodi migliori, e vabè.
Basta esserne consapevoli e comunque, per il carattere che ho, prima o poi mi stufo dello stato d’animo da piangina e mi do una mossa… poi le cose cambiano, lo so.

 

Proprio uno dei giorni scorsi mi stavo dicendo un po’ sovrapensiero che era un bel po’ che non avevo notizie dal mio ex marito, ma poi sempre un po’ sovrapensiero  me ne sono anche strafregata. Anche perché, mi dicevo, evidentemente se non gliene frega un cazzo di sapere qualcosa, perché dovrei preoccuparmene io?
Se avrà voglia, stavolta, si farà sentire lui per primo, io no.

E poi subito dopo, sempre sovrapensiero, mi sono chiesta malignamente “chissà come sta quella strega di sua madre?” rispondendomi più o meno “benissimo, starà gioendo attaccata al bambino peggio di una cozza al suo scoglio, ora che è di nuovo singòl” (ndr: per la seconda volta).

Ecco certe volte potrei fare anche a meno.
Di essere così stronza, intendevo.

Lunedì sera mi ha telefonato lui.
Sua mamma è ricoverata in una clinica per cerebrolesi, dopo aver subito due interventi al cervello a causa di un tumore, in stato più o meno vegetativo. Non riconosce praticamente più nessuno, gli sprazzi di lucidità sono rarissimi e brevissimi.
Speranze?
I medici dicono che non sanno se recupererà qualcosa, quanto, come e quando.
Lui è devastato, comprensibilmente.

Mancava solo questa.
E io mi sento una merdaccia.


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